Cerca

Non a casa mia

Viaggio nella Capalbio radical chic, i vip non vogliono i profughi

Viaggio nella Capalbio radical chic, i vip non vogliono i profughi

«Perché al bar, mi dicono, che la questione è complessa. E che c' è un problema di regole. Cosa devono fare, chi controlla, come saranno effettivamente sistemati. Gli immigrati vanno accolti, io sono d' accordo con la politica del governo, però...». Già, però... Che vecchia volpe Claudio Petruccioli. Non volendo dire direttamente, fa dire ad altri. E non essendoci la Casa del Popolo c' è il bar, il centro del centro del mondo capalbiese. È li che si elaborano le strategie, mentre al Frantoio vanno in scena le liturgie delle serate mondane. All' Ultima Spiaggia, invece, il bagno dei Vip a Chiarone, c' è il termometro degli umori e dei rumori della sinistra in vacanza nella piccola Atene. Terra di adozione e di elezione culturale per molti, ma non per tutti. E sì, la vecchia scuola comunista delle Frattocchie, quella del Pci sia chiaro, mica quelle a pagamento di oggi del Pd, fatte solo per metter su un bell' apericena, non si smentisce mai.


VENDETTA Claudio Petruccioli, nato a Terni, una vita nel partito Comunista, poi nel Pds e Ds, ex presidente della Rai («aho con voi de' Llibero dobbiamo sempre chiarire 'na vecchia storia...»; ...Ma sì presidente, un giorno ne parliamo, vengo a trovarti) oggi è un capalbiese adottato e rappresenta in qualche modo l' ufficiale di collegamento fra i residenti veri e quelli acquisiti. Quel popolo di vacanzieri rigidamente di sinistra, sinistra radical chic sia chiaro (meglio ancora; champagne e caviale e libri in piazza Magenta) che vuole la pace e la tranquillità. Presidente, qualcuno sussurra che è una vendetta contro la «piccola Atene», così dicono. «Fregnacce», dice perentorio Petruccioli mentre guadagna il suo posto al sole all' Ultima spiaggia, «da qualche parte vanno sistemati e ognuno deve fare le sua parte. Tutti i comuni devono contribuire». Ma i capalbiesi sono imbufaliti? «L' ho detto al bar e lo ripeto: deve essere chiaro quali sono le regole. Come vengono alloggiati, da chi vengono controllati, quali sono le garanzie, chi sono gli ospiti e cosa fanno».
Ah, un bello screening prima e poi si vede. Ordine e disciplina, anche nelle cose più banali. Figuriamoci in quelle «spinose e rischiose dove manca un metodo per gestirle», come sostiene la splendida Lucrezia Lante Della Rovere, divina nella sua algida presenza sotto il patio per la pausa pranzo durante il «turno» di mare all' Ultima spiaggia, il bagno del vip di Capalbio, dove anche i Vu cumprà sono di marca, con posto fisso. Perché qui, in questo lembo di Toscana ad alta densità intellettuale e politicamente corretta ma di sinistra, vogliono sistemare circa 50 immigrati. La palazzina è già stata individuata due mesi fa. Venti giorni fa c' è stata una raccolta di firme per chiedere di bloccare tutto.
A fine mese, poi, tutti in piazza. Rumorosamente, promettono.
I capalbiesi, quelli originali, sono imbufaliti. Si sentono traditi e, soprattutto, usati, strumentaliizzati. Lo stesso sindaco, Luigi Bellumori, anche lui di sinistra, ha tuonato contro la scelta di «Roma» di piazzarli qui. Per giunta nel centro del Paese, «a due passi da piazza Magenta, dove batte il cuore culturale di questa località», dice Annalisa Chirico scrittrice e giornalista, animatrice degli incontri letterari e compagna di Chicco Testa. Sia mai. La storia non può, non deve, ripetersi. Atene non vuole Sparta.
Mario, capalbiese doc e residente in pianta stabile nel comprensorio dove dovrebbero essere sistemati gli immigrati, è meno diplomatico. «Senza essere stati consultati da nessuno ci viene imposta questa soluzione», dice mentre controlla la moglie con lo sguardo, seduti al bar de L' Ultima spiaggia, non volendo esagerare, «e non mi sembra un' idea intelligente. L' impressione è che non ci sia metodo.
Qui, d' inverno non c' è un presidio sanitario, ci sono due vigili e la caserma dei Carabinieri alle otto chiude. Io ho due figlie e 30 anni di mutuo sulle spalle per pagarmi la casa. Ho scelto di vivere qui per la tranquillità assoluta. Perché qualcuno decide di togliermela così? E il primo che parla di razzismo non sa cosa dice. È fastidioso dover affrontare queste storie, per tutti. Dico solo che se verranno davvero messi qui, le regole vanno applicate. Creando un problema non si fa altro che far aumentare la rabbia».


Sì, forse il termine giusto per rubricare lo stato d' animo dei capalbiesi è rabbia. La loro Capalbio è la loro vita, fonte di vita. E quando d' estate diventa la piccola Atene c' è lavoro per tutti. Ma gli ospiti? «Tutti bravi a parole, ma quando c' è da sporcarsi le mani, diciamo così, si tirano indietro», afferma uno dei gestori de L' Ultima spiaggia, «in tanti qui, a parole, sono favorevoli alla sistemazione degli immigrati in Paese. E sa perché?». No, me lo dica lei. «Perché mica vivono in paese, le ville sono da tutt' altra parte. Che gli frega». Appunto che gli frega? La domanda resta sospesa. Poi però curiosando fra gli ombrelloni trovi una risposta. «Se ne arrivano 50 ora poi ne arriveranno altri. Dai su, rovinano tutto...». I libri in piazza, gli aperitivi sulle mura. Gli ateniesi non vogliono gli spartani. «Ma non è un problema, anzi è un falso problema», dice Chicco Testa, «d' inverno qua non c' è nessuno».


STRATEGIA Circa 4 mila residenti è il dato ufficiale, che d' estate diventano chissà quanti. Forse saranno pochi, ma non «nessuno». Chi ha scelto di vivere lo ha fatto perché «la sera puoi lasciare aperta la porta di casa e sai che ti accadrà nulla», dice Mario, «al primo problema voglio vedere cosa succede». Succede quello che succede sempre, si corre ai ripari. «Ma il vero problema è che manca una strategia», dice Annalisa Chirico, «si tagliano i fondi ai detenuti che vivono in condizioni indecenti, ma si spende cifre folli per sistemare in modo decente immigrati di cui non sappiamo nulla, creando situazioni esplosive». Come a Capalbio? Come a Capalbio. Ovviamente la politica cavalca l' onda contro i Radical chic. Da Giorgia Meloni a Matteo Salvini, passando per Maurizio Gasparri, è tutto un mettere all' indice, attraverso i social, l' ipocrisia della sinistra.
Che, nel frattempo, si gode il mare de L' ultima spiaggia e la brezza marina che accarezza i merli del borgo medievale di Capalbio. Sia mai che Atene si mischia con sparta.
Enrico Paoli

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Libero Quotidiano

Caratteri rimanenti: 400

Commenti all'articolo

  • mab

    14 Agosto 2016 - 18:06

    Ci si meraviglia della sporca ipocrisia??????

    Report

    Rispondi

  • Happy1937

    14 Agosto 2016 - 17:05

    I sinistri al caviale di Capalbio a parole sono buonisti. Giusto quindi che le loro ville, anche se nei fatti invece si oppongono, siano destinate a fare da ospizio ai migranti. Alla stessa accoglienza dovrebbe essere destinato anche il castello papale di Castelgandolfo.

    Report

    Rispondi

blog