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Maometto al mare

Suore contro preti per il burqini: così l'islam sta spaccando la Chiesa

Suore contro preti per il burqiniCosì l'islam sta spaccando la Chiesa

«La paura dell' abbigliamento delle musulmane mi sembra esagerato e strumentale. Le noste suore portano il velo, quindi...» «Ha fatto bene l' imam di Firenze» a postare una foto di suore al mare. «L' accostamento dell' abito religioso delle suore con il burkini è senza senso. Arriva da un imam che evidentemente ci capisce poco di temi religiosi e fa paralleli che lasciano il tempo che trovano». La questione del burqini sta producendo, oltre ad un dibattito infinito e a tutti i livelli, anche una ben diversa interpretazione, verrebbe da dire «di genere», all' interno della Chiesa stessa. Rappresentanti delle gerarchie ecclesiastiche maschili considerano legittima l' equiparazione del burqini con gli abiti delle suore, le quali invece non ne vogliono sapere.
Monsignor Nunzio Galantino, segretario della Cei (Conferenza episcopale italiana), in un' intervista al Corriere, spiega infatti che «dobbiamo imparare a vivere insieme, e questo vuol dire anche conoscenza dei simboli di altre culture e loro accettazione quando non ledano le esigenze della sicurezza. La paura dell' abbigliamento delle musulmane mi appare strumentale». E a proposito di quanto ha detto papa Francesco al quotidiano francese La Croix, ossia che se una donna musulmana vuole portare il velo «deve poterlo fare», monsignor Galantino replica: «Lo dico anch' io e penso alle nostre suore, penso alle nostre mamme contadine che lo portavano fino a ieri e alcune lo portano ancora oggi. Lo stesso, si capisce, deve valere per un cattolico che voglia portare una croce, o per un ebreo che indossi la kippà».
C' è poi l' affondo di Famiglia Cristiana, diretto da don Antonio Sciortino. «La Francia», si legge nel settimanale, «vieta il burqini ma vende le armi ai sauditi. Il divieto dei francesi è non solo una farsa ma una farsa pericolosa». Il ministro degli Interni Manuel Valls «dice che il burqini è incompatibile con i valori della Francia, ma per quattro petrodollari siamo pronti a dar via l' anima e altro. Continuiamo così, facciamoci del male».
Monsignor Marcelo Sanchez Sorondo, argentino, cancelliere della Pontificia accademia delle Scienze e di quella delle Scienze sociali, consigliere personale di papa Francesco, in una intervista a Repubblica, sostiene, a proposito dell' imam che ha postato su Facebook la foto di suore cattoliche in spiaggia e che dice di averlo fatto per mostrare che anche donne religiose di altre fedi vanno in spiaggia con la veste lunga, che «è evidente e giusto quello che pensa l' imam di Firenze: è così. E non vedo perché le donne musulmane dovrebbero vestirsi come le occidentali». Poi spiega che in Vaticano, discutendo di burqa, è emersa la convinzione che «non si può imporre il divieto: è un fatto di libertà. Una scelta».
Tra le suore, invece, coloro che ritengono giusto intervenire pubblicamente dicono sostanzialmente il contrario.
Suor Fosca, 82enne superiora del convento delle Francescane Missionarie di Maria a Firenze: «Mi fa ridere chi accosta le suore, che volontariamente hanno fatto una scelta di vita, alle donne islamiche in burqini che, molto spesso, sono soggiogate dagli uomini che le considerano una sorta di loro proprietà». E poi «bisogna fare le debite distinzioni: a noi il velo non lo impone nessuno, e infatti in questo monastero su undici sorelle in tre hanno deciso di non portarlo.
Sul burqini, invece, ho qualche dubbio». Rincara la dose suor Paola D' Auria, famosa soprattutto per il suo tifo per la Lazio in tivù, molto impegnata nell' apostolato e nell' assistenza a chi si trova in difficoltà(ha fondato, nella periferia romana, la So.Spe, "Solidarietà e speranza", una casa famiglia per ragazze madri e i loro bambini): «L' accostamento dell' abito religioso delle suore con il burkini è senza senso. Arriva da un imam che evidentemente ci capisce poco di temi religiosi e fa paralleli che lasciano il tempo che trovano». Anzi, sottolinea suor Paola, nelle dichiarazioni rilasciate all' agenzia Adnkronos, «l' accostamento non solo è senza senso, ma denota ignoranza e sciatteria. E poi capita anche a noi suore di andare al mare, non certo per prendere il sole e fare i bagni ma per accompagnare bambini con disagio».
Intanto, un altro tema sta diventando oggetto di dibattito interno alla comunità cattolica. Infatti, l' invito delle comunità arabe in Italia nelle moschee ai cristiani, per il prossimo 11 settembre per un momento comune insieme, viene accolto con una certa cautela e fa registrare qualche "divisione" tra sacerdoti e vescovi.
Monsignor Giovanni D' Ercole, vescovo di Ascoli Piceno, dice: «L' invito dei musulmani risponde ad una logica dell' incontro cheè fondamentale per abbattere pregiudizi ma è necessaria tanta prudenza: c' è ancora tanta paura dell' altro».
Più netta la posizione di padre Enzo Bianchi, priore di Bose: «è bene che i cristiani vadano nelle moschee per dire senza se e senza ma di essere contro ogni violenza ma dico no alla preghiera comune che non è possibile».

Caterina Maniaci

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Commenti all'articolo

  • bozzicolonna

    22 Agosto 2016 - 16:04

    la soluzione è: tutti nudi! e che dio ce la mandi "buona" e se non proprio bona che almeno la dia

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  • FabiettoFJ

    22 Agosto 2016 - 12:12

    E se io professassi una religione che mi imponesse di stare in spiaggia (o girare per strada) nudo ? La Boldrina sarebbe d'accordo ?

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  • lupoclauss

    22 Agosto 2016 - 11:11

    L'Anticristo sceso in terra e mandato in Vaticano direttamente da SATANA sta realizzando il suo progetto. Il suo mandato è di distruggere la Chiesa Cattolica. Passo dopo passo continua la sua missione diabolica .

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  • arwen

    22 Agosto 2016 - 09:09

    Ma scusate, dov'è il problema? Il burqa e l'abito religioso monacale hanno la stessa funzione perchè hanno la stessa origine medioevale: nascondere la femminilità. Cancellare le donne, portatrici del peccato. Non ho difficoltà ad ammettere che tanto l'uno, quanto l'altro sono retaggi di una barbarie antica e che sia l'uno che latro dovrebbero essere cancellati, in nome della civiltà.

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