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Il retroscena

Colpa di un funzionario distratto: così Amatrice ha perso i contributi per salvare le case

Colpa di un funzionario distratto: così Amatrice ha perso i contributi per salvare le case

La burocrazia, un funzionario distratto, una legge sbagliata e addio contributi anti-terremoto. Spunta un sinistro retroscena sul sisma di Amatrice e sulle macerie.

Secondo La Repubblica un dirigente distratto, che si dimentica di inviare in tempo l' elenco dei (pochi) che hanno deciso di mettere in sicurezza la casa ha determinato la perdita di due milioni di euro che sarebbero serviti per consolidare le abitazioni fragili. Invece sono arrivati solo duecento mila euro.

L'inchiesta per disastro colposo aperta dal procuratore capo di Rieti Giuseppe Saieva dovrà accertare le responsabilità. Di sicuro la burocrazia ha giocato un ruolo letale. Subito dopo il terremoto dell' Aquila, i comuni di Amatrice e Accumoli furono classificati "categoria 1", cioè massimo rischio sismico. L' allora governo Berlusconi stanziò quasi un miliardo da utilizzare entro il 2016 per le zone rosse: i soldi sono gestiti dalla Protezione civile, l' assegnazione ai comuni passa attraverso una graduatoria regionale. Questi soldi servivano ai privati cittadini per sistemare le loro case e renderle più sicure.
Lo Stato garantisce da 100 a 200 euro al metro quadrato, per piccoli interventi di consolidamento. Interventi che magari non salvano una casa ma le vite si. 

In estate, la popolazione di Amatrice supera le 15mila persone, per l' ufficio anagrafe i residenti effettivi non sono più di 2.750.
Quindi quasi tutte le abitazioni private sono seconde case. Ad Amatrice - secondo La Repubblica - è accaduto che un dirigente poco solerte abbia spedito a Roma le richieste dei suoi cittadini quando ormai erano scaduti i tempi di consegna, facendo perdere così ogni diritto ai finanziamenti a chi (meno di dieci persone) che aveva fatto domanda. Un caso emblematico di come fosse stata presa seriamente l' opportunità del consolidamento antisismico.
Ma c' è un altro motivo per cui fino ad oggi dei 10 milioni assegnati al Lazio ne sono stati spesi appena tre. La Regione Lazio ha inserito tra i requisiti per accedere ai fondi, la "residenza", e non la semplice proprietà della casa come invece prevede l' ordinanza della Protezione civile. Risultato: su 1342 domande presentate per il 2013-2014 alla regione, ne sono state accolte soltanto 191. Undici ad Amatrice per un totale di 124.700 euro, e sette appena ad Accumoli per 86.400. Diciotto piccoli interventi sull' ordine dei 10-15 mila euro per diciotto case. 

Poco. Troppo poco. 

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Commenti all'articolo

  • kufu

    27 Agosto 2016 - 10:10

    E meno male!!!! Alla luce di quanto sta emergendo, quei soldi, soldi pubblici, sarebbero serviti a comprare sabbia (di mare) al posto del cemento, rifocillando le tasche di qualcuno

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  • burtul

    27 Agosto 2016 - 08:08

    senza pensare ai morti ,osservando freddamente i cumuli di macerie tali da non potere distinguere se li c'erano delle abiatzioni , mi chiedo come sia possibile mantenere l'abitabilità a stabili già strutturalmente a rischio che già potevano cadere senza l'intervento di un terremoto

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  • gcura42

    26 Agosto 2016 - 20:08

    Dott. BERTOLASO,La mia puo' essere una provocazione ma se non ricordo male Lei ed il Suo STAF,in occasione del terremoto dell'Aquila,siete stati accusati di NON aver previsto il Sisma.E ora non poteva essere previsto?Cosa e' cambiato?

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  • nick2

    26 Agosto 2016 - 16:04

    A mio avviso è corretto che possano accedere ai fondi solo i residenti. Ma pochi ne hanno fatto richiesta, perché, per mettere in sicurezza case vecchie centinaia di anni sicuramente non bastano 100 e nemmeno 200 euro al mq. La differenza la deve sempre sborsare il proprietario. I vostri sono i soliti discorsi inutili che ogni parte politica fa dopo una tragedia per portare l’acqua al suo mulino…

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