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Sismologi in allerta

Terremoto, la grande paura dell'effetto domino

Terremoto, la grande paura dell'effetto domino

In gergo tecnico si chiama "effetto domino" ma si può tradurre con "paura continua". Da mercoledì a oggi sono state 2.000 le scosse nell'area tra Amatrice e Pescara del Tronto, l'ultima domenica nel tardo pomeriggio, magnitudo 4.4: uno sciame sismico naturale (dopo L'Aquila furono 18mila, l'ultima superiore a magnitudo 3.0 un anno dopo, nel 2010), ma che tiene in allerta geologi e sismologi. Il perché è presto detto: il pericolo è che la faglia che ha causato il terremoto di Amatrice, entrando in azione, abbia attivato le faglie vicine. Una probabilità inferiore al 10%, precisa Warner Marzocchi dell'Ingv (Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia), ma presente.

"Lì accanto - spiega a Repubblica Alessandro Amato, sismologo dell'Ingv e direttore del Centro nazionale terremoti - ci sono altre faglie importanti, che in passato hanno generato terremoti forti. Anche più forti dell'attuale". L'area dell'Appennino ha una situazione geologica molto complessa, le fratture della Terra si susseguono ogni 5-10 km, a causa della immersione della placca Adriatica sotto all'Eurasia, del movimento degli Appennini da Est a Ovest, della collisione fra l'Africa e l'Eurasia che spinge la catena alpina verso Nord e dell'allargamento del bacino tirrenico". Pressioni opposte che generano un altissimo rischio sismico. "Quando avviene una scossa, questa potrebbe caricare di energia altre faglie nella zona limitrofa - spiega ancora Marzocchi -. Se una di queste era già prossima alla rottura, diventa facile che possa generare un altro terremoto forte. Ma non sappiamo dire né se, né dove e né quando. Ci sono tante faglie, non abbiamo idea di quale sia, eventualmente, quella pronta ad attivarsi".

I sismologi in allarme - Da mercoledì notte sono attivi gli esperti dell'Ingv, che stanno monitorando l'area di Rieti con 15 sismometri da campo, piazzati in terreni e cortili. "Per il momento - spiega Amato - non abbiamo riscontrato migrazioni dello sciame. Ma siamo ancora incerti se la scossa principale abbia coinvolto solo una oppure due faglie diverse. I primi dati che abbiamo ricevuto dagli strumenti e via satellite sono compatibili con entrambe le ipotesi". L'epicentro del terremoto di mercoledì era a cavallo fra la frattura dei Monti della Laga a Sud e quella del Monte Vettore a Nord: "Sappiamo che lì sotto ci sono faglie attive sia verso il lago di Campotosto a Sud che verso i Sibillini a Nord - conclude Amato -. In passato, da questi segmenti, abbiamo avuto sismi importanti, anche superiori in magnitudo rispetto a quello di oggi".

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