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Vivi ma traumatizzati

Terremoto, il dramma dei bimbi sopravvissuti. I medici: "Cosa rischiano adesso"

Terremoto, il dramma dei bimbi sopravvissuti. I medici: "Cosa rischiano adesso"

Giorgia non parla più. Otto anni e un macigno addosso che solo il tempo potrà provare a rimuovere. Lei è la bimba-miracolo, la piccola che a Pescara del Tronto è rimasta 17 ore sotto le macerie della casa dei nonni stretta alla sorellina Giulia che, invece, non ce l'ha fatta. A Giorgia hanno regalato una bambola e titoli di giornali, lei rimane chiusa nel suo mutismo e i medici spiegano che è una reazione normale. Bisogna aspettare. Giorgia come Gabriele, che ha 8 anni, e quella notte maledetta del sisma ha perso tutta la famiglia: mamma, papà e sorellina. Erano in vacanza e in un attimo è crollato tutto. Lui, con la forza della disperazione, è riuscito a sgattaiolare fuori, al buio, cercava aiuto. Chiamava la mamma. Non rispondeva nessuno. L'hanno trovato che vagava da solo in mezzo alla polvere e accompagnato a Roma dalla zia. Nella sua parrocchia ha sempre fatto il chierichetto, un bambino allegro su cui si è abbattuto un destino atroce. E poi Leone e Samuele, di 4 e 6 anni, salvati dalla nonna Vitaliana, che li ha messi al sicuro sotto al letto, ma non è riuscita a fare altrettanto con il nonno. Poi, Andrea, Martina, Yuri.

Storie che raccontano l'abisso. Occhi senza più lacrime e piccoli rimasti orfani troppo presto, neanche fossimo in guerra. Per loro che sono rimasti vivi c'è la speranza di una rinascita, prima o poi. Ma adesso è troppo presto. Sono salvi, ma terrorizzati. "Non vogliono vedere le immagini, hanno paura", spiega Giuseppe Mele, presidente Simpe (Società italiana medici pediatri) e, soprattutto, "non riescono a dormire". Mele, nel 2009, dopo il terremoto in Abruzzo, è stato un mese in camper a L'Aquila ad assistere i piccoli terremotati. "Ci vuole l'aiuto anche degli psicologi perché in certi casi il trauma può lasciare effetti devastanti anche a lungo termine". La Simpe ha subito mandato un gruppo di pediatri ad Amatrice e nelle Marche. "Il terremoto è un evento che destabilizza profondamente. Il colpo è tale che può provocare un bisogno di isolamento e di chiusura verso il mondo". Anoressia e bulimia, difficoltà nell'alimentazione, rifiuto del nutrimento, possono essere conseguenze non immediate, ma da prevedere, come la depressione. "All'inizio - continua Mele - bisogna lavorare per eliminare la paura. I giovanissimi scampati a un terremoto vivono in una condizione di veglia che impedisce loro di riposare adeguatamente". Temono che, una volta coricati a letto, sopraggiunga il mostro a inghiottirli. Proprio come quella maledetta notte. Hanno mangiato polvere, respirato il cemento, e in condizioni di stress elevati le loro difese immunitarie si sono abbassate. Sono più vulnerabili. "Consigliamo probiotici", dice ancora il dottore. Alimenti che siano tollerabili, possano sconfiggere i batteri patogeni e  scongiurare l'insorgere di virus gastrointestinali. Ci vuole tanta cura con questi bambini così speciali. Hanno conosciuto il dolore presto, ma sono vivi. Sono il futuro da cui ripartire.

di Brunella Bolloli

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Commenti all'articolo

  • paolaconfalonie

    17 Settembre 2016 - 20:08

    Nella disgrazia, se non altro, i bambini che hanno subito l'immane tragedia, hanno avuto la 'fortuna' di essere stati subito seguiti da equipe di psicologi e volontari che si sono occupati anche delle loro attività ludiche- La volontà e la prontezza poi, di volontari, della Protezione Civile, e di varie Associazioni, ha permesso ai bambini delle zone terremotate, di tornare regolarmente a scuola-

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