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La relazione di Telefono rosa

Amore criminale, 124 femminicidi
Ecco l'identikit del mostro:
marito, laureato, di mezza età

Aumenta la violenza sulle donne all'interno delle mura domestiche ad opera di un familiare che all'esterno sembra un uomo "normale"

Amore criminale, 124 femminicidi
Ecco l'identikit del mostro: 
marito, laureato, di mezza età

Sono stati 124 nel 2012 i casi di 'femminicidio', donne ferocemente uccise dal proprio partner o ex   partner, uccise non per un raptus ma con una specifica motivazione. E   la violenza fisica è in aumento. E’ l'allarme che emerge del rapporto  “Le voci segrete della violenza” 2012 con cui Telefono Rosa, associazione da 25 anni impegnata a sostegno delle donne vittime di violenza, traccia un bilancio delle violenze di genere dell’ultimo anno. La violenza sulle donne non cambia. Il partner (marito 48%, convivente 12%) o ex (21%) è l’autore della violenza. Un uomo tra i 35-54 anni (61%), impiegato (21%), licenza media superiore (46%), laurea (19%) nè dedito all’alcol o a droghe particolari (63%): un uomo “normale”. La vittima è una donna  con una età compresa tra i 35-54 anni (35-44 anni: 33%; 45-54 anni: (25%), con licenza media superiore (53%), laurea (22%), impiegata  (20%), disoccupata 19%, casalinga 16%, con figli (82%): una donna   “normale”.

L'identikit del mostro - Entrando nel dettaglio e analizzando le caratteristiche sociodemografiche dell’autore degli atti violenti, così come per le vittime è assolutamente necessario, avverte l’associazione, sganciarsi da ogni forma di pregiudizio e conquistare la piena consapevolezza che non esiste un “ritratto dell’uomo violento”: qualunque sia la sua professione, il reddito o la provenienza, ogni uomo può costituire un potenziale persecutore. I dati mostrano, infatti, come ad essere violenti nei confronti di una donna, nella maggioranza dei casi siano uomini, con un’alta scolarizzazione e con una posizione lavorativa importante: nel 65% dei  casi, infatti, gli autori della violenza possiedono un titolo di studi  elevato; di questi il 19% ha conseguito una laurea. Accanto al 21% di quanti, inoltre, svolgono un lavoro impiegatizio, è possibile notare la significativa presenza di liberi professionisti (12%), seguiti da imprenditori (5%) e alti funzionari (3%). Spostando l’attenzione sui dati anagrafici, in continuità con   quanto rilevato negli anni precedenti, è innanzitutto possibile   notare la maggior concentrazione di atti devianti all’interno delle fasce anagrafiche comprese tra i 35 ed i 54 anni (61%). Per quanto   riguarda, in particolare, le vittime straniere, parallelamente alla loro più giovane età, si rileva, inoltre, un altrettanto più elevato numero di carnefici giovani: oltre al 35% di quanti hanno un’età compresa tra i 35 ed i 44 anni, lungo questo sub campione emerge un significativo 18% di persecutori 25-34enni. Tali differenze sono con ogni probabilità attribuibili alla più giovane età in cui, in altre culture, gli individui contraggono i matrimoni e formano nuovi nuclei familiari.

Amore criminale - La maggior parte delle violenze continuano ad avvenire all’interno delle mura domestiche, all’interno di una relazione sentimentale (84%): in una famiglia “normale”. L’atto violento, all’interno delle mura domestiche, non è mai isolato ma è l'espressione costante e continua di un comportamento maschile teso a rendere e mantenere la relazione di genere in forte asimmetria di   potere. Anche la quota di donne separate e divorziate (21%) dimostra che i maltrattamenti non finiscono neanche con la chiusura di una relazione ma si protraggono nel tempo. Ed è sempre più l’amore ad essere “criminale”.  Nel 2012, infatti, raggiunge l’84% la percentuale di violenze   provenienti da relazioni sentimentali: il dato varca la preoccupante soglia del 90% tra le vittime straniere. In particolare, nel 63% dei   casi, gli abusi assumono i lineamenti del proprio compagno - più   spesso marito (48%), in misura minore convivente (12%) o fidanzato (3%) - ma è opportuno non sottovalutare la portata dei risultati relativi agli ex partner, soprattutto nel caso delle vittime italiane:  all’interno di questo specifico segmento raggiunge, infatti, il 23% la  quota degli ex che, davanti alla fine della relazione, reagiscono   mettendo in atto forme di violenza. Per alcuni è un problema di possesso, per altri l’incapacità patologica di accettare l'allontanamento della propria compagna. Appare molto più esigua, invece, la percentuale di abusi avvenuti per opera di un famigliare, pari nel 2012 al 7% del totale; la stessa percentuale si riduce ulteriormente tra le vittime straniere  (3%). Tra l’8% di italiane vittime di un famigliare, in particolare, sono soprattutto i padri ed i figli maschi (rispettivamente il 3% ed   il 2%) a porre in essere comportamenti violenti. A conferma della natura privata degli abusi, infine, è possibile osservare la percentuale dei soprusi subiti per mano di   sconosciuti, pari ad un esiguo 2% delle violenze complessive. Tali risultati sottolineano la necessità di attuare politiche di prevenzione, educazione, informazione e sensibilizzazione in grado di agire sul tessuto sociale e di conseguenza sulle relazioni delle persone. Oggi, infatti, esiste un paradosso per le vittime di violenza: per esse il posto meno sicuro è la propria casa.

Il titolo di studio non aiuta - Per quanto riguarda il titolo di studio, cresce negli anni la   percentuale di vittime in possesso di un titolo di studi medio-alto:  al di là di alcuni fisiologici scostamenti statistici rispetto al   2011, infatti, il numero di donne che hanno conseguito almeno un diploma di scuola superiore compone, nel 2012, i 3/4 del campione   totale (diploma media superiore: 53%; titolo dilaurea: 22%), evidenziando altresì, un’importante crescita del livello di scolarizzazione anche lungo il segmento delle vittime straniere. Tali dati confermano la necessità di uscire dai pregiudizi che vogliono che la violenza di genere sia legata a contesti socio-culturali   caratterizzati da arretratezza e disagio, sottolineando come, al di là di qualsiasi cerchia, ambiente e storia individuale, ogni donna può, di fatto, costituire una potenziale vittima di soprusi. In cima all’infelice classifica dei soprusi ci sono le impiegate (20%), seguite a breve distanza dalle disoccupate (19%), segmento che la crisi economica degli ultimi anni ha reso più che significativo, soprattutto all’interno del sub-campione delle vittime di altra   nazionalità: nel 2012, infatti, la percentuale di straniere che dichiarano di non svolgere alcuna attività lavorativa raggiunge il 29%.  Spostando l’attenzione sullo stato civile, di pari passo con l'evoluzione dei costumi, negli ultimi anni si assiste a qualche mutamento di tendenze: sebbene, infatti, tra le vittime di violenza resti preponderante il numero di donne coniugate, è possibile notare come questo segmento vada progressivamente assottigliandosi (2007: 51%; 2012: 46%) a fronte di un aumento del numero di vittime conviventi, che nel 2012 compongono il 37% della categoria delle donne  non coniugate (il segmento è pari, quindi, a circa il 20% del campione totale). Costituisce un dato a cui destinare maggiore attenzione, invece,  quello relativo al regime dei beni, che, al di là di qualche naturale oscillazione statistica, conferma nel 2012 una grande preponderanza di  coniugate in regime di comunione con il proprio marito (67%). Fortemente collegato alle tematiche economiche che caratterizzano la condizione delle vittime, vi è, infine, il tema del lavoro: in linea con gli ultimi anni e trasversalmente alla nazionalità di appartenenza, nel 2012 raggiunge il 64% la percentuale di donne che non hanno lasciato il lavoro dopo il matrimonio. Al contrario,  continua a ridursi la quota di vittime che lo hanno abbandonato, passando dal 37% del 2007 al 25% degli ultimi 12 mesi.

L'età di mezzo - Per quanto riguarda l’età della vittima, rileva la ricerca di Telefono Rosa che ha analizzato i dati di 1562 vittime di violenza che si sono rivolte all’Associazione, di cui 1291 italiane  e 271 di origini straniere, emerge che uno spaccato generale che resta piuttosto costante nel tempo. Sebbene si rilevino casi di violenza anche in età molto giovani, è, in particolare, all’interno delle fasce comprese tra i 35 ed i 54 anni che si concentra il maggior numero di abusi (35-44anni: 33%; 45-54anni: 25%).

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Commenti all'articolo

  • meddyie

    09 Marzo 2013 - 13:01

    perché quella metà del porblema è più grave. Quant'è la percentuale delle donne che uccidono gli uomini?

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  • blues188

    04 Marzo 2013 - 14:02

    Le femmine sono molto più crudeli, quando fanno violenza contro i maschi. Perché si parla unicamente di una metà del problema?

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