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Il retroscena

Quando Ciampi si era dimesso: la clamorosa lettera che stava per far crollare tutto

Quando Ciampi si era dimesso: la clamorosa lettera che stava per far crollare tutto

La lettera di dimissioni era già pronta, e Carlo Azeglio Ciampi avrebbe gettato l'Italia nel caos istituzionale, economico e politico. Roberto Sommella su HuffingtonPost ricorda una giornata cruciale nella storia del tramonto della Prima Repubblica. Era il 24 luglio 1992, alla vigilia della maxi-manovra da 93.000 miliardi di lire del premier Giuliano Amato e dell'uscita dallo Sme. Ciampi, scomparso oggi a 95 anni, all'epoca era presidente di Bankitalia ed era deciso a lasciare. Era stato l'allora ministro del Tesoro Piero Barucci a rivelare l'esistenza di quella lettera. 

La lettera - "Signor ministro, nel dicembre scorso, con le decisioni del Consiglio europeo di Maastricht di procedere alla creazione dell'Unione economica e monetaria europea, si è aperta una nuova fase che per il nostro paese si incentra nell'impegno di portare a compimento il risanamento dell'economia e di partecipare a pieno titolo alla costruzione europea. Questo impegno - scriveva Ciampi - coincide sostanzialmente con la durata della legislatura di recente iniziata. In siffatta prospettiva ritengo sia nell'interesse del paese che la responsabilità di vertice venga affidata a persona che abbia di fronte a sé un arco temporale di permanenza nella carica esteso almeno fino alla costituzione dell'Unione economica e monetaria europea. Le considerazioni suesposte, personali e attinenti la situazione economico-istituzionale, mi hanno indotto a maturare la decisione di dimettermi, non appena con la formazione del nuovo governo si fosse conclusa la fase politica post-elettorale. Le vicende gravi e dolorose che il paese sta vivendo mi trattengono ora dal farlo. A ogni modo, con la presente lettera pongo a disposizione del governo l'ufficio di governatore, pronto a rassegnare le dimissioni secondo la procedura statutaria della Banca in qualsiasi momento mi venga indicato".

L'addio - L'Italia era nella morsa di speculazione finanziaria e scandali giudiziari, Amato e Barucci convinsero Ciampi a desistere per non creare altre turbolenze. L'ex presidente ci riprovò a dicembre dello stesso anno e ottenne il via libera da Palazzo Chigi, a cui approderà in prima persona per poi diventare ministro del Tesoro con Romano Prodi.

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Commenti all'articolo

  • nellomaceo

    17 Settembre 2016 - 09:09

    Per ogni morto bisogna avere pietà e rispetto.Però ricordo un discorso di Ciampi a tanta gente disperata e disoccupata alla quale diceva:IO sono UNO di VOI:.Però il defunto presidente ometteva che mensilmente prendeva circa 40 milioni,Questa è la politica! BUGIE,dempre bugie,giacchè il popolo deve essere preso in giro e torchiato con le tasse.

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  • attilaunnoita

    17 Settembre 2016 - 08:08

    Beh, è una lettera di dimissioni in cui dice di essere disposto a dimettersi, ma anche che non ha intenzione di farlo (a causa delle tragiche condizioni esterne che, evidentemente non erano ancora abbastanza tragiche da giustificare le sue dimissioni). Una classica espressione di politichese che nasconde sottobanco chissà che cosa, in modo assolutamente non trasparente.

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  • luigin54

    17 Settembre 2016 - 06:06

    finalmente un BOIARDO di stato in meno. adesso aspettiamo con VIBRANTE ATTESA la dipartita dello STALIN italiota che porta il nome di una città.

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  • antonio75

    16 Settembre 2016 - 19:07

    Sinceramente non me ne frega nulla.

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