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La storia

Il prete: "Sono dipendente dal sesso". Che faceva in parrocchia (e dova va ora)

Il prete: "Sono dipendente dal sesso". Che faceva in parrocchia (e dova va ora)

L' aveva intuito Boccaccio, con settecento anni di anticipo rispetto al fatto di cronaca di cui stiamo per scrivere. È tutto contenuto lì, nel Decamerone, dove l' energia vitalistica della Natura prevale sui rigidi tabù religiosi e, in un monastero della campagna Lunigiana, un giovane monaco e un vecchio abate fan visita a una baldanzosa giovinetta «la quale andava per li campi certe erbe cogliendo».

Dev' essere caduto in tentazione anche il protagonista della nostra ben più modesta cronaca, un facoltoso e assai conosciuto prete del Sud Italia che (lacerato tra la vocazione spirituale e passioni fin troppo terrene) ha abbandonato la sua parrocchia per cercare l' aiuto di uno psicologo del Nord Italia.

In un curioso ribaltamento di ruoli, questa volta è il sacerdote a confessarsi e, durante le sedute, emerge che quest' ultimo è affetto da una dipendenza sessuale. Ha avuto rapporti sessuali regolari per anni, senza riuscire a fermarsi. Intervallava prediche domenicali a scoppi improvvisi di libido, combattendo col suo piccolo e lussurioso demone interiore (non si tratta del diavolo: è Dioniso, con i suoi riti orgiastici). Finalmente, dopo mesi di terapia, la guarigione. Poi il viaggio di ritorno, nella sua parrocchia del Sud: qui l' espiazione, il pentimento, gli esercizi spirituali.

Una notte, però, la tentazione si sostanzia in desiderio, di nuovo: l' afflusso di sangue si concentra in quel punto e non c' è più niente da fare. Quindi la ricaduta: in lui la Natura ha prevalso sulla spiritualità e (nonostante il supporto dello psicologo) non è guarito. Il suo pensiero è sempre concentrato lì, sulle giovinette che vagolano per i campi intorno alla sua chiesa. Come se non bastasse, il professionista che l' ha avuto in cura (del quale manterremo l' anonimato) conferma che di casi come questo ce ne sono a centinaia, impegnando psicologi di tutta Italia.

D' altro canto, i preti sempre uomini sono, e le storie più o meno fantasiose delle loro trasgressioni carnali risalgono, per l' appunto, ai tempi del Decamerone e ancor più indietro nei secoli. Proprio due giorni fa il nostro giornale pubblicava un lungo e documentato pezzo firmato da Cristiana Lodi, nel quale il canonista Mosca affermava che le defezioni (diocesane e religiose) si aggirano intorno al migliaio all' anno. Ciò significa che per dieci nuovi preti ce ne sono due che abbandonano il ministero (la maggior parte delle associazioni di presbiteri con famiglia ritiene che la cifra sia molto più alta; in Italia i sacerdoti coniugati sarebbero tra gli 8 e i 10mila e 120mila in tutto il mondo). Le richieste di dispensa dall' esercizio del ministero si sono moltiplicate a partire dagli anni '70, quando le licenze ammontavano a 2500/3000. Oggi ne vengono concesse dalle 500 alle 700 l' anno.

Cosa spinge i preti a uscire dalla casa del Signore? Forse il senso di solitudine che si prova quando, alla fine di ogni giornata, ci si ritrova dentro le stanze vuote della canonica, senza qualcuno che ti aspetti a tavola per cenare insieme e che si addormenti insieme a te, nel letto. Che sia giunto il momento, per la Chiesa Cattolica, di riflettere sul tema, aprendosi a qualche concessione per adeguarsi ai tempi moderni? Non sta a noi dirlo, ma con ogni probabilità sarà uno dei temi che verranno affrontati nel prossimo Sinodo, previsto per il 2018. Difatti, si parla da tempo della proposta del teologo Andrea Grillo: prevedere la possibilità di ordinazione di uomini sposati. Come riportato qualche giorno fa dal Foglio, però, Papa Francesco sembra avere idee chiare in merito e, come ebbe a dichiarare nel 2014, di ritorno da un viaggio in Terrasanta: «La chiesa cattolica ha preti sposati, nel rito orientale. Perché il celibato non è un dogma di fede, è una regola di vita che io apprezzo tanto e credo che sia un dono per la chiesa. Non essendo un dogma di fede, c' è sempre la porta aperta». Staremo a vedere. Una cosa, però, è certa: gli psicologi d' Italia con i preti avranno ancora a che fare.

Andrea Emmanuele Cappelli

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Commenti all'articolo

  • summer1

    17 Settembre 2016 - 20:08

    Dico a Papa Francesco che il problema non è la religione cattolica se ha o meno preti sposati. Sono le famiglie, le giovani donne, i giovani che frequentano le parrochie che vengono segnati per tutta la vita per l'egoismo (appunto) della chiesa cattolica che non accetta di dichiarare che i suoi ministri sono degli umani come tutti gli altri e quelle condizioni di vita li portano a sbagliare.

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