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Certificato elettorale

Vittorio Veneto, il Paese dove fanno votare anche i profughi

Vittorio Veneto, il Paese dove fanno votare anche i profughi

Vittorio Veneto è caduta in mano straniera. La città da dove nel 1918 partì la controffensiva contro l' esercito austro-ungarico, meno di un secolo più tardi non riesce più nemmeno a difendere la propria identità italiana. Quasi il 10% della popolazione è di origine straniera, ma succede anche in molte altre parti della Penisola. La novità è che perfino gli extracomunitari, insieme alla residenza, otterranno il certificato elettorale, anche se sono profughi. Visto che ormai sono qui, possono anche votare, sostiene l' amministrazione comunale, governata dal Pd.

È uno strano concetto della rappresentanza politica, che supera in fantasia anche le teorie più inclusiviste e perfino i trattatiIl Pd consegna un paese ai migrantiinternazionali più estensivi. In realtà l' Italia ha ratificato da più di vent' anni la Convenzione di Strasburgo che la impegna a concedere elettorato passivo e attivo ai residenti stranieri di lungo periodo.

Diritti europei - Tuttavia le clausole di salvaguardia, introdotte nel testo, circoscrivono il diritto di voto e di eleggibilità alle elezioni locali. a chi «abbia risieduto legalmente ed abitualmente nello Stato in questione nei cinque anni precedenti le elezioni». Perciò non a chiunque e non in qualsiasi caso.

Per regolamentare la materia è intervenuto poi il Consiglio di Stato, stabilendo che si debba richiedere almeno qualche caratteristica, come la maggiore età e la cittadinanza di uno Stato dell' Unione europea, e che si ponga qualche precisa condizione a chi si vuole iscrivere alle liste elettorali.

Pertanto il ministero dell' Interno, che ha la responsabilità di garantire il regolare svolgimento delle consultazioni, indica una serie di passaggi obbligatori: innanzitutto che si presenti al sindaco del Comune italiano di residenza una domanda per l' iscrizione in una lista elettorale aggiunta. Tanto per sapere con chi si ha a che fare e per evitare di ritrovarsi ad avere a che fare con false identità, serve poi qualche informazione, a proposito della cittadinanza, della residenza e dell' indirizzo nello Stato (comunitario) di origine. Inoltre, è necessario godere del diritto di voto nello Stato di origine e non essere oggetto di un provvedimento giudiziario, penale o civile, a carico, che comporti, secondo la legislazione dello Stato di origine, la perdita del diritto di voto.

È evidente che la logica del provvedimento non è affatto razzista. Non si tratta di una trincea etnica o culturale, tant' è che anche in Italia, nonostante il tanto vituperato ius sanguinis, si concede abbondantemente la cittadinanza, con annesso diritto di voto, a stranieri anche extracomunitari. Al consiglio comunale di Milano infatti, nelle liste del Pd, è stata eletta una signora di origini siriane sostenuta dalla comunità di stranieri che fa riferimento ai Fratelli musulmani. E nessuno si è mai permesso di contestare la legittimità della sua candidatura. Solo che, se non si fissano regole certe, può benissimo succedere che un gruppo di delinquenti provenienti da uno dei 27 Paesi comunitari si metta d' accordo per concentrarsi in una città e impadronirsi dei suoi organismi rappresentativi e politici. Tanto più che nemmeno agli italiani è concesso recarsi alle urne in Francia o in Germania, se non per scegliere i propri rappresentanti al Parlamento europeo. Nel Trevigiano, invece, e per coincidenza proprio in una località così simbolica per la storia patria come Vittorio Veneto, si potrà approdare al seggio direttamente con il barcone, magari risalendo il Piave.

Poi, una volta declinate le proprie generalità, si prenderanno la matita copiativa e la scheda per scegliere il proprio rappresentante, limitatamente ai sette consigli di quartiere, organismi composti da sette membri che svolgono la loro funzione a titolo gratuito senza spese da parte del Comune.

Pulizia etnica - Anche senza far ricorso a complicati sondaggi, è prevedibile che le preferenze espresse dalla popolazione ospite dei centri di accoglienza, degli Sprar e delle varie cooperative che si occupano di migranti, non si orienteranno a destra. E infatti la sezione locale della Lega Nord leva gli scudi di fronte all' ipotesi che i profughi ospitati in città possano presentarsi alle urne. «Già che ci siamo - attacca il consigliere comunale Gianluca Posocco - perché i profughi non presentano anche loro rappresentanti? Vuoi vedere che dalle urne usciranno consiglieri tutti loro?».

Anche il segretario nazionale della Liga Veneta, Toni Da Re, preannuncia «clamorose» iniziative di protesta. Secondo l' ex sindaco leghista i profughi peseranno comunque sul bilancio dei servizi sociali comunali. E in ogni caso Da Re sospetta un disegno di «pulizia etnica» per «sostituire parte della cittadinanza con gli stranieri», accusando l' amministrazione democratica della città di volersi accaparrare nuovi consensi elettorali.

di Andrea Morigi

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Commenti all'articolo

  • levantino

    23 Settembre 2016 - 16:04

    Ci consegna? Ma è già da tempo che siamo consegnati in mano ai migranti!

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  • alkhuwarizmi

    23 Settembre 2016 - 15:03

    Francamente sono sorpreso che qualcuno si accorga solo ora che il motivo vero di tutto questo "amore" delle sinistre per gli immigrati è semplicemente elettoralistico. Presto o tardi tutti gli arabi, negri etc. etc. che ci hanno invaso otterranno il diritto di voto, e voteranno per chi ne ha voluto la presenza nel nostro Paese e ne ha esaltato i presunti diritti. Ne sa qualcosa la Francia.

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  • bettym

    23 Settembre 2016 - 14:02

    ????non ci voglio credere!! una volta per votare, bisognava avere la cittadinanza e passavano almeno 10 anni di residenza..questi sono profughi che non lavorano, non pagano tasse...e devono anche votare?? ma stiamo scherzando?? Per votare per prima cosa devono conoscere molto bene la nostra lingua e accettare e RISPETTARE le nostre leggi, tradizioni e costumi!!!! CHE POLITICI DI MERDA!!

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  • begeca

    23 Settembre 2016 - 13:01

    cosa dice la legge

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