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Un incubo a Bolzano

Il pedofilo condannato, l'orrore tutto italiano: torna a lavorare. Che cosa fa (con le ragazzine)

Il pedofilo condannato, l'orrore tutto italiano: torna a lavorare. Che cosa fa (con le ragazzine)

Un autista 50enne, a luglio condannato per pedofilia dal tribunale di Bolzano, è tornato ad accompagnare le ragazzine a scuola, scatenando la rivolta dei genitori.

L’uomo, proprietario di una ditta di trasporto con i pullman, da molti anni ha in concessione i collegamenti di un piccolo paese a dieci chilometri dalla provincia autonoma. Oltre a gestire alcuni autisti impiegati nella società, il 50enne guida personalmente la linea che le studentesse delle scuole medie usano per raggiungere l’istituto che si trova nella cittadina limitrofa. Non è uno scuolabus, ma di fatto - quella linea, a quell’ora - trasporta quasi esclusivamente gli studenti e le studentesse sui 13 anni, la stessa età che avevano le tre bambine per le quali l’uomo è stato condannato (per molestie e atti sessuali) a tre anni e 4 mesi di carcere con il rito abbreviato. Le attenuanti sono arrivate dal fatto che l’imprenditore fosse incensurato e che gli episodi non erano avvenuti sul pullman, ma in altri contesti.

I fatti risalgono a cinque anni fa, quando l’autista conosce una tredicenne e si scambiano il numero di telefono. Per un anno i due si sentono tutti i giorni, si telefonano e si scambiano quotidianamente decine di sms. I genitori si accorgono di quello strano rapporto e provano a troncarlo, ma la ragazzina si ribella e minaccia il suicidio. È legata a quell’uomo, anche se giura che non c’è mai stato alcun contatto fisico e lui lo definisce una «relazione filiale». Tra i tanti sms, però, ne arriva qualcuno con scritto “ti voglio bene”, “mi manchi”, e alcune foto dei genitali, che il 50enne mostra alla bambina di 13 anni attraverso lo schermo del cellulare. Niente incrina quello strano rapporto, finché la ragazzina viene mandata da una psicologa per altri problemi comportamentali. La specialista viene a sapere di quei messaggi scambiati con un uomo così tanto più grande e interviene convincendo, prima la 13enne e poi i genitori, a denunciare. La ragazzina, che nel frattempo si era stufata dei rimbrotti dell’attempato fidanzato («non fumare», «non fare tardi», «studia»), ha acconsentito a segnalare l’accaduto ed è iniziata la catena di denunce.

Il paese dal quale parte il pullman è piccolo, tutti conoscono l’autista e ben presto tutti i genitori che hanno messo a contatto con quell’uomo le figlie adolescenti si allarmano. Due amiche di famiglia, entrambe 13enni, raccontano episodi inquietanti: una sostiene di averlo visto masturbarsi, uscita dal bagno di casa sua, e che lui trovandosela davanti non si è fermato. L’altra, rimasta a dormire nell’abitazione dell’autista durante una vacanza familiare, racconta invece di essere stata accarezzata nelle parti intime mentre dormiva.

Alla fine del 2015, per «pericolo di inquinamento delle prove», proprio perché l’uomo continuava a guidare il pullman sul quale viaggiavano le ragazzine e, incontrandole tutti i giorni avrebbe potuto condizionare le loro testimonianze, il pm ne aveva chiesto l’arresto. Il conducente era finito in carcere, poi spostato ai domiciliari nel corso delle indagini. All’esito del primo grado di giudizio, nel luglio scorso, l’uomo per il quale il pm aveva chiesto 5 anni e 4 mesi di carcere, è stato condannato a 3 anni e 4 mesi, con l’obbligo di firma. L’imputato aveva scelto il rito abbreviato e ha beneficiato dello sconto di un terzo della pena. Tra dieci giorni saranno depositate le motivazioni e l’avvocato dell’autista, Andrea Gnecchi, ha già annunciato ricorso in appello. Sugli sms alla ragazzina c’è poco da dire, ma il legale è «fiducioso» di poter alleggerire la posizione del cliente rispetto agli altri episodi.

Nel frattempo, però, il 50enne ha ripreso il lavoro ed è tornato a guidare il pullman che prendono le 13enni per andare a scuola. Le famiglie sono insorte e lui, forse, si convincerà almeno a cambiare turno.

di Roberta Catania

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