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Non esce da 206 estrazioni

Lotto, tutti appesi al 53: vale 100 milioni di euro

Lotto, tutti appesi al 53: vale 100 milioni di euro

Nella smorfia napoletana è il vecchio, il depositario della saggezza familiare. In numerologia, al netto delle varianti dovute alle varie scuole, è un numero sfigatissimo, con uno spettro di significati che va dall' inganno, all' insuccesso, alla catastrofe, alle brutte figure in campo sessuale (a loro modo, in effetti, una catastrofe). Male anche secondo i tarocchi egizi, dove corrisponde al risentimento.

E proprio come un vecchio bugiardo, malmostoso, risentito e suo malgrado casto, il numero 53 non vuole uscire da ben 206 concorsi sulla ruota nazionale del Lotto. Duecentosei! Tutti lo cercano, tutti lo vogliono, nessuno se lo piglia. Gli italiani lo giocano ormai febbrilmente, convintti che prima o poi - magari oggi stesso - sarà finalmente estratto, ed è stato calcolato che, quando uscirà, costerà allo Stato intorno ai 100 milioni di euro in vincite da distribuire (e però sai quantio gliene ha già fatti incassare, di euro). Chi volesse tentare di accalappiarlo, può provare ad accoppiarlo al suo numero "amico", il 28, formando un ambo uscito dieci volte negli ultimi undici anni (notate la significativa progressione numerica, che non significa ovviamente nulla per nessuno, tranne che per i giocatori veri), e che ritarda da 258 estrazioni.

Peraltro, il ritardo record del 53, senza precedenti nella storia nazionale del lotto, sta facendo salire la febbre anche per l' estrazione del Superenalotto, dove il 6 vincente continua a eludere i suoi predatori, e a far salire il montepremi: con l' estrazione di martedì 4 ottobre si arriverà a 146,8 milioni di euro, 3 milioni sotto la seconda vincita più grande dalla nascita del concorso. Per l' estrazione di sabato scorso, riferiscono le gazzette online degli appassionati, sono arrivati addirittura giocatori da tutta Europa. Evidentemente centinaia di milioni di euro rappresentano un miraggio irresistibile per chiunque, anche per i cittadini di Paesi con un' economia meno disastrata della nostra.

Ma la sfumatura tutta italiana con cui ci si affida alla soluzione di tutti i problemi, con cui ci si passa la voce sul ritardo apocalittico del 53 e sull' osceno ergersi del montepremi del Superenalotto, è uno spettacolo impagabile, e incomparabile con il resto del mondo. Nemmeno il morbo della "bet", della scommessa anglosassone, è penetrato fin nel midollo dei nostri costumi come il lotto, che continua da secoli (il primo banco del Lotto nacque nella Firenze cinquecentesca) a far sognare e a far interpretare i sogni con quattro secoli di anticipo sugli antri psicoanalitici. E a stimolare la vis comica come quella di Eduardo De Filippo, che in "Non ti pago" immagina il titolare di un banco del lotto che non vuol pagare il corteggiatore della figlia, perché costui ha vinto con i numeri sognati dal padre del titolare. «La quaterna è mia, i numeri te li ha dati mio padre e i soldi spettano a me… Nemmeno uno squadrone di Carabinieri a cavallo mi leva la giocata dalla tasca».

E così il lotto, questo equivalente profano e sfacciatamente avido del tocco risanatore dell' Imperatore o del Santo, si è mischiato con le altre divinità pagane della Fortuna e della Jettatura, e continua imperterrito ad avanzare con ottima salute in tempi di scetticismo, di razionalismo,di Europa tecnocratica che perde i pezzi e di referendum costituzionali che incarnano con regolare tempismo il famoso "distacco" della politica dalla gente.

Gente che è anche in gran numero quella che si registra sul sito di Lottomatica o chiama la tabaccheria per comunicare la quaterna da giocare senza neanche scendere di casa. E mentre Renzi annuncia di voler sradicare le famigerate slot-machines dagli esercizi pubblici, il lotto, gioco d' azzardo né più né meno dei sonanti ordigni a manovella, affascina nuovi giocatori, fa registrare cabale esoteriche, sovranamente illude e amaramente delude. E ora tutti a giocarsi il 53.

di Giordano Tedoldi

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