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Il vil denaro

Morte di Loris? Una questione di soldi: il marito ora vuole "rovinare" Veronica

Veronica Panarello

«Non soltanto hai ucciso Loris» strilla al suocero l’imputata «adesso hai pure il coraggio di chiedermi i soldi!». Poi, sorridendo sarcastica, si rivolge al marito in aula: «Ah sì? Vuoi la separazione e due milioni di euro...

Oltre al danno anche la beffa!». Se non fosse che un bambino di 8 anni è stato strangolato e buttato in fondo a un canale di scolo alto due metri e mezzo, questa sembrerebbe una storia inventata. Anzi: il consueto strappo coniugale durante una lite di condominio. Invece è l’udienza del processo a Veronica Panarello. Giovane mamma in carcere dal 9 dicembre 2014 con l’accusa di avere con premeditazione strozzato il suo bambino, prima di gettarlo in quel canalone nascosto in una contrada del Ragusano. Ieri hanno parlato gli avvocati delle parti civili. Cioè di Davide Stival, marito di Veronica e papà del piccolo assassinato: lunedì scorso l’uomo ha sentito dire dal pm che il movente dell’omicidio sarebbe la storia di sesso fra sua moglie sotto accusa (per la quale sono stati chiesti trent’anni) e suo padre. Hanno perciò arringato il suo legale e quello di suo padre Andrea Stival: il nonno/suocero sul quale Veronica ha ribaltato la responsabilità nell’omicidio.

«É stato lui» insiste «a uccidere Loris, perché dieci giorni prima ci aveva scoperti a fare sesso in cucina e minacciava di dire tutto a mio marito». Le difese hanno portato le loro ragioni, con l’imputata che è intervenuta in aula nonostante il suo turno per parlare si fosse chiuso lunedì quando nelle spontanee dichiarazioni, lei, ha ribadito la colpa del suocero: «Voi giudici potete fare e dire quello che volete, non mi importa che non riusciate a dimostrare che mio suocero era in casa con me quella mattina. Il fatto che non riusciate a provarlo, non significa proprio che lui non fosse lì. Mio figlio lo ha ucciso lui. É la verità. Io non torno indietro di un millimetro». Ma se Veronica non si schioda, meno che meno lo fanno le altri parti in causa. «Ho perso mio figlio e anche il lavoro. Voglio giustizia» dice papà Davide Stival. E se ne va quando i cronisti domandano se crede alla relazione fra suo padre e sua moglie.

Ossia al movente del delitto, secondo l’imputata e per l’accusa. Il suo avvocato, Daniele Scrofani, accusa Veronica di essere «una manipolatrice che ha coinvolto il suocero perché non aveva altra chance per tentare di liberarsi dalle accuse». Il movente del sesso fra i due? «Irrilevante» dice il legale «l’omicidio l’ha commesso lei e le evidenze bastano. A prescindere dal movente». Andrea Stival, il nonno chiamato in correità, era in aula come parte offesa. Ma la procura (come atto dovuto) lo ha però indagato per concorso in omicidio e occultamento di cadavere. Che storia è mai questa. Il nonno c’entra oppure no? Il suo avvocato, Francesco Biazzo, lo difende così: «Loris minaccia di rivelare al padre il rapporto della madre col nonno? Allora perché lei non avverte l’amante del pericolo? Non esiste chiamata tra i due il 19 novembre, giorno in cui il piccolo avrebbe scoperto la tresca. Nessun contatto neppure il 20 e il 21, quando Davide torna a casa. Questi riparte il 27 novembre, due giorni prima dell’omicidio» aggiunge Biazzo «e in una settimana un bambino che ha 8 anni non dice alcunché? L’assassina è la madre e soltanto lei» chiude. Chiedendo 400mila euro di danni. Due milioni (a testa) invece la pretesa di Davide Stival e di sua madre (e suocera tradita) Pinuccia Aprile.

Il nonno dice di non avere timore; ed è convinto che l’inchiesta abbia escluso ogni suo coinvolgimento nel delitto: «Veronica merita 50 anni di cella». In difesa di Andrea Stival si schiera anche la giovane fidanzata, Andreina. Che conferma l’alibi di lui: «Quella mattina io e Andrea ci siamo svegliati insieme. E insieme siamo usciti di casa alle 10 e 30; quando Loris era già morto».

A gennaio 2015 però, quando Veronica è in carcere da un mese, il proprietario del negozio a due passi dalla casa dell’omicidio va alla polizia. Riferisce che il 29 novembre, alle 10 e 30 Andrea Stival e la compagna entrano nel suo esercizio per comprare dei piatti poi mai comprati. «Li ho visti agitati, molto scossi» fa mettere a verbale il negoziante. Stando all’uomo e alle telecamere piazzate in negozio, Andreina ha perfino un malore. «Avevo problemi alla vista» dirà. Ma perché sia lei, sia Andrea Stival omettono di riferire l’episodio alla polizia? Perché lo fanno solo in un secondo interrogatorio e dopo che il testimone ha parlato? Cosa ci faceva la coppia sotto la casa del delitto? Perché erano tanto scossi, se non sapevano che Loris fosse stato ucciso, dato che il corpo non era ancora stato trovato? Domande senza risposta. Come altri interrogativi: per quale ragione Veronica, quella mattina, chiama proprio il suocero quando Loris è morto? Cosa gli dice? Possibile abbia ucciso da sola dato che le telecamere non hanno inquadrato Andrea Stival entrare in casa sua? Davvero non è stata aiutata da nessuno? Neanche a liberarsi del corpo senza vita, portato giù per la cala fino all’auto parcheggiata nel box in una mattina di luce e con la gente che girava nella palazzina del delitto?

di Cristiana Lodi

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Commenti all'articolo

  • albertine

    06 Ottobre 2016 - 09:09

    Gentile dr.ssa Lodi, lei è l'autrice della più lunga e significativa intervista al nonno Stival. La faccia analizzare da un esperto di comunicazione non verbale e di microespressioni facciali: molte risposte alle sue domande troveranno tragica risposta. eli

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