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Il processo per il delitto di Ragusa

Veronica Panarello, tutta la verità: "Le prove che qualcuno l'ha aiutata"

Veronica Panarello, tutta la verità: "Le prove che qualcuno l'ha aiutata"

Parola alla difesa. Si gioca l' ultima carta la mamma di Ragusa, accusata del crimine dei crimini. L' omicidio (barbaro) del figlio di 8 anni e l' eliminazione del corpo senza vita. Buttato in un canale di scolo, come fosse una sedia rotta. Ha arringato un giorno intero, ieri, l' avvocato Francesco Villardita, cominciando da una premessa condivisa anche dalle parti civili: «In questo delitto» dice «manca una cosa su tutte: la cosiddetta "pistola fumante"». Il resto sostiene il legale «sono indizi senza alcun valore di prova».

Il difensore parte dal capitolo più controverso di questa storia agghiacciante: «le tante versioni del fatto portate dall' imputata». Versioni che per l' accusa sono «un mendacio». Bugie smascherate dai risultati delle indagini. A partire dalle telecamere. Che inquadrano Loris rientrare a casa mentre la sua mamma dice di averlo accompagnato a scuola. Che riprendono lei quando al rientro dalla scuola dove ha lasciato il figlio più piccolo, s' infila nella stessa palazzina dalla quale Loris invece uscirà morto. E che, infine, la filmano in andata e ritorno dal canalone dove otto ore più tardi sarà trovato il bambino ucciso. Con indosso il grembiule della scuola.

«DOVETE CREDERE A ME» - Veronica bugiarda? «Bugiarda e tradita dalle telecamere» argomenta l' accusa. Che bolla come non vere le sue tre versioni. Prima: «Ho lasciato Loris a scuola quella mattina. Che mi crediate o no, questa è la verità». Seconda: «Si è strozzato giocando con le fascette stringicavo che prima si è legato ai polsi e poi al collo. Che mi crediate o no, questa è la verità». Terza: «Lo ha ucciso mio suocero che era il mio amante. Era in casa con me, quella mattina. Lo ha ucciso perché minacciava di dire tutto a mio marito. Che mi crediate o no, questa è la verità». Non le crede suo marito Davide: «Paghi per quello che ha fatto », dice.

Veronica indifendibile come il mutare delle sue versioni? Niente affatto a sentire la difesa che, sì, conferma le bugie. Ma spiega anche che essere mendaci non equivale a essere assassini. E aggiunge che il mentire della mamma di Loris «è di fatto un sofferto e tormentato percorso intimo tracciato per arrivare a confessare la verità. Ossia l' omicidio per mano del suocero suo amante. Un delitto commesso dall' uomo del quale lei aveva paura ed era succube. Così com' era terrorizzata dall' idea che la loro relazione potesse venire allo scoperto. Nasconde l' omicidio, Veronica» insiste Villardita «e lo fa perché ha paura. Paura di ammetterlo a se stessa. Per questo inventa (fino ad auto- convincersi) di averlo portato a scuola. Sino a quando, passo dopo passo, confessa la verità».

Ma la presenza del suocero chiamato in correità non viene documentata. Allora ecco la risposta della difesa, ché poi sono le parole pronunciate dall' accusata: «Il fatto che voi pm non siate riusciti a provare che mio suocero era lì, non significa che non ci fosse». Rincarano i suoi consulenti, mostrando tre frame ripresi dalla telecamera davanti alla casa dell' omicidio. Mostrano un' ombra che s' innalza dal sedile posteriore dell' auto di Veronica: «È mio suocero» sostiene lei «l' ho caricato in macchina e poi siamo saliti insieme dal box quella mattina».

Niente da fare contrattaccano i consulenti dell' accusa: «Quello che si vede è soltanto un riflesso e non un uomo». Riflesso oppure no, la difesa non indietreggia. «Non sta in piedi» osserva «che Veronica possa avere fatto tutto da sola». Ed ecco i dettagli che mai si vorrebbero ascoltare: «Legare i polsi al bambino che si divincola. Afferrare la fascetta e strozzarlo mentre lui cerca di scappare». Può una mamma fare questo? «No». Insiste l' avvocato.

E questa mamma, aggiunge «tanto minuta quanto fragile, non aveva certamente la forza fisica per alzare il corpo di Loris (suo figlio) e portarlo giù per due rampe di scale col rischio di farsi scoprire, per infilarlo in auto e quindi scaraventarlo nel canale. Impossibile!» grida il legale.

CHI C'ERA CON LEI? - «Qualcuno - insiste Villardita - deve averlo fatto al posto di lei che non poteva avere i muscoli per portare quel peso. Qualcuno doveva esserci. E di quel qualcuno, Veronica confessa il nome e il gesto omicida». Andrea Stival, parte civile nel processo e indagato per concorso nel delitto in un altro procedimento, ieri ha preferito disertare l' aula.
«Sono stanco - spiega - di sentire le bugie di Veronica». Per l' accusa resta il plausibile movente: il sesso fra il suocero e la nuora. Spetta al giudice Andrea Reale, quando nei prossimi giorni entrerà nella camera di consiglio, stabilire se Veronica è colpevole o innocente.

di Cristiana Lodi

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Commenti all'articolo

  • ariete84

    09 Ottobre 2016 - 14:02

    Il movente puo' anche non essere il tradimento, ma il rapporto conflittuale col bambino, che tra l'altro le assomigliava come una goccia d'acqua.

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  • fausta73

    08 Ottobre 2016 - 18:06

    Io mi chiedo: come fa una mamma, con il figlio appena ammazzato, ad andare tranquillamente al corso di cucina?

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