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L'intervista di Libero

"I medici mi davano altri 6 mesi di vita". Il miracolo del maratoneta: che fa ora

"I medici mi davano altri 6 mesi di vita". Il miracolo del maratoneta: che fa ora

Leonardo Cenci ha 44 anni, ma se glielo chiedete vi risponderà di averne 4.
«Certo. Io festeggio il compleanno dal 9 agosto 2012».

Perché, scusi?
«Perché quel giorno ho scoperto di avere il cancro: una forma rara di adenocarcinoma polmonare al 4° stadio, con metastasi al cervello, e ora anche alle ossa, tanto per non farmi mancare niente. I dottori mi avevano dato sei mesi di vita, invece adesso andrò a correre la maratona di New York il 6 novembre».

Leonardo, riavvolgiamo il film della sua vita.
«Quattro anni fa stavo preparando proprio l' evento di New York, il sogno di ogni maratoneta come me; però non andavo, le gambe erano stanche e respiravo male. Avevo iniziato da poco a convivere, lavoravo per una grossa azienda e davo la colpa allo stress, io che fin lì avevo sempre fatto una vita sportiva e avevo fumato solo durante l' anno di militare a Milano».

Invece?
«Le prime radiografie mostrarono una "via lattea" di puntini nei polmoni, e su quello destro una "pallina da tennis". Iniziava un' altra vita».

Quella che doveva durare pochi mesi.
«Adesso ho studiato, mi sono documentato per combattere, ma in quel momento, a 40 anni, ero confuso, i miei genitori terrorizzati. Con quella diagnosi infausta la mia vita era come una carota che entra in un frullatore: esce ed è tutta un' altra cosa».

I suoi pensieri?
«In testa avevo un clessidra che finiva la sabbia velocemente. Ma poi mi sono ricordato di essere uno sportivo, questa dote è stata la mia complice e mi ha portato ad adattarmi al cambiamento e superare momenti terribili. Da allora ho fatto otto chemio, ho perso i capelli e la sensibilità degli arti inferiori per colpa delle metastasi al cervello. Mio papà mi portava a braccetto e la mia ex fidanzata, Gaia, doveva imboccarmi: quello è stato l' unico momento in cui ho pianto, non volevo che la mia condizione pesasse su di lei».

E adesso?
«Dopo la chemio sono entrato nella fase di "terapie intelligenti", prendo 4 compresse molecolari al giorno, che tendono ad essere precise e limitare gli effetti collaterali. E poi la mia giornata è sempre piena, nonostante debba stare lontano dallo stress che produce radicali liberi, il cibo preferito del tumore. Mi alleno, partecipo a convegni, ieri ero con mio nipote...».

Una vita normale...
«Come nell' alimentazione.
Seguo una dieta prevalentemente vegetariana, pesce due volte a settimana e una volta la carne, scelta dal macellaio di fiducia. Sapete che sono anche oggetto di studio? Mi hanno portato a Denver, in Colorado, perché al mondo non c' è una persona con la mia diagnosi che riesca a condurre una qualità di vita come la mia. Ormai sono l' uomo più conosciuto di Perugia, tutti mi chiedono consigli...».

E i medici cosa dicono?
«Che ciò che mi sta accadendo è straordinario: ho dato dimostrazione che avere il cancro non vuol dire essere fottuti. Con la forza della mente si può riuscire ad andare oltre al dolore, al fastidio e alla debolezza: in questo la mia attitudine di corridore mi ha aiutato molto».

Secondo lei come viene curato il cancro oggi?
«Stanno facendo enormi passi avanti, anche solo rispetto a 4 anni fa posso dirvi che chi è malato riesce a vivere molto meglio. Il fatto è che il cancro non sparirà mai, ci sono troppi interessi dietro. Una sessione di chemio costa 3mila euro, il loro interesse è non farti guarire mai, ma farti stare meglio che si può.
Figurati se pensano all' etica».

E lei a cosa pensa oggi?
«A New York, ormai vivo per questo. Sono come in una campana di vetro e ho un po' d' ansia perché tutti gli anni scorsi in questo periodo sono sempre stato ricoverato in ospedale: gastroenterite, polmonite...
ora non posso permettermelo. Devo dimostrare che con il cancro si può fare anche la maratona».

Ma come le è venuto in mente?
«La dovevo fare nel 2012, poi ho scoperto il cancro. Ormai è la sfida di una sfida. Voglio essere il primo italiano di sempre a farlo. Nel 1992, l' americano Fred Lebow ce l' ha fatta con il cancro in 5 ore, 32 minuti e 34 secondi. Io punto alle 5 ore nette e battere il suo record. Prima di ammalarmi correvo anche in 3 e 12. Questa sarà la mia ottava maratona, l' ottava meraviglia».
Dunque la malattia non le impedisce di allenarsi.
«Ho conosciuto il presidente del Coni, Giovanni Malagò, e grazie a lui adesso vengo seguito da Umberto Risi, ex coach della nazionale: due sedute di palestra e 4 uscite a settimana, anche mentre piove».

Si sente un po' eroe?
«No, mi sento un esempio, una persona utile. Il cancro mi ha dato l' opportunità di concepire l' esistenza senza le infinite puttanate che ti distraggono. La vita è vedere tua madre e dirle "ti voglio bene".
Il cancro mi ha fermato e mi ha detto "goditela". Riesco a essere grato ogni giorno per quello che faccio e il buon Dio me lo sta facendo fare. Vado anche nelle scuole a fare il mental coach e indirizzare i ragazzi verso il corretto stile di vita».

Il suo "male" è diventato il suo lavoro...
«Con la mia onlus "Avanti tutta" raccogliamo fondi e lanciamo un messaggio che dovrebbe andare ogni giorno in mondovisione».

Come nasce "Avanti tutta"?
«Mi avevano fatto la prima broncoscopia e quando mi stavo risvegliando ho intravisto mio padre col terrore negli occhi. Allora per dargli coraggio ho esclamato "Avanti tutta" e gli ho fatto la linguaccia alla Einstein, che è ormai il mio segno di riconoscimento.
E adesso c' è un altro progetto».

Quale?
«Nel 2013 stavo guardando l' atletica in tv e mi sono detto: ci sono i Mondiali, le Olimpiadi e le Paralimpiadi, perché non le Oncolimpiadi? Abbiamo partecipato a un bando europeo e ci hanno accolto la proposta: nel giro di tre anni siamo pronti a partire».

Tommaso Lorenzini

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Commenti all'articolo

  • fausta73

    14 Ottobre 2016 - 14:02

    Bravo, ti auguro con tutta l'anima di guarire. Pensate un po' se questa persona, dopo le parole dei medici, avesse scelto l'eutanasia! Finchè c'è vita c'è speranza.

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