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La Cassazione: "Il succhiotto è violenza sessuale"

La Cassazione: "Il succhiotto è violenza sessuale"

E' una cosa da ragazzini, da adolescenti e post adolescenti. A quell'età, in preda agli ormoni, ci si vorrebbe quasi "mangiare" il partner o la partner. Non potendolo fare, ci si accontenta di morderlo nei modi più disparati. Uno dei quali è il cosiddetto "succhiotto": ovvero un "bacio al contrario", dove la pressione delle labbra sulla pelle dell'altro (o dell'altra) non va verso l'esterno, ma verso l'interno. L'effetto-risucchio, se intenso e di durata prolungata, lascia il cosiddetto "succhiotto". Ovvero un segno di rosso intenso e oblungo, causato dalla rottura dei capillari sotto pelle nel tratto interessato (solitamente sul collo). Resta visibile per due o tre giorni e poi sparisce. Una cosa innocua, al limite un po' "vampiresca", quindi.

Almeno fino ad ieri, quando la Corte di Cassazione l'ha definita "violenza sessuale". Per i giudici, "marchiare la fidanzata o il fidanzato per far sapere a tutti che è di tua proprietà" non può essere consentito dalla legge. Un atto simile a quello di "marcare il territorio", un "segno di possesso incompatibile con la libertà sessuale delle persone. Ecco perchè trattasi di reato". Nel caso di specie, l’imputato era un uomo che aveva lasciato il succhiotto sul collo di una donna con la quale stava consumando un abbraccio particolarmente passionale. L’amante, a propria discolpa, si era appellato al fatto che il «morso d’amore» non aveva riguardato zone erogene e non poteva essere interpretato come un atto di natura sessuale. Non di questo avviso è stata, evidentemente, la Cassazione secondo cui anche il succhiotto "deve poter essere definito sessuale sul piano obiettivo, senza attingere alle intenzioni dell’agente". Ora rischia fino a 6 anni e 2 mesi di carcere.

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