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Li voglio, ma non a casa mia

Capalbio, vince la sinistra ricca: niente immigrati

Chiamiamolo «Modello Capalbio». Ed esportiamolo, a questo punto... Più tenace del Trattato di Dublino, più potente dei muri di Orban, più efficace dello sguardo rassegnato - da cocker - di Juncker ogni volta che qualcuno gli parla di «distribuzione delle quote dei migranti», il modello di respingimento dei profughi più fattivo d' Europa, da oggi risulta essere quello di un borgo grossetano di 4000 anime belle, quasi tutte rinomatamente di sinistra.

V' è qualcosa di fascinoso, di socialmente accattivante, quasi di letterario, nell' annullamento del vecchio bando di accoglienza di una cinquantina di migranti richiedenti asilo a Capalbio, nel condominio Il Leccio, «a due passi da piazza Magenta, dove batte il cuore culturale di questa località». Lo slancio umanitario della "Piccola Atene" aveva già subito, onestamente, un duro colpo lo scorso agosto. Quando, a causa della vibrata protesta dei piccoli ateniesi, dei vip estivi, delle menti migliori della loro generazione, la cifra dei migranti era scesa da cinquanta a trenta, infine a una decina con location non più concentrate sulla a villette a due passi dal centro storico, ma più periferica. Le associazioni locali di questa «splendida località turistica» capitanate dal sindaco caparbio di Capalbio Luigi Bellumori -naturalmente Pd- avevano convogliato il loro dissenso nazionale attraverso cortei, atti formali, pronunce del Tar. L'intellighenza, lievemente stizzita, s' era, insomma, mossa in blocco. Giusto per evitare che drappelli di migranti «bighellonassero» (parole di Chicco Testa, uno dell' intellighenzia) senza meta per il pio borgo, increspandone la storia e la poesia cromatica del paesaggio. Ne sortì una battaglia di ricorsi e pandette. Che si conclude -almeno parzialmente - oggi.

Con la decisione del nuovo prefetto di Grosseto che si è avvalsa della facoltà «di non procedere all' affidamento del servizio come previsto nelle disposizioni finali del bando». La prefetta ha deciso di ripartire con un' altra gara. I motivi della decisione, a dire il vero, ancora non sono chiarissimi. Si parla «di problemi organizzativi, burocratici e di tempo e vari intralci legali»; gli stessi motivi, teoricamente che spinsero gli abitanti di Gorino e Goro, ossia dei paeselli ferraresi che avevano eretto, a loro volta, barricate contro lo scalpitare dei profughi. Solo che lì la protesta era stata più sgraziata, inelegante. Non s' erano firmati manifesti d' intellettuali radical anni 70, roba che faceva molto Black Panther nel salotto liberal di Leonard Bernstein, a New York. Ma va là. Goro e Gorino non brillano di turismo-bene; sono frequentati da pescatori che si smazzano tra reti e bestemmie in un addiaccio morale, nelle umide notti sul Delta del Po. Nulla a che vedere con la Piccola Atene dei Pericle nostrani: il regno degli Asor Rosa, dei Franco Bassanini, dei Nicola Caracciolo, dei Fuksas, di Giorgio, Giulio e Clio Napolitano (con Marianna Madia annessa, un tempo soltanto aspirante ministra).

Nulla a che fare con l' affollamento paparazzaro degli intellettuali dell' Ultima Spiaggia, dei bagni di Chiarone, della tenacia delle idee democratiche, in soldoni. Tutti i suddetti alti profili si sono mostrati ora silenti, ora velatamente imbarazzati nel rimanere in equilibrio tra la retorica dell' accoglienza e il fastidio di doverla, stavolta, applicare a se stessi. Fatto sta che, adesso - diamine - la politica dei respingimenti di Capalbio ha davvero funzionato. Il sindaco Bellumori (Pd), è modesto, liquida la sua vittoria con un «i profughi non arrivano più? Chiedetelo alla prefettura», ma la prefetta latita, e la vittoria degli ateniesi si perde nei sussurri della burocrazia.

Poi, certo, ecco la ridda dei commenti. Come quello, altissimo, di Chicco Testa: «Guardiamo come fanno le cose in Germania, dove i profughi sono un milione, forse un milione e mezzo, mentre noi parliamo di centinaia di migliaia. Certo non li fanno arrivare solo per dare assistenza, li inseriscono nel mondo del lavoro, li integrano. Anche lì ci sono reazioni populiste e razziste, ma la Merkel difende la sua politica pur sapendo di dover pagare un prezzo». Una pregiata analisi di geopolitica internazionale, che non ci ha fatto però capire se Chicco i suoi migranti li voleva o no in spiaggia. Ma, in fin dei conti non è tanto importante.

A lui si contrappone, oggi, la veemente strategia preventiva di Viviana Beccalossi, Fratelli d' Italia, assessore al territorio: «.
Una cosa sia chiara: i profughi che non saranno accolti nel comune toscano non siano inviati in Lombardia.» (e mentre parla la Beccalossi esce la notizia di tre molotov scagliate contro il municipio di Vittorio Veneto, causa provvedimenti di revoca d' asilo per tre migranti). Ma non importa neanche questo.

La notizia è che, in Italia, una cosa che riguarda l' immigrazione ha funzionato. Dovremmo affidare a Capalbio anche il taglio del debito pubblico...

di Francesco Specchia

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Commenti all'articolo

  • claudia42

    24 Novembre 2016 - 19:07

    Radical schic? Della serie: accogliamo, accogliamo, purchè non vicino a noi. Dei veri pezzi di emme.

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  • egenna

    24 Novembre 2016 - 16:04

    A gennarì...,mavaacagher...

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  • Balamata

    24 Novembre 2016 - 15:03

    Capuozzo tu sei il perfetto prototipo di capra sinistra

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