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La ricerca di ItaliaOggi e la Sapienza

Nella classifica delle città vivibili Milano vola basso, Roma crolla

Nella classifica delle città vivibili Milano vola basso, Roma crolla

Se si dà la giusta importanza - cioè un' importanza assai ridotta - ai minimi avvicendamenti registrati tra una città e l' altra rispetto alle graduatorie degli ultimi anni, emerge chiaramente come la classifica 2016 sulla qualità della vita in Italia, elaborata dal quotidiano economico Italia Oggi con l' Università La Sapienza di Roma e pubblicata ieri, riservi poche sorprese. Anzi, forse la sorpresa è una soltanto: la posizione bassa occupata da Milano, 56ma su 110 capoluoghi di provincia. Una performance da "parte destra della classifica", per usare il gergo calcistico.

La metropoli lombarda, celebrata da almeno un paio d' anni per lo straordinario sviluppo di cui recentemente è stata protagonista, ha ceduto ben sette posizioni rispetto al 2015, vanificando i miglioramenti ottenuti fra il 2010 e il 2014. Considerando il bilancio positivo dell' esperienza Expo (al di là dei futuri - e ancora incerti - utilizzi dell' area); il costante miglioramento della reputazione di Milano presso i media e i visitatori stranieri, questi ultimi in progressiva e sensibile crescita sia sotto il profilo numerico che qualitativo; un' offerta culturale vasta e di alto livello, che ha contribuito a far sì che per la città meneghina venisse recuperata la definizione di "capitale morale del Paese"; considerando tutti questi fattori, non riesce semplice comprendere i motivi di un piazzamento così poco lusinghiero. È vero che dei nove contesti presi in esame dalla ricerca ce ne sono alcuni molto più penalizzanti di altri per la città della Madonnina, che ha per esempio ceduto qualcosa come 47 posizioni in due anni per quanto concerne il disagio sociale dei propri abitanti. Un risultato tanto negativo, però, deve per forza implicare una valutazione globalmente - e non solo settorialmente - severa.

Si può allora provare a ipotizzare che ad aver peggiorato la qualità della vita dei milanesi siano i pur indispensabili - e in prospettiva vantaggiosi - cantieri del Metrò 4. Le stime degli esperti potrebbero poi aver tenuto conto dello stato di degrado della Stazione Centrale - determinato soprattutto dall' infinita questione profughi - e dal non lieve problema sociale rappresentato dagli episodi di violenza verificatisi in seno ad alcune comunità straniere (specie sudamericane) per ragioni legate al controllo criminale di porzioni di città.

Se la bocciatura di Milano non può non destare stupore, non suscita invece meraviglia quasi nessuno degli altri dati. In cima alla classifica, dopo 5 anni, non c' è più Trento bensì Mantova, ma Trento risulta pur sempre seconda e Mantova occupa le posizioni di testa sin da quando la ricerca è stata svolta per la prima volta, 18 anni fa. Il Sud è messo molto peggio del Nord e del Centro, tant' è vero che non una città meridionale compare prima del 49mo posto, occupato da Campobasso. Napoli è terzultima e tutte le ultime venti posizioni sono appannaggio di città del Sud (a parte Imperia, 103ma). Sicuramente non inattesa, poi, è la catastrofica prova fornita da Roma, che precipita nelle zone più basse (88ma, prima di Lecce e dopo Frosinone) cedendo 19 posizioni rispetto al 2015 e 31 nel confronto con il 2014. I peggioramenti della Capitale riguardano la dimensione affari e lavoro (-15 posizioni, 67mo posto), il disagio personale e sociale (58ma, l' anno scorso era 42ma) e il tenore di vita (103esima). La tendenza generale è evidente: si vive bene nei centri medio-piccoli del Nord, mentre le grandi città, con il caso eclatante di Roma e la sola eccezione di Torino (che rimane tuttavia 70ma), patiscono in maniera sempre più pesante i grandi problemi della nostra epoca: dalla crisi occupazionale al fenomeno migratorio.

di Giuseppe Pollicelli

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