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La sentenza

Cassazione, pausa caffè troppo lunga: giusto licenziare

L'impiegato di banca aveva un bel "palmares": lasciava la cassa aperte, creava code ingestibili e aveva il vizietto di andare al bar troppo spesso

Caffè amaro. Lo è stato per un dipendente del Credito Emiliano di Palermo. Per una tazzina di troppo è stato licenziato. Il bancario si era preso una pausa caffè extra durante il suo turno di lavoro. Per questo ha perso il suo posto di lavoro. Lui ha fatto ricorso ma sia in Appello che in Cassazione ha fatto flop ed ora è stato definitivamente licenziato. Ma a quanto pare il dipendente non era proprio esente da colpe. Non solo caffè al cnetro del suo licenziamento. La sua condotta a lavoro non è stata all'altezza della situazione. Infatti a quanto pare l'uomo è stato fatto fuori anche perchè  si era rifiutato di fare un’operazione complessa richiesta da un cliente, e poi, a distanza di sei giorni, aveva lasciato la cassa aperta con i soldi incustoditi, con una eccedenza di 500 mila lire, allontanandosi per andare al bar senza aver prima registrato l’ultima operazione. Dopo aver raggiuntio questo poco invidiabile palmares nel 2008 la Suprema Corte aveva già spiegato che "la giusta causa di licenziamento di un cassiere di banca, affidatario di somme anche rilevanti, dev’essere apprezzata con riguardo non soltanto all’interesse patrimoniale della datrice di lavoro, ma anche alla potenziale lesione dell’interesse pubblico alla sana e prudente gestione del credito". 

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Commenti all'articolo

  • afadri

    30 Marzo 2013 - 00:12

    Allora vediamo.per una pausa caffè di troppo è giusto licenziare. È quei poliziotti che si sono resi colpevoli di omicidio di quel ragazzo...è giusto reintegrarli nella Polizia. Ma per favore siete pazzi scatenati

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  • caiogracco

    29 Marzo 2013 - 10:10

    ...ma, contrariamente a quanto da alcuni sbandierato, in Italia il licenziamenti per giusta causa esiste da decenni. Lo ignora chi è male informato e non si capacita che il licenziamento per giusta causa è sempre esistito ed è stato sempre applicato. Forse perché, per mantenere la fiducia nelle proprie idee, deve credere nelle favole che girano circa l’ignavia dei cattivi operai (invidiosi della “roba” del padrone), nel fatto che in Italia non si investe poiché, a causa dell’Articolo 18, le aziende non possono licenziare. Questo invece e’ un caso di scuola di notevole inadempimento degli obblighi contrattuali. Ma sicuramente questo caso non lo farà ricredere dalle sue convinzioni: altrimenti non si sentirebbe più autorizzato a pensare che i sindacati sono la causa di tutti i mali dell’ Italia.

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  • sommesso49

    29 Marzo 2013 - 09:09

    Giusto licenziare quell'impiegato ma non è giusto licenziare quei poliziotti che uccisero Federico Aldrovandi. Piace così a Libero?

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  • allianz

    29 Marzo 2013 - 05:05

    Invece di andare al bar e lasciare la coda allo sportello,provi a portarsi il thermos con il caffè dentro da casa.

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