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Nuova Delhi

L'ambasciatore può lasciare l'India
Ma i marò nella mani della Nia
ora rischiano la pena di mort

Revocate le restrizioni al diplomatico, ma i nostri soldati, secondo la stampa locale, potrebbero essere condannati alla pena capitale

Massimiliano Latorre e Salvatore Girone

Massimiliano Latorre e Salvatore Girone

 

La Corte suprema indiana ha revocato le restrizioni che erano state imposte all’ambasciatore italiano Daniele Mancini in relazione al caso marò. Lo riferisce la rete televisiva Cnn-Ibn. La Corte ha anche espresso preoccupazione per  l'incapacità del governo di approntare una corte speciale per il processo dei due marò, Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, e ha chiesto di essere aggiornata in proposito ad una nuova udienza, fissata al 16 aprile. Con la decisione di oggi, 2 aprile 2013, viene revocato l’ordine imposto all’ambasciatore italiano di non lasciare l’India, dopo che l’Italia aveva annunciato di non voler far tornare nel paese asiatico i due militari tornati in patria in licenza elettorale. Latorre e Girone a Nuova Delhi sono poi successivamente rientrati a Nuova Delhi.

Ieri, intanto, il ministero indiano dell’Interno ha trasferito le indagini contro i marò italiani, accusati di aver ucciso due pescatori del Kerala scambiandoli per pirati, all’Agenzia nazionale delle investigazioni (Nia) e la stampa indiana torna a parlare di pena di morte. La decisione del governo di affidare le indagini sulla morte dei due pescatori alla Nia. riapre infatti il delicato capitolo. La Nia è un’agenzia creata nel 2009 dal governo indiano dopo il sanguinoso attentato di Mumbai del novembre 2008: finora si è occupata prevalentemente di terrorismo, ma secondo l’Indian Express la Nia potrebbe applicare per la prima volta la legge del 2002 per la Soppressione di Atti Illeciti contro la Sicurezza della Navigazione Marittima (voluta dal governo per reprimere gli atti di pirateria) che, alla sezione 3, dice espressamente che "se qualcuno causa la morte di un’altra persona sarà punito con la morte". Finora i due militari italiani, Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, erano sotto processo per omicidio (sezione 302 del codice penale indiano), e presumibilmente la Nia deciderà il capo d’accusa "solo una volta che l’inchiesta sarà conclusa".

 

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Commenti all'articolo

  • Angela70

    05 Aprile 2013 - 17:05

    i soldati italiani stessero tutti in Italia, certe cose non ci sarebbro e si risparmierebbero tanti soldi! Per me dovrebbero rientrare tutti in Italia da qualunque parte del mondo stiano!

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  • raucher

    02 Aprile 2013 - 19:07

    fa pagare ai marò l'odio che nutre per Sonia Gandhi , hanno distrutto le prove e ora fanno finta di istruire un altro processo.In realtà , lo stato del Kerala ha fatto una grande toppata e ora non sanno come salvare la faccia. Senza contare che lo sputtanamento di Finmeccanica coinvolge loro politici corrotti , non ce lo perdonano.

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  • paolo44

    02 Aprile 2013 - 19:07

    Che ci vadano quei pezzenti degli indiani a crepare per l'ONU . E al diavolo la NATO, che ci costa e basta.

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  • paolo44

    02 Aprile 2013 - 19:07

    Prepariamoci alla rottura delle relazioni con l'India; bisognava farlo prima, quando hanno minacciato l'ambasciatore. Maledetti i nostri vigliacchi al governo, stanno rischiando la vita dei nostri militari ( condanna a morte o a 20 anni è uguale). Organizziamo un blitz alla Entebbe, un bell'elicottero ed una nave appoggio. Subito, e pernacchie agli Indù.

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