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L'estremo saluto

Addio a Enzo Jannacci, i funerali nella basilica di Sant'Ambrogio

Addio a Enzo Jannacci, i funerali nella basilica di Sant'Ambrogio

Enzo Jannacci

Non solo lacrime dal cielo oggi perché tutta l'Italia piange la morte del cantautore Enzo Jannacci, scomparso lo scorso venerdì nella clinica Columbus di Milano. Nella giornata degli addii importanti resta solo il tempo di qualche nota canticchiata e di un ultimo estremo saluto. La camera ardente del poeta milanese, allestita al Teatro Dal Verme in via San Giovanni sul Muro 2, resterà aperta fino alle 13 di quest'oggi per dare la possibilità a tutti di rivolgere un ultimo pensiero al cabarettista che ha segnato la scena musicale italiana del dopo guerra. Tra i tanti che hanno sfilato davanti alla bara del cantautore anche il conduttore televisivo Fabio Fazio: "Era un genio, uno di quelli che inventano le cose che non esistevano prima di loro. Lui ha inventato una lingua, un mondo, un ambiente. Mi mancherà la sua umanità. Mi mancheranno le sue telefonate, le cose apparentemente strampalate che diceva e che invece erano idee, pensieri che correvano troppo veloci".Il feretro del sognatore con le scarpe da tennis verrà poi trasferito nella basilica di Sant'Ambrogio per i funerali. La funzione inizierà alle ore 14,45 e a celebrare le esequie sarà il direttore della Caritas Ambrosiana don Roberto Davanzo. Per Enzo Jannaci è stata disposta, in segno di estremo rispetto, la sepoltura al Famedio nel cimitero Monumentale. Il poeta  riposerà insieme ad alcuni dei personaggi milanesi più illustri come Alessandro Manzoni, Carlo Cattaneo, Salvatore Quasimodo e l'amico, fraterno, Giorgio Gaber.

I funerali - Centinaia di milanesi hanno accolto con un applauso l'arrivo della bara di Enzo Jannacci alla Basilica di Sant'Ambrogio. In prima fila a sinistra il figlio Paolo, la moglie e i famigliari mentre a destra i rappresentanti delle istiuzioni: il presidente della Regione Lombardia, Roberto Maroni, il sindaco Giuliano Pisapia, Raffaele Cattaneo, presidente del consiglio regionale, Umberto Maerna, assessore della Cultura della Provincia di Milano. Tra i presenti, accorsi a dare l'ultimo saluto, anche numerosi esponenti del mondo dello spettacolo come Eugenio Finardi, Fabio Fazio, Teo Teocoli, Massimo Boldi, Renzo Arbore, Cochi Ponzoni, Eugenio Finardi, Franco Cerri e Roberto Vecchioni che ha pronunciato, prima della celebrazione, un discorso per il poeta: "Impossibile ricordare il suo genio. Il genio è quello che cambia tutto, tu ti aspetti una cosa e lui ne fa un'altra che è meglio di quella che ti aspettavi. Lui era così". Pure Adriano Celentano ha presenziato ai funerali di Enzo Jannacci anche se, in realtà, non è riuscito ad entrare in chiesa per via della troppa folla. A porgere gli ultimi onori al cantautore però anche tanta gente comune che ha atteso fuori dalla chiesa in un rispettoso silenzio. Don Roberto Davanzo, direttore della Caritas Ambrosiana, ha commosso i presenti con una toccante omelia, ricca di citazioni tratte dalle canzoni del genio milanese, così come lui stesso aveva disposto nelle sue ultime volontà. Il sacerdote gli ha reso omaggio partendo da uno dei suoi più grandi successi, "Vengo anch'io": "Si potrebbe tutti quanti andare al tuo funerale - ha detto - per vedere se poi la gente piange davvero. Così cantavi, ed ora te lo possiamo garantire, perché la gente ti vuole bene. hai dato voce a quelli che la voce non ce l'hanno, gli anonimi, gli sconfitti della storia".  Tra i gonfaloni delle istituzioni, sull'altare, anche uno stendardo del Milan, squadra di cui Enzo Jannacci era tifosissimo.

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Commenti all'articolo

  • Borgofosco

    03 Aprile 2013 - 12:12

    Quanta diversità c'è oggi tra il mondo sognato e cantato da un poeta che aveva scelto di stare dalla parte degli ultimi. La povera gente di Milano lo riconosceva come il proprio cantastorie. Enzo un uomo semplice, brillante ed allegro che esternava una felicità interiore contagiosa. Ho letto un orribile post dei soliti qualunquisti a stelle e strisce che recitava: "Enzo e Franco, finalmente il mondo si è liberato di questi due vecchi". Mi ha preso un impeto di rabbia, poi mi sono detto che certa gente ha diritto di cittadinanza soltanto perché c'è stata gente come Enzo ed anche come Franco. Il primo ha cantato la povertà ed il secondo ha cantato la femminilità. A modo loro hanno segnato un'epoca ed hanno fatto sorridere ed anche piangere. A loro modo, come avrebbe detto Pablo Neruda, con le loro canzoni confessavano di vivere...confessavano di avere vissuto e nel ricordo dei migliori vivranno per sempre nell'immortalità del loro spirito!

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