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Le mani in pasta

I tentacoli di Messina Denaro sul porto di Trapani: a lui gli appalti per l'America's Cup

Il blitz stamattina all'alba. Il boss di Cosa Nostra avrebbe utilizzato due imprenditori insospettabili. Sequestrati beni, azioni e depositi bancari

Matteo Messina Denaro

E' un fantasma dal 1993, ma a Trapani e provincia è il dominus incostratato di qualsiasi attività imprenditoriale. Matteo Messina Denaro, il suer ricercato boss di Cosa Nostra avrebbe messo le mani persino sul porto di Trapani e sugli appalti di ristrutturazione dello stesso, in modo particolare in occasione di una regata dell' America's Cup del 2004, quando gli intermediari del boss si aggiudicarono l'appalto della ristrutturazione di circa 41 milioni di euro. Un bussiness lucroso che il boss trapanese avrebbe portato avanti avvalendosi di due insospettabili imprenditori edili siciliani, Francesco e Vincenzo Morici, rispettivamente padre e figlio. 

Sequestrati beni, azioni e depositi bancari - E' questa l'ipotesi alla base deel provvedimento di sequestro eseguito dai poliziotti e dai finanzieri del comando provinciale, mettendo i sigilli alle banchine già realizzate della parte ovest del porto e bloccando i lavori di quelle in costruzione. Emanato dalla sezione Misure di prevenzione di Trapani, il provvedimento è finalizzato alla confisca definitiva dei beni, poiché secondo gli inquirenti i Morici sarebbero legati a doppio filo all'universo imprenditoriale che gravita attorno a Matteo Messina Denaro. In tutto, i beni sequestrati ai due imprenditori sono 142, oltre a nove partecipazioni societarie e oltre 30 rapporti bancari.

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