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L'inchesta

Serravalle, l'architetto di Penati coinvolge D'Alema

Massimo D'Alema,

"Le esatte parole di Penati furono: 'Io ho dovuto comprare le azioni di Gavio. Non ci pensavo di spendere una cifra così consistente, ma non potevo sottrarmi perché l'acquisto mi venne imposto dai vertici del partito nella persona di Massimo D'Alema'", è quanto  l'architetto di Filippo Penati, Renato Sarno, mette a verbale dopo che i pm gli chiedono di spiegare l'elevato prezzo pagato al costruttore Marcello Gavio nel 2005 dalla Provincia di Milano guidata appunto da Penati. Lo rivela il Corriere della Sera in edicola oggi, mercoledì 10 aprile. L'architetto che fa il nome di D'Alema è in carcere incriminato dai pm monzesi come "collettore di tangenti e uomo di fiducia di Penati nella gestione Milano-Serravalle", secondo l'accusa è anche il professionista che nel 2008 avrebbe trattato con l'imprenditore Piero Di Caterina e con un manager del gruppo Gavio una finta caparra immobiliare da 2 milioni di euro come "restituzione di finanziamenti erogati da Di Caterina a esponenti di sinistra". 

Operazione dubbia  - Secondo la ricostruzione del Corriere, l'architetto Sarno fu Penati a indicare nell'allore presidente dei Ds colui che lo aveva politicamente spinto a un'operazione finanziaria controversa già da quel 29 luglio 2005: da quando la Provincia di Milano con Penati comprò dal gruppo Gavio il 15% della Milano Serravalle al prezzo di 8,9 euro per ciascuna di quelle azioni che Gavio aveva acquistato a 2,9 euro. Gavio incassòò quindi 238 milioni, nello stesso periodo in cui gavio appoggiava da un punto di vista finanziario la scalata che l'Unipol di Giovanni Consorte stava dando alla Bnl prima di essere fermata per aggiotaggio dai pm milanesi.

 

L'interrogatoriio  -  L'architetto spiega che i suoi rapporti con Milano-Serravalle "iniziarono nel gennaio 2005 in seguito ad una richiesta di Giordano Vimercati (ex braccio destro di Penati e tra gli imputati del processo monzese che inizierà a fine giugno). "Dopo l'estate del 2005 incontrai Penati che non avevo più rivisto dal 2000, dall'epoca di Sesto San Giovanni - mi disse che era sua intenzione quotare in Borsa la Serravalle, ma che prima era necessario valorizzarla dal punto di vista economico e di immagine". Sarno spiega che l'operazione a Piazza Affari sarebbe servita a coprire "le spese sostenute dall'acquisto delle azioni da Gavio". Filippo Penati, intervistato dal Corriere, smentisce completamente Sarno: "Costretto da D'Alema a strapagare le azioni Gavio? Non l'ho mai detto a Sarno né avrei potuto dirglielo perché non è vero: difendo l'operazione Serravalle fatta nell'interesse della Provincia e destinata ancora oggi a procurarle una plusvalenza". 

 

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Commenti all'articolo

  • gioch

    11 Aprile 2013 - 15:03

    Mi auguro che i tanti poverini(non so poi se loro o noi)che postano,possano godere della lettura dei suoi postati,e riflettere.Cordialmente.

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  • perfido

    11 Aprile 2013 - 12:12

    Adesso che ha trovato su chi può rifarsi "una barca" di soldi, per essere stato diffamato, pensa di criticare i giornalisti che avrebbero dovuto sentire prima la sua versione. Ma è questo il matto, non Bersani.

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  • emilioq

    11 Aprile 2013 - 09:09

    Fate attenzione...chi tocca o solo sfiora i sinistri muore!!!!!!!!Possono fare le porcate che vogliono ma sono in una botte di ferro....godono di altissime protezioni!!!!!!!!

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  • sardapiemontese

    10 Aprile 2013 - 21:09

    sono sorpresa del fatto che nessun sinistrato ha sentito il bisogno di commentare questo articolo....sarà forse per il fatto che la coda di paglia ha preso talmente bene fuoco che li ha bruciati tutti....

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