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Il commento di Franco Bechis

Tragedia Perugia: l'amore che brucia
nel vuoto lasciato dai padri

Figlio mandante, papà killer. La bacheca di Facebook racconta la tragica storia di Alessandro, Valeria e Julia. Con i genitori incapaci di capire

Julia Tosti e Alessandro Polizzi

Julia Tosti e Alessandro Polizzi

 

di Franco Bechis

Come una fiamma, che avvolge e brucia. E un secondo dopo sei già cenere. Una vampata, due ottobre 2012. Julia e Valerio sono fidanzati. Amore subito che scoppia a venti anni. Che non si tiene, esplode in piazza. Anche sulla piazza virtuale di questi anni, la bacheca Facebook. Julia con i suoi cuoricini. Julia che lo chiama “patatino”, “piccolo dolce koalino”. Valerio che le grida “Amoreee da morireeeee”, con l’eco di cento e che fanno divampare più forte, davanti a tutti quel sentimento. Tre mesi di fiamma. Brucia e subito si spegne. Ancora una vampata. Due febbraio 2013, Julia e Alessandro sono fidanzati. Pioggia di foto insieme. Lei che giocherella con il piercing sulla lingua che sporge sbarazzina. Lui che mostra muscoli e tatuaggi, per cui si sente uomo. Alessandro è un capo, e si vede. Pieno di amici. Sono tutti amici del cuore, perché anche l’amicizia brucia a venti anni oggi. Lo chiamano “Matto”, “Big”, “Toro”, qualcuno più affettuoso “Fratè”, si capisce che non è un tipo comune. Il fuoco con Julia divampa. Lei è poco più di una ragazzina, ma le fiamme trasformano, e ci si sente donna subito. Capelli biondi, capelli bruni. Foto di donna, biancheria intima sfoggiata come una grande attrice, baci vissuti, muscoli del tuo amore mangiati con gli occhi. Ci si sente grandi. Ma si è ancora piccoli, a riempire bacheche con frasi che ruberebbe la Perugina per i suoi nuovi baci. 

Sei mesi, due grandi amori. Fiamme che bruciano e si spengono. Una notte di fine marzo, sono le 3 appena scoccate, tutto in cenere. Un uomo mascherato butta giù la porta di casa, tira giù dal letto Julia e Alessandro. Lui reagisce, un colpo di pistola lo brucia per sempre. Una spranga sulla testa di Julia, colpo di pistola che la ferisce di striscio, poi si inceppa, lei urla e il mostro scappa. Quel mostro- dice la polizia- è il padre di Valerio, che l’ha mandato lì così armato. Vendetta per l’abbandono. Per un fracco di botte ricevute da Alessandro qualche giorno prima. Fiamma, e poi fiamma. Sei mesi ed è già cenere. E lacrime. Julia che ogni giorno scrive sulla bacheca di Alessandro: “Amore… ora sono io la tua guerriera”, “abbiamo combattuto e continueremo a farlo mano nella mano”, “la morte non è niente, sono solamente passato dall’altra parte”, “lasciami credere che ritornerai, angelo mio…”. Julia, e tutti gli amici. Quella bacheca Facebook è diventata la Spoon River dei nostri anni. Si riempirà e riempirà, nessuno potrà cancellare, e poi anche quella sarà cenere. Il fuoco di un’epoca che brucia così in fretta, fa esplodere e divampa ancora. A venti anni così si sono già vissute cento vite. 

Il dramma di Perugia è una storia antica, d’amore e morte. Tragedia greca o scespiriana. Raccontata in ogni epoca: furono i grandi poeti, oggi sono i vincitori di X Factor. Ogni tempo ha il suo fuoco. Oggi avvolge una notte con la ragazza, un peluche da coccolare, il nuovo foro sulla lingua, qualche gioco alla play, dove sfogare tutto, quel che non hai, quel che non sei. Eppure anche oggi li leggi e trovi le trac benedette di cuori che palpitano. Attraversano quella banale quotidianità passioni mortali, perchè totalizzanti, sostitutive di un tutto che manca. Palpitano di desideri, e il desiderio più grande è l’infinito, il per sempre. Mai. Mai ti dimenticherò. Dimmi che potrò rivederti. Se c’è un grido più forte di questo. Che sia vinta la morte. E’ il grido di Orfeo, che scendeva agli Inferi per strappare al buio la sua Euridice.  Non importa che duri tre mesi: è un per sempre, non  un per un poco.  Il poco non basta. Scriveva Alessandro che “la sofferenza è un lampo... la bellezza della vita dura per sempre...”. Anche se la fiamma brucia subito, in loro non è morto il desiderio che arda per sempre. Non è quello che manca. Il vuoto non è nelle loro bacheche facebook, in quella giovinezza che gioca subito a farsi adulta. Il vuoto è quello della generazione di noi padri. C’è un solo padre in questa tragedia, ed è quello che impugna la pistola per vendicare la scazzottata subita dal figlio. Il nostro è un vuoto, e non siamo capaci di capire. Guardiamo i ragazzi e ci sembrano così mancanti di energia, volontà, ideali, impegno.  Ragazzi che  fanno notizia solo quando esplode  il loro istinto, quando ogni cosa intorno esalta l’istinto e una libertà che è fare e avere quello che vuoi. Eppure questi ragazzi che al vuoto dei padri appaiono così sentimentali e leggeri, non scenderanno nel gorgo muti. Parlano, con parole che stringono l’anima, scrivono, chiedono, gridano. Bruciano. I muti siamo noi.

 

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Commenti all'articolo

  • Logmain

    13 Aprile 2013 - 11:11

    Niente paroloni solo squallore di un ambiente familiare marcio fino al midollo e forse anche ben accompagnato da un uso semiquotidiano di qualche droghetta annacqua cervello. Non ci possono essere troppe spiegazioni.

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  • claudionebridio

    12 Aprile 2013 - 22:10

    Quello che manca nel processo educativo dei figli è proprio il principio di autorità, da sempre rappresentato dal padre, il genitore capace di iniziare alla vita il figlio inculcandogli il concetto che nella vita non ci sono solo i diritti ma anche i doveri. Il padre che deve recidere il cordone ombelicale grandematerno per evitare che anzichè in un adulto il figlio si tramuti in un individuo imbelle e debole ed edonista. Decenni di egalitarismo e di ideologie femministe hanno completamente escluso il padre dal processo educativo (i ragazzi crescono avendo come riferimenti quasi solamente rappresentanti di sesso femminile.La cosa è deleteria per entrambi i sessi).La figura maschile e paterna è attaccata volutamente (dai media,film, spot pubblicitari o esaltando solo gli esempi negativi come il cattivo padre dell'articolo)per escludere la famiglia tradizionale della società futura. Tutto ciò è ormai certo:ma guai parlarne in quest'epoca di ideologie politicamente corrette e demenziali

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  • raucher

    12 Aprile 2013 - 21:09

    ma il padre del ragazzo , che dovrebbe avere una visione più razionale della vita , non merita comprensione. Un delinquente e basta.

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  • brutus

    12 Aprile 2013 - 18:06

    Se Bechis é il nome del redattore di questo pasticcio psichedelico, dia retta, cambi mestier o' vada a scrivere su una rivista punck. Non solo non si capisce niente, ma sembra un rapporto dei pompieri di Lambrate. Brucia tutto dall'inizio alla fine. Che pena leggerlo.

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