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Sfregiata la Teca dell'Ara Pacis

Vernice rossa e carta igienica

Sfregiata la Teca dell'Ara Pacis
Due grandi chiazze verde e vermiglio spiccano sul muro bianco della Teca Meier che contiene l’Ara Pacis, l’altare voluto dall’imperatore Augusto, nel 9 a.C., per celebrare la pace.
Per aggiungere un tocco goliardico allo scempio, tra gli schizzi di colore che macchiano i sampietrini, anche la tazza di un gabinetto con due confezioni da 40 rotoli di carta igienica. Così si è svegliata Roma questa mattina, sfregiata e in un’atmosfera dal sapore di vandalismo carnevalesco.
Una cicatrice di vernice sul candore di una delle sue opere più contestate, la stessa Teca di Meier che il sindaco Gianni Alemanno propose in campagna elettorale di rimuovere. L'azione è stata messa a segno prima dell'alba, senza testimoni.
Una firma "culturale", tuttavia, c'è: "Mi pare una gran bella cosa - dice a Repubblica Graziano Cecchini, il futurista che tinse di rosso l'acqua della fontana di Trevi e fece piovere una cascata di palline colorate in piazza di Spagna - un gesto alto in questa città in cui non si muove nulla. Spacca quella gran frecciata di bianco che c'è: l'ho vista da lontano e mi piace. Tutti danno la colpa a Meier, ma lui non ha alcuna colpa: ha fatto il suo lavoro, la responsabilità è di chi lo ha chiamato, invece di portare l'Ara Pacis a San Lorenzo in Lucina, in una bella teca di plexiglas".
Cecchini, condannato a otto mesi per la sua performance di piazza di Spagna per interruzione di pubblico servizio se ne guarda bene dal rivendicare la paternità dell'opera, ma non risparmia le critiche contro il sindaco Gianni Alemanno: "Un anno fa - dice - i nuovi governanti della città avevano annunciato in campagna elettorale un intervento sull'Ara Pacis, ma non hanno fatto nulla. Qualcuno ha deciso di ricordarglielo. Se vogliamo essere una metropoli, se vogliamo provare a stare al passo di Barcellona o almeno di Lisbona, dobbiamo cominciare a fare qualcosa di nuovo. E poi io lo dico sempre: una macchia di colore vi seppellirà".
Sul posto è al lavoro la polizia scientifica, per tentare di dare un nome ufficiale al gesto.

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