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Ciò che il Pontefice non vuole vedere

Souad Sbai a Papa Francesco: "Sul terrorismo islamico sta sbagliando, esiste eccome"

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Papa Francesco

«Caro papa Francesco, mia nonna è stata sgozzata dal terrorismo islamico. Essere offesi dai buonisti o dai fondamentalisti noi musulmani moderati lo accettiamo, ma dal Santo Padre no». Souad Sbai è ferita, delusa, arrabbiata dalle parole di Papa Francesco che negano l’esistenza di un terrorismo islamico. «Non voglio mancare di rispetto al Santo Padre, ma non ci sto. Negare il fondamentalismo islamico è un’offesa ai tanti genocidi perpetrati nella storia. Agli oltre 380 mila morti della Jamaat Al Islamya algerina, alle vittime afghane e siriane di al Qaeda, ai morti per mano di al Shabaab in Kenya».

Signora Sbai, papa Francesco ha dichiarato che il terrorismo islamico non esiste, ma è un fenomeno figlio della disoccupazione.
«Le parole del papa mi hanno scioccata. Sono come acido su una ferita, molto profonda e mai guarita. Non intendo mancargli di rispetto, ma vorrei dirgli una cosa: Santo Padre, qui la situazione è drammatica, il buonismo fa danni. La disoccupazione non c’entra niente. Il terrorismo islamista esiste, eccome se esiste. E ci girano attorno un sacco di soldi. Il terrorista islamico non è un disoccupato, su di lui vengono investiti fior di quattrini. Le parole del Santo Padre a me suonano come un insulto a chi è veramente disoccupato, a chi lascia il suo Paese, si lascia sradicare ed emigra altrove per lavorare. Sono un’offesa anche per quei tanti disoccupati che non hanno mai preso in mano un’arma. E sono un’offesa per noi donne, che ogni giorno combattiamo un fondamentalismo che ci toglie la libertà di vestirci, di studiare, di convertirci, di respirare».

Ci spiega quali radici ha il terrorismo islamico?
«Ha una radice salafita, arriva da un progetto che nasce nel 1929 da parte della Fratellanza musulmana. È un progetto politico che occupa i vari territori. Prima si limitava ai Paesi arabi, ora si sta espandendo anche in Occidente, grazie ai finanziamenti dei petrodollari. Si è già affermato in Inghilterra, in Danimarca, in Belgio. E presto anche da noi se continuiamo così».

Il problema è l’islam politico?
«Sì. Io e gli altri musulmani moderati da anni combattiamo contro l’islam politico della Fratellanza musulmana e di un certo estremismo. Noi vogliamo che l’islam sia come le altre religioni e riguardi la sfera privata dell’individuo. Invece quello che avanza è l’islam politico. E il Santo Padre, di sicuro in buona fede, forse sottovaluta il problema».

Esiste un islam moderato?
«Esiste ma viene oscurato. E le parole del Santo Padre lo hanno oscurato ancora di più, accendendo un faro a favore del fondamentalismo».

Quindi per lei non ha molto senso essere buonisti…
«Il buonismo indebolisce chi lavora per i diritti dell’uomo e per la libertà della persona. Anzi, rafforza il terrorismo estremista islamico. Avevamo bisogno di tutto meno che di queste parole. Perché significa che tutti quei musulmani che hanno combattuto contro il terrorismo sono morti per nulla. Io sono preoccupata per il futuro della libertà, anche di quella del Santo Padre, che forse domani non potrà più parlare».

La libertà, quello che ad esempio manca in Siria, da cui scappano anche molti cristiani.
«Già, la Siria è un altro genocidio. Fuggire significa lasciare terreno libero al terrorismo. Ma ci sono anche molti che restano, e combattono mettendoci testa e cuore. Il Santo Padre avrebbe potuto esprimere la sua vicinanza a quanti in Siria combattono il terrorismo islamista e non dire che non esiste».

E la libertà dei musulmani convertiti ad altre fedi? Gli Ulema marocchini recentemente hanno stabilito che l’apostasia non è più passibile di pena di morte. Papa Francesco al riguardo non si è ancora espresso.
«Gli Ulema riconoscono e conoscono il terrorismo islamista. E non lo temono. Per questo avanzano con riformismo, libertà religiosa, diritti umani. Quello che non si fa qui. È strano che il Santo Padre non abbia mai parlato dei tanti, tantissimi convertiti al cristianesimo che oggi rischiano la vita e sono morti anche in Italia. Non hanno nessun portavoce e sono più di quelli che si convertono ad altre religioni».

In Italia c’è libertà religiosa?
«No. C’è libertà solo per alcune religioni. Oggi c’è la libertà di parola per i buonisti che non si sono mai sporcati le mani per conoscere la verità. Perché nessuno si vuole sporcare le mani quando si tratta di morti, di maltrattamenti, di mancanza di diritti».

di Ilaria Pedrali

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Commenti all'articolo

  • levantino

    20 Febbraio 2017 - 10:10

    Forse è l'unico ad non essersene accorto!

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