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Le testimonianze

Preiti, la moglie: "Non è un mostro". I conoscenti: "Non è pazzo, solo depresso"

Viaggio a Predosa, dove viveva fino a pochi mesi fa il calabrese che ha sparato ai due carabinieri a Palazzo Chigi

Preiti, la moglie: "Non è un mostro". I conoscenti: "Non è pazzo, solo depresso"

 

di Brunella Bolloli

Non c'è odio nelle parole di Ivana Dan, ex moglie di Luigi Preiti, l'uomo che voleva uccidere i politici fuori da Palazzo Chigi. "Mio figlio crescerà nel rispetto di suo padre", dice dall'uscio della sua casa a Predosa, a venti chilometri da Alessandria. Una palazzina popolare che si affaccia sulla strada principale del paese, mentre sotto, in cortile, i ragazzini giocano come sempre, come ogni domenica, a due passi dai giardini di fronte al municipio e alla chiesa, ancora addobbata con il tulle bianco di un matrimonio appena celebrato. "Doveva essere un gesto di festa e di speranza percché finalmente abbiamo un governo - sospira il sindaco Giancarlo Sardi - invece si è trasformato in un giorno di tragedia". Dalle 11 si è trovato Digos e carabinieri in Comune a indagare sul passato di Preiti, che tutti a Predosa conoscono come Gino, gran lavoratore, "assolutamente non squilibrato", ma forse negli ultimi tempi depresso, solo, incavolato con il mondo. Ivana, che ha 40 anni, i capelli neri, un'occupazione stabile ma tante sofferenze sulle spalle perché il destino le ha portato via un fratello giovane e l'anno scorso anche il padre, si è rifatta una vita: ha un nuovo compagno, e soprattutto ha suo figlio, il frutto dell'amore con quell'uomo che ora tutti descrivono come un pazzo, uno fuori di testa. Lei no. "Il mio ex marito non è un mostro, voglio che tutti lo sappiano. Ho sentito dire delle cose terribili su di lui, ma non è così come lo hanno descritto. Io lo conosco. L'amore può finire, ma con suo figlio è sempre stato un buon padre e sono convinta che se è arrivato a questo gesto è per disperazione. Non so spiegarmelo, non è mai stato un violento, non riesco ancora a credere a quello che è successo". 


 

Le testimonianze degli amici - Di fronte a casa di Ivana, dall'altra parte del cortile, abita Domenico Preito, zio di Gino. E' il fratello del padre Michelangelo, il primo della famiglia a decidere di venire su al Nord per lavorare. Ha lasciato Rosarno negli anni Ottanta e si è stabilito in Piemonte per fare il manovale, ma oggi vive di una piccola pensione e ha problemi di deambulazione. Anche per lui, il nipote non ha mai dato segni di squilibrio. "Non sapevo neanche che avesse una pistola, o che sapesse sparare, non ne ha mai parlato con noi. Se ha fatto quel che ha fatto, se ha dato in escandescenze è perché si è sentito umiliato e senza dignità perché aveva dovuto tornare a casa dai suoi, a Rosarno, dopo che era rimasto senza lavoro". Da queste parti non si vedeva dal giorno della Comunione del figlio, lo scorso anno. Ma i tanti abitanti di Predosa riuniti nel bar del paese se lo ricordano bene, uno di compagnia, sempre disponibile per fare lavoretti in casa. "E li faceva pure bene - spiega Pietro, uno degli amici più cari -. Gino è una brava persona. Spesso mi chiedeva un passaggio in macchina fino a Ovada perché non aveva i soldi o era senza macchina e io glielo davo volentieri. Poi lui per sdebitarsi mi faceva trovare il caffé pagato al bar o dieci euro che io gli rimandavo indietro. Lo faccio per amicizia, gli dicevo. Capivo che soffriva di non potere permettersi una vita migliore. E' brutto quando tuo figlio ti chiede una cosa e tu non hai soldi per dargliela". 

Il vizio del gioco - Preiti, però, spesso i soldi li spendeva al gioco. Le macchinette e i videopoker sono stati la sua rovina. Qualcuno parla anche di problemi con la Finanza per qualche lavoretto finito male, ma l'attentatore di Palazzo Chigi non è conosciuto dalle forze dell'ordine piemontesi, non avrebbe precedenti penali. E ora si indaga a 360 gradi anche per capire l'origine della pistola (una Beretta 7.65 con matricola abrasa) che Gino ha confessato di avere comprato al mercato nero di Alessandria quattro anni fa. Il questore Filippo Dispenza ha avuto un lungo colloquio sia con l'ex moglie Ivana, sia con il fratello di Preiti, Arcangelo, che vive a Novi Ligure e che non vedeva Gino da agosto scorso. Lo zio ammette: "Giocava a biliardo, ma con gli amici. Non so quanto ha speso. Non è era un vizio". La separazione da Ivana risale al 2011 e già da allora pare siano cominciati i primi problemi dell'uomo. Depressione, solitudine, disperazione e un forte senso di frustrazione per essere ancora, a 49 anni, a carico degli anziani genitori. "Chiedo perdono a tutti per il gesto del mio ex marito", ripete Ivana mentre porta via suo figlio, che dopo avere sparato nel centro di Roma voleva farla finita per sempre.  

 

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Commenti all'articolo

  • biasini

    29 Aprile 2013 - 15:03

    Non si preoccupi signora! Tra un mesetto massimo due sarà in giro. Al prossimo giro di elezioni magari lo troviamo in parlamento. Del resto ad un piccolo delinquente come Giuliani non è stata intitolata un'aula in parlamento? Se non un mostro, sarà pur sempre un delinquente checchè se ne dica o faccia la magistratura.

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  • Borgofosco

    29 Aprile 2013 - 14:02

    Gli squilibrati sono certamente altri, Sono tutti quelli che vogliono giustificare ad ogni costo un episodio grave che ha assai poco dell'irrazionale. Un folle non programma lucidamente un attentato e non spara per uccidere come ha fatto Preiti. Se per cinque minuti di buio si condannano all'ergastolo mamma e figlia, allora per anni di buio, nella vita dell'attentatore, cosa si deve fare? Non sono sufficienti 'mille anni di galera' per stemperare il fatto delittuoso accaduto a Roma. Piuttosto bisogna indagare per capire chi copre o vorrebbe coprire l'attentatore. Egli è solo un disperato con bisogno continuo di soldi e che frequenta gli ambienti delle scommesse lecite? Scavare nelle abitudini e nelle frequentazioni di quest'uomo rientrato nella terra della ndrangheta e che aveva il possesso di una pistola comperata forse al mercato nero di via Prè a Genova? Mercato dove già ai tempi delle Br era possibile approvvigionarsi di armi. Indagare per capire cosa sta realmente succedendo.

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  • piero1939

    29 Aprile 2013 - 14:02

    pensa se lo fosse stato.

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  • arwen

    29 Aprile 2013 - 14:02

    La crisi i fatti della vita e la disperazione hanno sconvolto quest'uomo, i cattivi maestri, ovvero coloro che a parole condannano la violenza ma poi con i gesti, le azioni e le idee la subornano, lo hanno armato. In un paese in piena crisi sociale, economica e politica, utilizzare linguaggi figurativi violenti, spersonalizzare l'avversario, identificandolo con nomignoli dispregiativi quasi a cancellarne l'essenza umana, indicare i "nemici" da combattere e più, da abbattere anche fisicamente, non può che creare, soprattutto in chi già è disperato, una obnubilazione della coscenza. Ma i nostri politici che, notoriamente, dei fatti del loro paese non ne capiscono niente, hanno già identificato questo poveraccio con le masse da liberare dall'oppressore, finendo così con dare esalto a questa povera figura umana e trasformandolo in un eroe. Come sempre la storia insegna, solo i cretini non riescono ad imparare.

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