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Vogliamo la pappa buona

Trento, la rivolta degli immigrati contro i volontari: "Vogliamo cibo africano e camere singole"

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Trento, la rivolta degli immigrati contro i volontari: "Vogliamo cibo africano e camere singole"

Noi li accogliamo, loro ci sputano addosso la rabbia. A Trento gli immigrati dettano legge e chi non la pensa come loro, può anche andare al diavolo. In settanta, quasi tutti africani, si sono rivoltati contro i volontari e gli operatori della Croce Rossa: si sono chiusi dentro l’ex caserma dell’esercito Damiano Chiesa che li ospita, nella zona sud della città, e hanno posto le loro condizioni. I malcapitati assistenti italiani che sono riusciti a entrare, dopo lunga trattativa, per accudire chi era malato, sono stati sequestrati, e tanti saluti.

La protesta è cominciata martedì sera, ma la notte non ha portato consiglio. Anzi: ieri mattina i richiedenti asilo erano più agguerriti di prima e dalle 7 in avanti è stata un’escalation di tensione. Prima sono arrivate le forze dell’ordine, vigili e polizia, poi attorno alle 9 è arrivato il dirigente provinciale delle politiche sociali, Silvio Fedrigotti, ad ascoltare, grazie all’intervento di un traduttore, le richieste dei rivoltosi.

I profughi non gradiscono la struttura di via Fersina, che definiscono «una prigione». Non vogliono stanze da quattro, ma suite singole da grand hotel, dove ognuno può avere il suo spazio e fare i cavoli propri ad ogni ora senza preoccuparsi del vicino di letto. Meglio se c’è il wi-fi e se si può navigare no limits, tanto paga la Provincia di Trento, cioè i trentini. Il cibo deve essere made in Africa altrimenti lo buttano o, se proprio non possono gustare le specialità di casa loro, almeno che sia variato ogni giorno, pretendono i portavoce della protesta. Insomma, gli chef delle cooperative che gestiscono l’emergenza migranti prendano spunto da Cracco, vedano qualche puntata in più della Prova del cuoco di Antonella Clerici, s’impegnino, sperimentino nuove ricette per palati fini perché i richiedenti asilo sono esigenti e continuano a lamentarsi che da quando sono in Italia non hanno ancora assaporato una cucina da tre stelle Michelin. E sono furiosi.

Poi hanno fretta. Vogliono sapere subito i tempi di discussione della loro domanda di asilo. «Quando i nostri casi saranno affrontati dalla commissione?», scandiscono di fronte alle autorità italiane elencando la loro lista dei desiderata da soddisfare immediatamente. Terza pretesa: equiparare i tempi di discussione e accoglienza della domanda di asilo che a Trento sono più lenti rispetto ad altre parti d’Italia, come la Sicilia o Napoli dove loro hanno conoscenti, anch’essi profughi, a cui la pratica è già stata sbloccata. «I nostri amici hanno fatto più veloce, mentre noi qui dobbiamo aspettare e trascorriamo più di un anno in questo campo di concentramento prima di essere chiamati». Perfino gli africani hanno capito che non funziona sempre tutto allo stesso modo nel nostro Paese e ci bacchettano, ci danno lezione su come bisogna fare: «In Italia dovrebbero esserci le stesse regole in ogni regione e noi vogliamo sapere perché alcuni vanno in commissione prima e noi dopo. Questo è un problema».

I rappresentanti della Provincia di Trento hanno ascoltato e preso nota. Qualcuno dei rivoltosi, calmati gli animi, si è fatto avanti anche in modo pacifico e ha spiegato in italiano il perché di questa situazione giudicata ormai non più tollerabile. Nel gruppo, oltre alla cinquantina di africani, che sperano in una condizione migliore, anche pachistani e afghani fuggiti dalla violenza dei talebani e ormai parcheggiati da un anno in questa caserma dismessa dove ieri si è sfiorata la rissa. «Abbiamo una sola infermiera per trecento persone», ha spiegato un rifugiato ai cronisti locali, che hanno filmato le scene di ordinaria follia di ieri mattina, con le recinzioni spezzate e il divieto d’ingresso al personale della Croce Rossa. Soltanto nel pomeriggio la situazione è tornata alla normalità, anche se per il segretario trentino della Lega, Maurizio Fugatti, «il caso è ormai fuori controllo». Il Movimento nazionale per la Sovranità chiede a gran voce le dimissioni dell’assessore provinciale, Luca Zeni, «che non sa gestire l’emergenza migranti e si dimentica che sono in Italia a spese nostre». Replica dell’assessore e del presidente Ugo Rossi: «Nel campo della protezione internazionale il Trentino sta rispondendo a una precisa richiesta dello Stato. È paradossale che proprio qui, dove l’accoglienza viene gestita con serietà, vi siano alcuni migranti che non riconoscono, o non vogliono riconoscere, tale impegno».

di Brunella Bolloli

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Commenti all'articolo

  • levantino

    20 Marzo 2017 - 09:09

    Le donne,i televisori con la relativa padella per vedere quello che più gli aggrada,i cibi alla loro richiesta,ecc. Ma si credono i padroni dell'Italia? I nostri connazionali vanno a rovistare nei cassonetti,vi sembra giusto? E' tutto un affare,altro che accoglienza! I trentini prendano spunto di come si sono comportati i tarantini. E cosi gli italiani!!!!!!!!

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  • marcadabollo

    18 Marzo 2017 - 20:08

    antonio de dominicis, essi sono persone che servono al pd per il voto, e per tenere le bandiere ai cortei...

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  • lissalissa

    lissalissa

    18 Marzo 2017 - 19:07

    Una bottiglia d'acqua, un panino con salumi di maiale, metterli su una bagnarola e rinviarli da dove cxxxo sono venuti.

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