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Follie da compagni

Milano, i bambini alla festa dei profughi intonano Bella Ciao

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Milano, i bambini alla festa dei profughi intonano Bella Ciao

Alla due giorni di festa per gli immigrati ospitati alla caserma Montello, c’erano l’assessore Majorino e mezza sinistra milanese. Poi c’erano i bambini arruolati per cantare “Bella Ciao” ai migranti. Lo hanno fatto davvero ieri mattina gli studenti della scuola media Rinnovata Puecher, che nel bel mezzo della festa hanno intonato l’inno partigiano.

Difficile cogliere il sillogismo tra l’esodo di questi disperati e i moti della Resistenza. Tanto che il genitore di un bambino si è sfogato con Libero: «trovo diseducativo affermare che nessuno è illegale, neppure i clandestini, e non approvo la scelta di assegnare una struttura destinata alle nostre forze dell’ordine a 300 immigrati, la maggior parte dei quali potrebbe non essere formata da profughi». Per questo non ha fatto partecipare il figlio al “concertino”. Interpellata, la professoressa Noemi Morrone, al contrario, difende la scelta: «Il nostro istituto è intitolato al partigiano Giancarlo Puecher, fa parte del nostro Dna. Il brano è parte del repertorio della banda, i ragazzi lo cantano sempre; è successo anche in occasione di Expo». Nella sua difesa d’ufficio l’insegnate spiega anche che «l’orientamento politico degli studenti è una loro scelta personale, ma a scuola continueremo a insegnargli l’Inno di Mameli e Bella Ciao».

Tornando alla festa un altro punto da sottolineare è che la tanto sbandierata apertura ai cittadini della Montello è stata più che altro simbolica: unico spazio accessibile il cortile interno, delimitato da un nastro rosso e bianco. Da quella postazione si vede il campo da calcio, quattro bancarelle allestite per l’occasione e una lunga tavolata, dove viene servito da mangiare. Gli spazi interni dell’edificio - dove vivono i 300 immigrati, ospitati da novembre 2016 - sono off limits. Pochi i partecipanti nel primo pomeriggio, che aumentano un po’ verso le 16, con l’inizio del torneo di calcetto. «Ve lo ricordate? I razzisti da marciapiede spiegavano che con la Montello avremmo avuto l’invasione. La verità è che al massimo c’è quella di campo (da calcio)», commenta l’assessore alle Politiche Sociali, Pierfrancesco Majorino. Affissi sui lampioni del quartiere alcuni volantini: «No alla paura, all’insicurezza, agli immigrati alla Montello. Basta festeggiamenti! La caserma alla Polizia di Stato». Firmato: Comitato Giù le mani dalla Montello, presieduto da Achille Canevari: «L’ennesima festa dei centri sociali e dei migranti supportati dal Comune, che non rappresenta assolutamente il quartiere e chi ci abita. Mentre il nostro comitato non ha mai avuto il permesso di entrare nella caserma, qui organizzano raduni di propaganda, blindando la zona. Rivogliamo il nostro quartiere».

Antonella Barranca (Zona 8 Solidale) ha visto invece «molti residenti contenti di essere qui. Prendiamo atto dei volantini, ma andiamo avanti nel nostro lavoro. Siamo convinti sia la cosa giusta». Girovagando tra le bancarelle ascoltiamo storie strazianti e scorgiamo uno striscione appesi all’ingresso che recita: «Nessuno è illegale». Non la pensa così Silvia Sardone: «Mentre i centri sociali e Majorino festeggiano, i residenti della zona giustamente protestano. Lo slogan “Nessuno è illegale” ci lascia perplessi, non vorremmo che la caserma diventasse a tutti gli effetti laboratorio per l’arrivo di migranti; di cui molti, come sappiamo, non hanno diritto a stare in Italia». Sulla stessa linea l’ex vicesindaco De Corato: «le porte della Montello sono state sì aperte, ma ai centri sociali e alla sinistra radicale. Oltre i muri, il problema è che non ci sono solo gli slogan bolsi dei centri sociali, ma un numero consistente di clandestini». Simona Bordonali, assessore regionale alla Sicurezza, annuncia che il momento di festeggiare sarà a gennaio 2018, data prevista per l’apertura del cantiere che porterà alla realizzazione della Cittadella della Sicurezza, nuova sede della polizia locale.

di Andrea E. Cappelli

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Commenti all'articolo

  • Nicocap

    23 Marzo 2017 - 13:01

    Rosa Abbresci, i partigiani erano pochi prima della fine della guerra: chi ha liberato il paese dai fascisti sono stati gli Americani e gli Inglesi. Per questo ho sempre trovato vomitevoli le bandiere rosse, e peggio, quelle della Palestina nei cortei del 25 aprile. Fra un po', morti e sepolti i pochi, veri partigiani ( che non erano certo tutti comunisti) farete sfilare in corteo i clandestini africani e qualche sinistro per motivi puramente alimentari. Inoltre Bella Ciao i partigiani non l'hanno mai cantata davvero; è un aspetto di una mitologia bene orchestrata dalla parte politica che è riuscita ad attribuirsi tutti i meriti. E per concludere, solo in Italia siamo capaci di celebrare una sconfitta.

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  • patriziabellini

    20 Marzo 2017 - 15:03

    Fa molto più scena sostenere i clandestini con le loro storie strazianti, spesso inventate, che i poveracci italiani con storie strazianti vere.

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  • filen

    filen

    20 Marzo 2017 - 11:11

    Abbresci parlerei volentieri tedesco piuttosto di essere in queste condizioni con la classe politica di leccaculi ladroni e poltronari che abbiamo in parlamento ma evidentemente lei ci sguazza dentro per essere felice di questo paese per come è messo

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