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Com'è la sharia

Sharia, la testimonianza: "Così mio padre uccise mamma davanti ai miei occhi"

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Sharia, la testimonianza: "Così mio padre uccise mamma davanti ai miei occhi"

"La sharia è così: se una donna si ribella, la castiga". Parole nette, quelle di un'impiegata marocchina, arrivata in Italia quando era ancora una bambina. La donna, che ha superato i trent’anni, ha scelto però di rimanere nell’anonimato, grazie al suggerimento di Souad Sbai, giornalista, ex parlamentare Pdl e oggi impegnata con l’associazione Acmiduna.

"Mio papà ha ammazzato mia mamma davanti ai miei occhi. Anche se sono passati tanti anni - ricorda intervistata da Il Giorno -, ricordo tutto come se fosse appena successo. L’ha accoltellata al cuore e poi l’ha strangolata. La sentivo gridare 'traditore' perché l’aveva colpita mentre dormiva. Poi mio papà è venuto da me, mi ha portata in camera e mi ha detto: "Vedi lei non mi ha ascoltato e questa è la sua punizione". Una scena che la donna non potrà mai dimenticare: una madre uccisa perché voleva il divorzio per potersi allontanare dal marito.

"In casa erano violenze e botte continue. Una volta ha colpito mia sorella con un cric. Quando ci picchiava, non andavamo a scuola per giorni finché i lividi non passavano", racconta. "Quando poi avevo solo 12 anni, mi ha promesso sposa ad un altro marocchino. Io ero cresciuta in Italia: non volevo ed ero disperata. Mia mamma però mi consolava sempre: "Sei la mia bambina e se non vuoi sposarlo, io farò di tutto". Ha sacrificato la sua vita e io ora devo essere forte". La marocchina, nonostante i parenti di suo padre – ora latitante - la minaccino affinché lei non testimoni, andrà avanti nel processo perché crede fortemente nel fatto che una donna debba essere libera.

Alla conclusione dell’intervista per Il Giorno, racconta di suo figlio: "Mi sono sposata a 18 anni perché volevo una famiglia che non avevo. Mio padre è sparito subito e da allora non so più niente e mio marito era come lui: all'inizio sono bravi e buoni, ma è solo un inganno. Desideravo così tanto un figlio, ma dovevo scappare da lì perché non volevo finire come mia mamma". Ha cercato anche di riaverlo e di portarlo via dal Marocco: "Sono tornata in Marocco e ho ottenuto l’affidamento. Ho vinto, ma non me l’hanno mai riportato. Lo seguo su Facebook, vedo le sue foto". Per la donna questo è stato il prezzo più grande da pagare.

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