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Testimonianza choc

Il video: "La scelta di Piera",
quando l'eutanasia diventa show

Una donna di 76 anni, morta a febbraio, ha filmato il suo viaggio in Svizzera per cercare la dolce morte. Il fimato scatena la polemiche

Il video: "La scelta di Piera",
quando l'eutanasia diventa show

 

L'eutanasia diventa un video come fosse un reality show. Piera 76 anni, malata terminale, se n'è andata il 29 novembre scorso in una clinica svizzera. Ad aiutarla nel suo ultimo viaggio è stata l'Associazione Luca Coscioni e la compagnia di Marco Cappato. Ora dopo la sua scomparsa è stato presentato il video La scelta di Piera, un documentario che racconta la storia della morte di questa donna. In un filmato di tre minuti Piera descrive la sua malattia, un tumore al fegato in fase terminale."Non c'è niente da fare, il mio fegato è impazzito, finché non diventerò nera, color acciaio, poi ci saranno i dolori. Le altre strade non mi portano alla guarigione a una vota diversa, non mi portano a niente, comunque e sempre alla fine della vita. Io non voglio più soffrire, diventa una sofferenza fine a stessa, a chi giova la sofferenza mia o di tanti altri? Perché devo soffrire fino a morire? Chi deve arrogarsi il diritto di dire o fare questo, a decidere sono io, della mia vita, della mia morte", racconta Piera nel video. 

Il compagno di viaggio - Poi, nel raelity della sofferenza arriva il momento del viaggio in svizzera: "Da giugno aspettavo l'appuntamento con la clinica svizzera, l'appuntamento è per domani sera alle 18, il primo colloquio per capire se la persona è cosciente di quello che fa. Poi il giorno dopo la visita medica e poi la persona decide se si o no. Da quel momento un'equipe di medici è a disposizione per eseguire le tue volontà . Danno da bere una bibita e poi uno si addormenta, si addormenta e basta". Lei l'ha fatta finita così. E il suo video, purtroppo, ne è una viva testimonianza. Marco Cappato, tesoriere della associazione Coscioni è pronto ancora a filmare tutto e a fare da compagno di viaggio a chi vuole andare a morire in Svizzera: "Piera mi chiese di accompagnarla in Svizzera perché non aveva trovato nessuno disposto a farlo - ha raccontato Marco Cappato, tesoriere dell'Associazione Luca Coscioni, in conferenza stampa - sono pronto ad assumermene la responsabilità, anche per il futuro, aiutando chi ce lo chiederà". Si spera in pochi. (I.S.)

 

 

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Commenti all'articolo

  • pinturicchi

    04 Maggio 2013 - 10:10

    Oggi i medici considerano i malati terminali come soggetti "vivi " di studio, esattamente come topi da laboratorio , con un vantaggio che rispetto ai topi ,i malati parlano . Un malato terminale viene tagliato ,spaccato in quattro in cerca di metastasi poi ricucito e rimesso in piedi e predisposto per un inevitabile nuovo intervento . Tutto questo va avanti almeno ....Per un anno ...........La cavia umana è garantita

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  • brutus

    03 Maggio 2013 - 23:11

    Ha perfettamente ragione, ma questi signori non si accontentano di avvelenarci la vita, vogliono pure ordinarci come morire. Che Dio mandi loro una infiammazione del nervo sciatico.

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  • elenasofia

    elenasofia

    03 Maggio 2013 - 20:08

    Il mondo alla rovescia: invece di scandalizzarsi perché ci sono persone che pretendono di imporre (agli altri) sofferenze indicibili, ci si scandaliza perché un malato terminale decide di farla finita con dolori atroci che non servonpo a nulla.

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