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La decisione dell'Authority

M5s, Garante della privacy: "Divieto di pubblicazione e immediata distruzione delle email hackerate"

Secondo l'Authority, l'attività rappresenta "una grave violazione della segretezza della corrispondenza e delle comunicazioni di ogni cittadino"

Giulia Sarti, deputata 5 Stelle

Giulia Sarti, deputata 5 Stelle

La questione delle email hackerate ad alcuni parlamentari grillini è stata presa di petto dal Garante della privacy che ha disposto "il divieto di divulgare e trattare ulteriormente il contenuto delle mail dei deputati del Movimento 5 Stelle originariamente diffuse in rete". Lo ha comunicato oggi con una nota lo stesso Garante. L’Authority ha deciso che"le testate giornalistiche, i siti web e chiunque detenga queste mail, per averle eventualmente scaricate, dovrà provvedere a cancellarle, anche dai propri archivi". 

La richiesta della Sarti - Qualche giorno fa era stata Giulia Sarti, una delle vittime dell'attacco informatico, ad invocare l'intervento del Garante: "Le testate giornalistiche che ne sono in possesso devono cancellarle: chiederemo al garante un intervento in tal senso. Ci sarà un collegio l'otto maggio, vedremo se saranno sensibili alle nostre richieste", aveva dichiarato. Richiesta ora accolta. 

Grave violazione della privacy - Con una nota diffusa oggi il Garante spiega: "Dopo il primo, forte monito affinchè venisse rispettata la privacy dei parlamentari abbiamo adottato ieri un provvedimento (che verrà pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale) le cui motivazioni risiedono nella violazione di diverse norme". L'attività compiuta ai danni dei deputati del M5s si configura, precisa la nota, come "una grave violazione di un diritto fondamentale sancito dalla Costituzione, quello alla segretezza della corrispondenza e delle comunicazioni di ogni cittadino, aggravato in questo caso dal fatto che ad essere stata violata è la corrispondenza di membri del Parlamento, tutelati da specifiche disposizioni costituzionali". 

Cancellarle dagli archivi - Inoltre, aggiunge il Garante, l'intera vicenda ha determinato "la lesione del diritto alla riservatezza non solo dei diretti interessati, cioè dei parlamentari intestatari degli indirizzi di posta elettronica, ma anche di tutti coloro che sono entrati in contatto con essi tramite mail, nonchè eventualmente di terzi citati nelle comunicazioni". Alla luce di tutto ciò, conclude la nota, "l'illiceità della iniziale acquisizione delle comunicazioni e della successiva messa a disposizione delle stesse sul web estende i suoi effetti anche ai successivi trattamenti di dati, rendendo illecita ogni altra successiva operazione di raccolta, conservazione e ulteriore utilizzo degli stessi dati".

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