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La scheda

Mediaset, un'inchiesta lunga dieci anni: tutte le tappe del processo

Silvio Berlusconi in primo grado condannato per frode fiscale a 4 anni di reclusione e 5 di interdizione dai pubblici uffici

Silvio Berlusconi

 

Il processo sui diritti televisivi nasce come un filone del processo All Iberian (finanziamenti illecito al Partito socialista) e riguarda due società estere collegate alla Silvio Berlusconi Finanziaria (società lussemburghese), la Century One e la Universal One. Sui conti di tali società hanno lasciato l'ultima traccia, secondo l'accusa, i fondi neri "distratti su conti bancari in Svizzera, Bahamas e Montecarlo nella disponibilità degli indagati e gestiti da fiduciari di Berlusconi". La cresta sulla compravendita dei diritti di film made in USA avveniva, secondo l'ipotesi accusatoria, in modo illegale: Mediaset non li comprava direttamente ma da società offshore (Century One e Universal One e altre come la Wiltshire Trading e la Harmony Gold) che a loro volta li cedevano ad altre società gemelle, facendo lievitare il prezzo ad ogni passaggio. La differenza tra il valore reale e quello finale consentiva di mettere da parte fondi neri.

L'ipotesi accusatoria - Berlusconi avrebbe intascato fondi neri (280 milioni di euro in dollari, lire, franchi francesi e svizzeri e fiorini olandesi) in nero, senza pagarvi le tasse e frodando i propri azionisti (falso in bilancio). Ma la difficoltà maggiore per i pm è stato capire come avvenivano tali operazioni, considerato che il premier ha lasciato tutte le cariche sociali nel 1993. Berlusconi avrebbe continuato a occuparsi delle società tramite prestanome. L'ipotesi accusatoria è suffragata dalle testimonianze di Carlo Bernasconi (capo della Silvio Berlusconi Communications), Oliver Novick (responsabile della Direzione Corporate Development) e Marina Camana (segretaria di Bernasconi che, secondo le rivelazioni dell'Espresso, ha raccontato proprio che le indicazioni per gli acquisti venivano da Arcore). Il 18 giugno 2012 i pubblici ministeri Fabio De Pasquale e Sergio Spadaro avevano chiesto al giudice una condanna di 3 anni e 8 mesi per frode fiscale di 7,3 milioni di euro

Primo grado - La sentenza è arrivata lo scorso 26 ottobre: dopo quasi dieci anni di indagini e sei di processo. Un processo che è andati avanti con ripetuti stop and go tra richieste di ricusazione, slittamenti, il ricordo alla Consultta e i legittimi impedimenti di Belrusconi quando era presidente del consiglio. In primo grado è stato condannato a quattro anni di reclusione e a cinque di interdizione dai pubblici uffici. "I diritti erano oggetto di passaggi di mano - si legge nelle motivazioni della sentenza - e di maggiorazioni ingiustificate. Passaggi privi di funzione commerciale. Servivano solo a far lievitare il prezzo". Berlusconi, "gestiva il sistema anche dopo la discesa in campo" politica. Il giudice ha poi disposto un risarcimento dei danni all'Agenzia delle Entrate di 10 milioni di euro. L'ex premier, infine, è stato anche condannato all'interdizione dai pubblici uffici per cinque anni, e tre anni di interdizione dagli uffici direttivi delle imprese: provvedimento che non è immediatamente esecutivo, essendo la sentenza di primo grado. La pubblica accusa aveva chiesto tre anni e otto mesi di carcere. Assolto invece Fedele Confalonieri.

Il giudizio della Consulta Sul procedimento è inoltre ancora pendente la decisione della Corte Costituzionale su un conflitto di attribuzioni con la Camera: la presidenza di Montecitorio si era rivolta alla Consulta dopo che il tribunale di Milano, nel marzo 2010, aveva rifiutato il rinvio di una delle udienze nonostante che Berlusconi, all'epoca presidente del Consiglio, fosse impegnato in attività di governo. E' rarissimo che un Tribunale emetta sentenza mentre la Consulta deve ancora decidere su un passaggio del procedimento che è stato celebrato. Non ci sono obblighi, ma la procedura diventata prassi consolidata vuole che i giudici, in attesa di una decisione che riguarda il 'loro' processo da parte della Corte Costituzionale, proseguano i lavori fino a sentenza, ma a quella si fermino. Ma così non ha fatto il collegio della prima sezione penale del Tribunale milanese. Anche la Corte d'Apello non ha atteso la pronuncia della Consulta. 

 

 

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Commenti all'articolo

  • imahfu

    08 Maggio 2013 - 20:08

    Ho lavorato in Istituto di credito monegasco e si sapeva...

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