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Milano, il giallo del tombino radioattivo nella villa degli scienziati: c'è un pozzo con Cesio 137

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Milano, il giallo del tombino radioattivo nella villa degli scienziati: c'è un pozzo con Cesio 137

Un tombino radioattivo scoperto in un garage, un chimico stravagante e imprevedibile, un ostinato vicino di casa che non lascia avvicinare nessuno (nemmeno quelli del Cern) alla villa di due celebri ricercatori morti da tempo, una misteriosa cassaforte che conterrebbe un testamento ancora più misterioso, il fascino pericoloso e irresistibile del Cesio 137. Gli ingredienti per un thriller mozzafiato - o per una distopia fantasy - ci sarebbero tutti, ma è tutto vero: è la vicenda personale del chimico Luciano Cecchi e di sua moglie, la biologa Roberta Lodi, due apprezzati ricercatori del Cern deceduti negli anni scorsi in seguito a gravi malattie. I due condividevano un’abitazione nel comune di Brugherio, in via Primo Maggio, dove il chimico aveva iniziato ad accumulare grandi quantità di materiale riguardante lo studio della radioattività, un argomento a cui aveva dedicato la maggior parte della vita e una buona parte della carriera. Luciano Cecchi era infatti il responsabile del settore del Cern dedicato alla radioattività nel Nord Italia, e negli ultimi anni - dopo il pensionamento - aveva continuato ad accumulare riviste e articoli di giornale incentrati sul tema e sulle ultime novità del settore, il suo settore.

Cecchi morì nel 2014 all’età di 78 anni - sua moglie era morta qualche anno prima, era gravemente malata di tumore - e la loro casa, che negli ultimi anni era divenuta il luogo privilegiato per le ricerche del chimico, venne ereditata da due vicini di casa, una coppia di coniugi che vive tutt’ora lì. E i due, nel corso di alcune perlustrazioni dell’abitazione, hanno rinvenuto un oggetto insolito e potenzialmente pericoloso: un “tombino” radioattivo, una sorta di contenitore ricoperto di zinco su cui era riportato il simbolo del Cesio 137, un isotopo radioattivo. La villa è già stata sottoposta ad attenti sopralluoghi da parte dei vigili del fuoco - l’ultimo risale alla scorsa settimana - ma il contenitore radioattivo non è stato ancora rimosso.

L’intera vicenda ci è stata spiegata dettagliatamente dalla sorella della biologa Roberta Lodi: «Nel 2014, dopo la morte di mio cognato», spiega la signora Gabriella Lodi, che abita a 500 metri dalla villa di via Primo Maggio, «il Cern ci chiese insistentemente di poter entrare nella villa dei Cecchi per recuperare del materiale scientifico: nei suoi ultimi anni di vita, infatti, pare che mio cognato abbia portato a casa alcuni strumenti di proprietà dell’Istituto (forse anche il tombino), una serie di materiali di cui non so assolutamente nulla. Il Cern», prosegue la signora Lodi, «telefonò in più di un’occasione (volevano entrare in casa a tutti i costi) e allora fui costretta a confessare la verità: il vicino di casa - quello che ha ereditato la casa - aveva infatti cambiato la serratura della porta, impedendo a chiunque di entrare nell’abitazione. Io stessa non vi metto piede da quasi tre anni, dal luglio del 2014. Il vicino è stato contattato anche dal Cern, ma la risposta è stata la stessa che aveva dato a me: si è rifiutato di lasciarli entrare».

Sulla questione dell’eredità è al momento in corso una causa: i vicini di casa sostengono che la villa gli sia stata assegnata dallo stesso Cecchi poco prima della morte - i due vicini avrebbero addirittura prodotto una lettera vergata dal chimico - ma la loro versione è stata fermamente contestata dalla signora Gabriella Lodi e da suo marito, che hanno intentato una causa: «Mio cognato era uno studioso davvero brillante, ma negli ultimi anni aveva perso gran parte della propria lucidità», afferma la signora Lodi. «La lettera esibita dai due vicini era scritta malissimo... Ma nella cassaforte dell’abitazione dei Cecchi», conclude la Lodi, «c’era un altro testamento, ne sono praticamente certa».

di Riccardo Intini

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Commenti all'articolo

  • veleno57

    11 Maggio 2017 - 08:08

    Capra. Il CERN non ha "un settore dedicato alla radioattivita` del Nord Italia". Magari la capra che ha scritto questo articolo voleva dire "CNR". Forse sarebbe meglio che certi "giornalisti" facessero altre cose (zappare l'orto, mai?)

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