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La loro civiltà

Milano, aggredito l'inviato di "Libero" perché scattava fotografie

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Milano, aggredito l'inviato di "Libero" perché scattava fotografie

Nel raccontarvi cosa mi è successo giovedì notte - in piazzale Selinunte a Milano - mentre svolgevo il mio lavoro di cronista dirò soltanto la verità, nient’altro che la verità, attenendomi ai fatti. Giovedì sera, intorno a mezzanotte, sono stato aggredito da tre ragazzi arabi. Dopo aver subito qualche percossa sono riuscito a divincolarmi, chiedendo aiuto a gran voce. Attorno a me soltanto musulmani, un centinaio di musulmani che ogni sera, in periodo di Ramadan, si riversano nelle strade e nelle piazze del quartiere, facendo bisboccia fino a tarda notte. Fortunatamente un gruppo di cinque anziani, italiani residenti in zona, hanno sentito le mie grida. Dopo avermi soccorso, hanno atteso assieme a me l’arrivo della polizia.

Procediamo con ordine: su segnalazione di molti cittadini e di un consigliere del Municipio 7 (Francesco Giani) la notte di giovedì sono andato in piazzale Selinunte - vicino a San Siro - per un sopralluogo. Gli abitanti lamentano di non riuscire a dormire, a causa del baccano prodotto dagli islamici. Intorno alle 23 sono arrivato sul posto; a impressionarmi il numero di persone: almeno un centinaio. All’angolo con viale Mar Jonio un negozio aperto: "Macelleria Rays" recita l’insegna, affiancata da scritte in arabo. Diverse persone si avvicendavano dentro e fuori dal locale, acquistando bibite e generi alimentari. Una grande folla si era radunata al centro della piazza: nel campo da basket una ventina di ragazzi stavano disputando una partita; alcuni adolescenti ascoltavano musica rap, pompata a tutto volume da due casse. Nel campo da bocce i bambini facevano cozzare delle sbarre di plastica contro le inferriate, producendo un frastuono assordante. Altri esplodevano petardi nell’area verde e in mezzo alla strada. L’area giochi era gremita: le mamme velate, sedute a semicerchio sulle panchine, osservavano i figli oscillare sull’altalena e sfrecciare sullo scivolo. Un’intera comunità riempiva i viali notturni di Milano. Lassù, nell’anfiteatro di palazzi che circondano la piazza, tante finestre illuminate. Camminando lungo il marciapiede avvertivo l’energia che quella massa di persone sprigionava: una sorta di eccitazione collettiva. Avendo represso i loro bisogni primari durante il giorno, al calare delle tenebre le naturali pulsioni umane hanno trovato libero sfogo, come quando si stappa una bottiglia di spumante e il tappo di sughero schizza in aria, lasciando fluire la schiuma.

Per documentare quanto stava accadendo ho attraversato la piazza, fino a raggiungerne il centro. Ho scattato qualche foto con il telefono, cercando di non dare nell’occhio. Un’imprudenza. Non ho fatto in tempo a riporre il cellulare nella tasca che tre ragazzi mi erano addosso. «Che vuoi fare? Dammi il telefono» ringhiava uno di loro, il più aggressivo. Ho cercato di calmarli, spiegando che me ne stavo andando e non volevo problemi. Il più violento mi ha afferrato per un braccio, torcendolo. Il cellulare si è schiantato al suolo, lo schermo in frantumi. Divincolandomi, sono riuscito a liberarmi dalla presa. Il secondo ragazzo mi ha sferrato un calcio, poi un pugno. Ho cominciato a correre, inseguito dai tre. Ho gridato più forte che potevo, sperando di attirare l’attenzione di qualche abitante. Ero attorniato da stranieri, non riuscivo a pensare che a una cosa: «Se mi prendono, mi ammazzano di botte». Fortunatamente, un gruppo di cinque anziani - attirato dalle grida - è venuto in mio aiuto. Alla loro vista, i miei assalitori si sono dileguati. Uno degli anziani - un negoziante della zona - ha chiamato la polizia, che è arrivata soltanto 20 minuti dopo.

«Cosa sei venuto a fare? Non lo sai che questo è il loro territorio?». «Noi non riusciamo più a vivere in pace». Il tenore dei discorsi assumeva una certa piega: in quel momento, non riuscivo a biasimarli. Comprendo le parole proferite di getto, l’esasperazione di chi vive in trincea. Del resto, a differenza dei miei aggressori, questi signori non farebbero male a una mosca. Arrivata la polizia, sono salito sulla volante. Mentre osservavo il paesaggio dal finestrino pensavo che su cento persone presenti, cento cittadini musulmani, nessuno ha alzato un dito per aiutarmi. Non voglio incolpare un’intera religione, ma a Milano c’è un problema di integrazione, è evidente. Il consigliere di municipio Francesco Giani (FI) ha ben chiara la situazione: «San Siro è diventato da anni un ghetto abitato da immigrati, in cui gli stranieri sono i pochi residenti italiani rimasti. Le scuole del quartiere hanno il 75% degli alunni di origine straniera. Il problema non è solo la concentrazione di stranieri senza alcuna integrazione, ma l’occupazione abusiva delle case popolari, lo spaccio e la criminalità in generale. Ho parlato in Municipio 7 della situazione - conclude - e i consiglieri del Pd si sono messi a ridere. La stessa notte un giornalista di Libero è stato aggredito. La situazione in quel quartiere è fuori controllo e il Comune fa finta di non vedere». Dal canto suo Carmela Rozza (assessore alla Sicurezza del Comune di Milano) ha annunciato che da questo momento saranno intensificati i controlli in piazza Selinunte. Meglio tardi che mai.

Ora, ogni lettore potrà trarre le conclusioni che vuole; ho perso ogni voglia - ammesso che l’abbia mai avuta - di sradicare ottusi preconcetti di natura ideologica.

di Andrea E. Cappelli

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Commenti all'articolo

  • pastello

    04 Giugno 2017 - 12:12

    Sto godendo come un riccio pensando che quando capiterà a qualche sinistro sarà costretto a minimizzare: vero, sono tutto ammaccato ma bisogna distinguere tra musulmani estremisti e la maggior parte di moderati.

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  • falett

    04 Giugno 2017 - 11:11

    Il bello deve ancora avvenire, non abbiamo imparato niente dalla storia, basta un coglione qualsiasi che dia il via e inizia il massacro. L'unica differenza è che loro sono uniti e preparati e non hanno niente da perdere, noi invece da felicini, beati coglionazzi tutto accoglienza e volemose bene ci troveremo divisi, impreparati e indifesi alla mercè di qualsiasi fanatico estremista e non.

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  • pastello

    04 Giugno 2017 - 11:11

    Tutto sommato il cronista ha avuto un gran culo. Ha trovato cinque anziani che non hanno votato per i cattocomunisti.

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