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Il caso

Renzi, un gelato sempre più amaro
Gli industriali contro il sindaco:
"Era tutto concordato, ma lui..."

Tagliati i tempi del festival: da 10 a 3 giorni. Il rottamatore: "Come gli altri anni". Ma Poli: "Non si nasconda dietro una delibera, dica la verità"

Matteo Renzi

Matteo Renzi

di Attilio Barbieri

Gelato sempre più indigesto per Firenze. Non si placano le polemiche sulla durata del festival dell’alimento estivo per eccellenza dopo la decisione del sindaco Matteo Renzi di ridurre da 10 a 3 giorni la durata della manifestazione. La delibera della giunta fiorentina era arrivata martedì 14 maggio, a tre giorni dall’apertura, con i tir carichi di materiali per l’allestimento fermi alle porte della città. La replica del «rottamatore» alle accuse degli organizzatori del Firenze gelato festival non ha convinto nessuno. Anzi, ha finito per gettare ulteriore benzina sul fuoco delle polemiche. «Abbiamo autorizzato il Festival esattamente come gli altri anni», ha affermato il primo cittadino, «non si può dare a un privato per metà mese di maggio le principali piazze della città. Si dà il weekend, perché si è già fatto in passato, probabilmente risolveremo il problema dal prossimo anno quando, se avranno bisogno di un po' più di tempo, lo potranno avere alle Cascine. Comunque le polemiche di questi giorni sono abbastanza assurde, nelle altre città in cui il Festival del Gelato si svolge, dura un weekend».

Arriva a strettissimo giro di posta la replica di Gabriele Poli, ideatore e organizzatore dell’evento, oltre che presidente dei giovani industriali fiorentini. «In primo luogo chiariamo che Renzi ha ridotto le date del Firenze Gelato Festival 2013 il giorno stesso in cui da tempo era stato programmato l’avvio degli allestimenti. La decisione ha comportato una riduzione del Festival con una durata non eguale ma inferiore alle precedenti edizioni». Ma non basta: «Appare fuori luogo anche il paragone fatto dal sindaco con le altre città in cui si svolgerà il Festival per la prima volta a partire da quest'anno. Nel caso di Firenze, come risulta dai documenti pubblicati sui giornali, da quanto stava scritto ed è stato pubblicizzato attraverso i mezzi e i canali di informazione del Comune di Firenze, la durata di dieci giorni era stata concordata con gli uffici preposti. Adesso il sindaco non si nasconda dietro la delibera formale che avrebbe solo dovuto ratificare quanto già concordato e da tempo avviato». Dunque Palazzo Vecchio sapeva che gli organizzatori stravano lavorando a un format di 10 giorni. Di più: la durata era nota e condivisa. Allora come si spiega il taglio di sette giorni deciso all’ultimo minuto?

Ma nella polemica entra anche l’Associazione stampa toscana, il sindacato dei giornalisti. «Il sindaco non si distragga dal suo lavoro»; si legge nella nota affidata alle agenzie, «una informazione che si fa dettare i criteri di notiziabilità dalla politica non ci piace e, siamo certi, neanche ai cittadini che devono pretendere una informazione lontana dai palazzi». Una posizione sacrosanta in risposta alle dichiarazioni di Renzi che si è detto stupefatto per l’attenzione dedicata dai giornali alla vicenda. «Trovo davvero strano», ha sentenziato il rottamatore, «che i giornali locali dedichino mezza colonna al progetto degli attivisti digitali che riqualifica le Murate, e che fa di Firenze un luogo internazionale, e che dedichino invece tre pagine al Festival del Gelato». Concludendo: «Questa è la Firenzina». E forse non ha tutti i torti. Una città che riduce  da 10 a 3 giorni la durata di un festival gastronomico capace di generare fra l’altro mezzo milione di indotto solo per gli allestimenti, è proprio una Firenzina. Se poi lo decide a tre giorni dall’inizio dell’evento rischia di assomigliare a una città africana.

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