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La denuncia

Minacce, furti, stupri: arrestati quattro poliziotti romani

Gli uomini lavoravano nella sezione antiprostituzione della squadra mobile di Roma: erano diventati il terrore dei commercianti della zona

L'indagine è stata avviata dopo che un negoziante straniero ha denunciato gli uomini. Chiedevano migliaia di euro con la minaccia, a chi non avesse pagato, di fargli chiudere l'attività
Minacce, furti, stupri: arrestati quattro poliziotti romani

Violenza sessuale, corruzione, falso e furto: questa l'accusa che pende sulla testa su quattro poliziotti che lavoravano nella sezione antiprostituzione della squadra mobile romana. Arrestati, dai loro stessi colleghi su ordine del gip del Tribunale.

In manette - La squadra mobile della Questura di Roma e la sezione di p.g presso il Tribunale hanno eseguito questa mattina, 1 giugno, quattro ordinanze di custodia cautelare nei confronti degli uomini. A finire in manette sono due ispettori , un sovrintendente ed un assistente della Polizia di Stato che prestavano servizio presso la Questura di Roma.

Le accuse- Dopo una serie di indagini è stato possibile giungere all'identificazione dei "corrotti". Secondo gli inquirenti i poliziotti avrebbero commesso diversi reati tra cui aver trafugato, tra il 2009 e il 2010, ingenti somme di denaro ad alcuni commercianti stranieri e aver da loro preteso elargizioni in cambio di mancate denunce. Per quanto riguarda le accuse di violenze sessuali queste sarebbero state consumate a danno di alzune prostitute della zona.

La denuncia - L'indagine è stata aperta dopo che un commerciante straniero ha sporto denuncia nei confronti dei quattro uomini. Vessazioni, minacce, false denunce: i poliziotti, che si presentevano sempre in divisa, prendevano di mira i commercianti chiedendo loro denaro, migliaia di euro, con la minaccia - a chi non avesse pagato - di chiudergli l'attività.

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Commenti all'articolo

  • thorglobal

    22 Giugno 2013 - 17:05

    Certe persone usano la divisa in modo improprio.Anche a me,purtroppo,è capitato.Sono convinto che finchè in Italia non ci sarà il licenziamento in tronco a qualsiasi livello,scivoleremo sempre più in basso.

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  • perfido

    02 Giugno 2013 - 17:05

    Non significa proprio nulla, sbattere nome e cognome sui giornali, così come per eventi di elogi per servizio. Si lavora e si può "inciampare" durante l'attività operativa. Chi osa puntare l'indice contro qualcuno, deve sapere che, il medio, l'anulare ed il mignolo, sono riversi contro di lui. Tanto per far zittire tutti quegli avvoltoi. Colpe dovrebbero essere ripartite anche al superiore degli agenti.

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  • seve

    02 Giugno 2013 - 06:06

    SI SPORCA DI FARINA

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  • FRAGO

    02 Giugno 2013 - 03:03

    Ci avrei scommesso! Se fossero stati cittadini comuni, specie per l'accusa di stupro, avremmo saputo nomi e cognomi. Ma trattandosi di forze dell'ordine si tace sulle loro generalità. Non credo sia corretto, anche qui pennivendoli? Sono d'accordo sull'aggravante per la pena, se un delinquente delinque è esecrabile ma nell'orine delle cose, ma se lo fa un tutore dell'ordine pagato per difenderci, anzi sfruttando la divisa che indossa è infame. Spero che non gli diano gli arresti domiciliari, inquinamento delle prove e reiterazione del reato sono dietro l'angolo.

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