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L'inchiesta

Viminale, arrestato ex vice capo dei servizi
"Ha sottratto dieci milioni"

Arrestato anche un banchiere, un finanziere e un broker: per loro l'accusa è di falsità ideologica e peculato

 L’ex prefetto Francesco La Motta è stato raggiunto da un’ordinanza di custodia cautelare su ordine della procura di Roma nell’ambito di un filone di indagine sulla gestione dei fondi del Viminale. Arresto anche per l’ex banchiere Klaus Beherend, il finanziere Eduardo Tartaglia e il broker Rocco Zullino, questi ultimi due già in carcere a Napoli. Peculato e falsità ideologica sono i reati contestati. La Motta, finito in carcere, è coinvolto in questa vicenda nella veste di ex responsabile del Fondo edifici di culto (Fec). Il sospetto dei carabinieri del Ros e di quelli di Napoli è che abbia affidato a Zullino, broker di Lugano, un investimento in Svizzera di dieci milioni di euro del Viminale. A sua volta, Zullino si sarebbe affidato a Tartaglia, cugino dell’ex prefetto. Il banchiere Beherend, in pensione dal 2009, avrebbe preparato il piano di investimento da fare in Svizzera.l provvedimento d’arresto  per il broker Rocco Zullino e per Eduardo Tartaglia, entrambi detenuti  a Napoli. I reati ipotizzati sono peculato e falso ideologico.

 

La ricostruzione -  La vicenda processuale di riferisce al trasferimento in Svizzera  da parte di La Motta nella sua veste di responsabile del Fondo Edifici  di Culto (Fec) di 10 milioni di euro affidati a Zullino tramite   Tartaglia. Il banchiere invece avrebbe predisposto tutte le attività   per l’investimento della cospicua somma. Anche la Procura di Napoli sta  svolgendo indagini sul conto di Francesco La Motta, arrestato oggi   nell’ambito dell’inchiesta sulla gestione dei fondi del Viminale. Si   tratta di un’indagine parallela condotta dal coordinatore della Dda,   Giovanni Melillo, e dai pm Marco Del Gaudio e Antonello Ardituro. Gli   inquirenti napoletani stanno indagando su una presunta attività di   riciclaggio del clan Polverino al quale recentemente sono stati   sequestrati per ordine della magistratura beni per 1 miliardo di euro.


Le indagini  Un mese fa circa gli inquirenti hanno ordinato l’arresto del   produttore cinematografico Eduardo Tartaglia, imparentato con La   Motta, a sua volta indagato per associazione per delinquere e   rivelazioni di segreto d’ufficio. Nominato nel 2006 vice capo dei servivi segreti (Aisi), La Motta, dal 2003 al 2006 direttore del Fec, è da qualche mese in pensione. Il suo nome era entrato in due filoni di indagine di cui si ebbe notizia a maggio scorso: una per riciclaggio era stata aperta dalla Procura di Napoli sul clan Polverino; l’altra di competenza della procura di Roma e del pm Paolo Ielo, riguarda l’ammanco dalla casse del Viminale relativi ai conti Fec. La Motta era stato iscritto a maggio nel registro degli indagati dalla Procura di Roma per peculato e corruzione. Esaminando l’agenda di La Motta, sequestrata insieme con una rubrica dai carabinieri del Ros, i magistrati napoletani avrebbero scoperto che l’ex prefetto avrebbe incontrato con cadenza quasi settimanale broker della camorra. I magistrati napoletani si sono imbattuti in La Motta seguendo i soldi del clan Polverino e in particolare un investimento di 7,2 mln legato alla realizzazione di un grosso centro commerciale in provincia di Napoli. Questi soldi sarebbero finiti nell’ istituto svizzero Hottinger. L’operazione sarebbe stata seguita da Tartaglia e Zullino, arrestati e ascoltati il 13 maggio dai pm napoletani Antonio Ardituro e Marco del Gaudio.

 

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Commenti all'articolo

  • oberland

    14 Giugno 2013 - 12:12

    Ancora qualcuno sostiene che lo stato e la mafia (o camorra che sia) non siano la stessa cosa? Quando pescano un personaggio corrotto è una farsa preconfezionata da dare in pasto all'opinione pubblica, così siamo tutti contenti e loro lo sono ancora di più perché evidentemente quell'individuo era sacrificabile.

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