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Le verità di Totò

Trattativa stato-mafia, Riina: "Mi cercavano loro. Ero da sempre andreottiano"

Il boss di Cosa Nostra rivela agli agenti: "Sul papello Brusca non ha fatto tutto da solo, c'erano i servizi come in via D'Amelio. M'hanno fatto catturare Provenzano e Ciancimino"

Trattativa stato-mafia, Riina: "Mi cercavano loro. Ero da sempre andreottiano"

La verità di Totò Riina sulla trattativa tra Stato-mafia, la strage di vai d'Amelio, Andreotti. Una relazione delle guardie penitenziarie depositata al processo palermitano sulla trattativa del periodo 1992-93 riporta le confidenze del boss di Cosa Nostra, detenuto al 41 bis a Milano. E sono confidenze decisamente pesanti.

"Loro cercavano me" - "Io non cercavo nessuno, erano loro che cercavano me", ha spiegato Riina agli agenti di custodia del Gom, che sovrintendevano al suo collegamento in videoconferenza da Milano con la Corte d'Assise di Palermo, lo scorso 31 maggio. Loro naturalmente sono esponenti dello Stato, poltici e agenti dei servizi segreti. Sul proprio arresto, Riina la pensa come Massimo Ciancimino: "A me mi ha fatto arrestare Provenzano e Ciancimino (Vito, ex sindaco di Palermo negli Anni 70 e padre di Massimo, ndr), non come dicono i carabinieri. Di questo papello non sono niente, mai visto. Io glielo dicevo sempre a Binu (Provenzano, ndr) di non mettersi con Ciancimino". E sempre a propostio del papello, secondo Riina il pentito Giovanni Brusca, il primo a parlarne, "non ha fatto tutto da solo, c'è la mano dei servizi segreti. La stessa cosa vale anche per l'agenda rossa. Ha visto cosa hanno fatto? Perché non vanno da quello che aveva in mnano la borsa e si fanno consegnare l'agenda. In via D'Amelio (luogo della strage dove il 19 luglio 1992 morì il magistrato Paolo Borsellino, ndr) c'erano i servizi".

Il bacio ad Andreotti - C'è poi spazio anche per una nota più di colore che di sostanza. Incalzato dagli agenti sulla questione del bacio a Giulio Andreotti, Riina risponde ironico: "Appuntato, lei mi vede che possa baciare Andreotti? Le posso dire che era un galantuomo e che io sono stato dell'area andreottiana da sempre". Frase buona per i complottisti che sognano di poter incastrare definitivamente il Divo Giulio anche dopo la sua morte.

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Commenti all'articolo

  • perfido

    01 Luglio 2013 - 20:08

    Mi risulta solamente che Andreotti parlava sempre di annientare "i servizi" perché li riteneva dispendiosi ed anomali. E, non solo per questo che all'interno dello schieramento politico, lo volevano incastrare. Chi non ha avuto da dire su : SISDE e SISMI che, all'occorrenza, hanno fatto da materasso a qualsiasi Partito Politico. Paradossalmente, ne parlava anche Mino Pecorelli, nel suo libro "OP" quando descriveva l'arresto del Gen.Vito MICELI sul presunto intreccio con il Gen. Raffaele Giudici, della Guardia di Finanza, per lo scandalo dei "Petroli". Questi sono solo casi che riguardano i servizi. Per quanto riguarda il "de cuius" -a mio avviso- sarebbe meglio lasciarlo riposare in pace. Non vorrei essere frainteso, ho solo un gran rispetto per i morti di qualsiasi natura o appartenenza politica. Sono trascorsi quarant'anni come ne sono stati contati trentacinque dal ritrovamento di Moro ed ancora si tira in ballo, COSSIGA, un'altra degna persona passata a miglior vita. Saluti.

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  • bettely1313

    01 Luglio 2013 - 18:06

    ci credo grazie a lui che i soldi della mafia si sono distribuiti su tutto il territorio italiano. Un favore di niente, come fai non essergli fedele anche ora che è... pace all'anima sua

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  • 44carlomaria

    01 Luglio 2013 - 18:06

    Queste confessioni escono dopo la morte di Andreotti? Il caso Tortora non è mai esistito? Dimenticavo che la giustizia italiana è la migliore del mondo, come la Costituzione che è la più bella!Asvedommia

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  • rintintin

    01 Luglio 2013 - 17:05

    dovrebbero farlo capo di stato.....in poco tempo saremmo decolonizzati da tutti i vari delinquenti ..rumeni, slavi, ucraini ALBANESI, rom , russi , cinesi ecc ecc ....almeno ci resterebbe solo la Mafia ....e già sarebbe un passo avanti

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