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La tragedia di Orpierre

Climbing, la morte del campione di 12 anni
Ha sbagliato il padre ad assecondarlo?

Il papà di Tito Claudio Traversa: "Non mi pento. Era la sua natura"

Tito Claudio Traversa

Tito Claudio Traversa

Si può morire a dodici anni mentre si zompetta sfidando la gravità tra le rocce? La morte del piccolo campione di free climbing Tito Claudio Traversa dopo tre giorni di coma lascia nel cuore tanta disperazione, ma anche tanti interrogativi. Non è mai accettabile veder morire in un bambino, ma di fronte ad una morte così la rabbia è tanta. E' facile dare la colpa ai genitori: senza il loro permesso la giovanissima promessa  italiana martedì scorso non si sarebbe arrampicato su quella parete di roccia alta 20 metri ad Orpierre, in Alta Provenza. Viene naturale puntare il dito contro il padre, Giovanni, anch'egli un rocciatorre, che riviveva con il suo unico figlio i tempi d'oro della sua attività sportiva. 

A mente fredda però, riflette Alessandro dell'Orto su Libero, le accuse ai genitori di Tito Claudio appaiono assurde. Giovanni e Maria Traversa si sono comportati come si dovrebbero comportare tutti i genitori: hanno assecondato la più grande passione del figlio dodicenne, quella di arrampicarsi tra le rocce.  Al pari dei genitori di un ragazzino appassionato di pianoforte o di informatica.  Così si è comportato il padre di Valentino Rossi, Gabriele, ed oggi tutti acclamano il campione di motociclismo. 

E di questo Giovanni Traversa, nonostante l'immenso dolore, ne è cosciente. “Mio figlio adorava scalare, non chiedete se sono pentito”, ha detto a Repubblica. Del resto era la sua natura che se repressa sarebbe comunque prima o poi ritornata a galla.  “Voglio diventare più bravo di te”, gli aveva detto Tito a otto anni quando,  durante una vacanza a Verdon aveva scoperto la sua passione. "E c’è riuscito. Ha fatto cose che per me erano impossibili”, racconta il signor Giovanni a Meo Ponte. Con le lacrime agli occhi gli confessa però che vuole vederci chiaro. Vuole capire cosa è successo: "Quella è una delle più belle falesie francesi ma è anche una delle più facili da arrampicare. Tito quando si riscaldava di solito affrontava salite ben più difficili. Voglio vedere con i miei occhi da dove è caduto”. Anche perchè l'attrezzatura era a posto.Tito era considerato una promessa del free climbing a livello mondiale ed aveva attirato attenzioni internazionali: “Ormai lo conoscevano ovunque. Un gruppo di arrampicatori bulgari", racconta Giovanni Traversa, "Ci ha fermato una volta perché volevano complimentarsi con lui. E un campione spagnolo, dopo avergli visto affrontare un passaggio particolarmente arduo adottando uno strano modo di incrociare le braccia, quando ci ha incontrato dopo la scalata lo ha chiamato, gli ha mostrato le braccia incrociate in quel modo urlando: 'Fuerte Tito, muy fuerte'. Ma Tito sapeva rapportarsi anche con quelli più piccoli di lui, non solo con i grandi. Aveva una pazienza infinita con i bimbi più piccoli, spiegava e rispiegava. Sempre allegro, sempre contento..”. Ora al padre Giovanni non resta che organizzare il rientro di Tito in Italia consapevole che la morte del figlio non è stata comunque vana: donando i suoi organi ha permesso a quattro ragazzini di vivere.

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Commenti all'articolo

  • frabelli

    08 Luglio 2013 - 18:06

    Sinceramente questo scatenarsi contro il padre lo trovo ingiusto. Il papà ha accompagnato il figlio nella sua passione, non il calcio, la bicicletta o il tennis. Uno sport che pochi frequentanoe/o praticano, ma che se lo fai è perché ti è entrato nel sangue. Il papà ha accompagnato suo figlio in questa passion, come un altro genitore accompagna il figlio con le minimoto o qualsiasi altro sport. Condannarlo è da stupidi, perché non ci si vuole sforzare ad entrare nella mente del papà in questione e di suo figlio. Non aveva una passione malsana come il umo o la droga, la l'alpinismo, nobilissimo sport, pericoloso, sì, ma se si ama la montagna non c'è nulla di più bello. Il papa sarà tristissimo per la morte del figlio, ma sa di avergli concesso ed accompagnato a praticare ciò che più amava. Ora è arrivato in cima al monte più alto, alla vetta estrema. Riposi in Pace e il giudizio spetta ad altri

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  • brunom

    08 Luglio 2013 - 17:05

    e sono responsabili per quanto fanno o succede ai figli. Diciamo che ci sono anche genitori che per la notorieta' mettono a repentaglio i loro figli, free climbing e' uno sport pericoloso e difficile e un ragazzino non ha il senso del pericolo come un adulto.

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  • gibuizza

    08 Luglio 2013 - 15:03

    Bene, se suo figlio di 5 anni vuole buttarsi dal monte Bianco perchè si crede Petern Pan lei glielo lasci fare ma non pretenda che io la capisca e non la voglia vedere in galera per 50 anni!

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  • gibuizza

    08 Luglio 2013 - 15:03

    Bene, se suo figlio di 5 anni vuole buttarsi dal monte Bianco perchè si crede Petern Pan lei glielo lasci fare ma non pretenda che io la capisca e non la voglia vedere in galera per 50 anni!

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