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Il paradosso

I magistrati assegnati al Tribunale che non esiste

L'ex ministro della Giustizia Paola Severino decide di mandare a Nord di Napoli 63 giudici: ma non c'è neanche l'edificio

I magistrati assegnati al Tribunale che non esiste

Nell'Italia dei Tribunali ingolfati dalle cause, dei pochi magistrati e dei tanti faldono accade anche che quando il Ministero della Giustizia deve distrituire 69 nuovi magistrati nei vari uffici giudiziari d'Italia decida di spedirne ben 63 a nord di Napoli. Dove? In un Tribunale che non esiste. A dare la notizia sul Corriere della Serra è Gian Antonio Stella che spiega l'assurda scelta dell'allora ministro della Giustizia Paola Severino che lo scorso mese di aprile ha preso la decisione. Pur riconoscendo l'importanza strategica dell'area a Nord di Napoli, ad altissimo tasso di criminalità camorristica, Stella evidenzia come la sede in cui dovrebbero operare i sessantatré magistrati non esiste. La sede non è stata ancora individuata. "Dal 1999 il luogo prescelto avrebbe dovuto essere Giugliano ma il Comune non ma ha mai trovato il tempo di individuare il terreno o l'edificio dove piazzare gli uffici giudiziari. Tanto che a un certo punto, ricordano i cronisti napoletani, i magistrati lì destinati chiesero di essere trasferiti altrove perché non avevano mano una scrivania. Cosa che rischia di ripetersi anche oggi".

Furia veneta -   La notizia di quest'assegnazione di massa a Nord di Napoli (gli altri sei sono stati destinati a Spoleto) ha fatto infuriare gli avvocati del Veneto che hanno presentato un ricorso al Tar del lazio firmato da Antonino Galletti per conto del presidente dell'Unine Triveneta dell'Ordine  degli avvocati, il veronese Antonio Francesco Rosa. Ricorso in cui si evidenzia come sia stata fatta una scelta  "non funzionale a parametri collegati al bacino di utenti e all'effettivo carico di lavoro dei magistrati, ma esclusivamente legata all'esistente e storica stratificazione del contenzioso spesso frutto ddi dati inattendibili per artificiosi comportamenti o strumentale utilizzo del concetto di carichi pendenti". Stella traduce dal linguaggio giuridico in  questo modo: "che ne sanno a Roma che il Nord-Est da decenni non è più la terra della polenta?". E fa riferimento allo studio del capo del Dipartimento dell'amministrazione giudiziaria secondo cui in veneto servirebbero 23 toghe. 

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Commenti all'articolo

  • Janses68

    24 Luglio 2013 - 09:09

    Basta allo strapotere dei Giudici .... dev'esserci un modo per poter porre fine ai super poteri della giustizia ingiusta ... In italia non esiste una giustizia super partes ... c'e' solo la vera ingiustizia . Giudici che tirano avanti cause da anni e anni ... Basta !!!! Basta ai loro super stipendi e pensioni.

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  • perfido

    11 Luglio 2013 - 23:11

    Tutti sanno che Paola Severino è titolare di un noto studio di avvocati. Di solito è sempre l'avvocato che si rivolge al magistrato con istanze e/o consulti per l'andamento del processo. Permettete che una volta tanto, un avvocato, manda a quel paese (che, tra l'altro, non esiste ancora neanche l'ufficio della Procura/Tribunale) tutti d'un colpo 63 nuovi magistrati? Quando capiterà più, ad un avvocato, di avere durante l'esercizio della sua professione, una simile soddisfazione? W la Severino.

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  • gigi0000

    11 Luglio 2013 - 10:10

    letta è incapace di gestite il governo, soprattutto in una fase tanto delicata. L'abitudine al rinvio è la palese dimostrazione dell'incapacità, ma, insieme a lui, si sono ormai appalesate tutte le altre inettitudini, a partire da quella della Kienge, a Saccomanni, Zanonato e l'elenco proseguirebbe, quasi ad investire tutti gli altri. Credevamo nella Severino, ma dobbiamo ricrederci, anch'ella, come tutti gli altri, vive in un mondo irreale,fantasioso, distaccato da quello dei cittadini normali. A noi servirebbero persone normali, conscie dei problemi reali e delle difficoltà della vita quotidiana, non professori ed altolocati pieni soltanto di sé.

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