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La sentenza

Brescia, confermato l'ergastolo per Massimo Bossetti: la sentenza dei giudici in Appello

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"Liberate Bossetti, non dovrebbe stare in carcere"

La corte d'Appello di Brescia ha confermato la sentenza di ergastolo in primo grado contro Massimo Bossetti. Dopo 15 ore riuniti in camera di consiglio, i giudici hanno stabilito ancora una volta che è stato il muratore di Mapello a uccidere Yara Gambirasio, la 16enne scomparsa il 26 novembre del 2010. Così come in primo grado, anche nell'Appello i giudici hanno recepito in pieno le tesi dell'accusa basate fondamentalmente sulle tracce del Dna di Bossetti ritrovate sul cadavere della giovane ginnasta di Brembate di sopra.

Proprio sul Dna lo scontro tra accusa e difesa si è fatto più duro. Per i legali di Bossetti, Claudio Salvagni e Paolo Camporini le analisi eseguite nei laboratori del Ris di Parma contengono "più anomalie che marcatori". La lista degli errori sarebbe interminabile tanto da ritenere che la traccia "non è di Bossetti". E dato che i 'buchi' e le incertezze sono molti, per i legali l'unica strada percorribile da parte dei giudici è quella dell'assoluzione. "Qui c'è in ballo la vita di un uomo - ha ricordato l'avvocato Salvagni in un passaggio della sua arringa -. Questo non vuol dire dimenticarsi di Yara. Ma al contrario, significa volere per Yara il vero responsabile di questo omicidio".

Sul fronte opposto, c'è stato il Pg Marco Martani, che ha definito la sentenza di primo grado "ineccepibile", dato che fornisce una ricostruzione logica e coerente della catena di eventi che hanno portato alla morte di Yara. Sulla prova del Dna prodotta durante il processo di primo grado "c'è assoluta certezza", ha ribadito il Pg durante la sua requisitoria. L'analisi "è stata fatta correttamente e processualmente utilizzabile", ha assicurato il Pg sottolineando che fino ad ora "non è stato tralasciato nulla, altrimenti non si sarebbe mai arrivati a questo processo. E' stato fatto uno sforzo unico e raro nella storia investigativa italiana".

Uno degli scontri più aspri tra le parti si è consumato in aula lo scorso 10 luglio, quando i legali del muratore di Mapello mostrano la foto, scattata dal satellite il 24 gennaio 2011, del campo di Chignolo d'Isola dove un mese dopo è stata ritrovata Yara. I difensori di Bossetti hanno indicato sulla slide con un segno bianco posizione e presunte dimensioni del corpo di Yara, con l'obiettivo di dimostrare che il cadavere della 13enne, un mese prima del ritrovamento, non era in quel campo e che la ragazzina non è stata uccisa lì. Dimostrazione che che ha fatto sbottare l'avvocato di parte civile Pezzotta. "Adesso basta - ha detto il legale della famiglia Gambirasio - quella barretta bianca è tarocchissima. Si vuol far passare che quella barretta bianca corrisponda all'altezza di una persona", cioè al corpo di Yara disteso nel campo, "e invece è più larga della strada che l'altro giorno ho misurato personalmente ed è di tre metri. Quindi questo è un falso - ha aggiunto - e farò un esposto perché" in questo processo "siamo andati oltre i limiti".

Il presidente della corte d'Assise e d'Appello di Brescia, Enrico Fischetti, ha richiamato il legale e lo ha invitato a esporre le sue osservazioni nelle repliche. L'avvocato Salvagni ha esposto altri elementi che avrebbero portato a pensare che il corpo di Yara fosse stato "rimaneggiato", citando tra le altre la consulenza medico legale della dottoressa Cristina Cattaneo, lo stato di conservazione del cadavere e il fatto che tutto intorno fossero germogliati fiori che erano spuntati appena un mese prima del ritrovamento. "Tutto è coerente nel dire che il corpo non è stato lì per tre mesi", ha concluso Salvagni.

La battaglia legale di Bossetti però non finirà al secondo grado. Come hanno già anticipato dai suoi avvocati davanti alle telecamere di Quarto grado su Rete4, il processo sarà portato al ricorso della Cassazione: "Dove chiederemo come sia possibile - hanno ribadito in tv - condannare un imputato senza poter verificare la prova suo carico"

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Commenti all'articolo

  • straniero

    18 Luglio 2017 - 09:09

    Giustizia è fatta! Ora buttate le chiavi! Alla faccia di Nuzzi e Meluzzi di quarto grado che di sono fatti pubblicità sulla pelle della povera Yara.

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  • frankie stein

    18 Luglio 2017 - 07:07

    Quella che per voi è la 'foto bomba' è più semplicementre un petardo; meglio: una pernacchia. Libero ha sempre preso a cuore le foto che 'inchiodano', dal gossip più becero alla politica internazionale. Poerini...Che ci fate col martello di plastica?

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  • marcello1961

    18 Luglio 2017 - 05:05

    Non c'è solo il DNA, traccia così forte per cui è stato trovato l'assassino (bastardo) tra centinaia di migliaia di persone, ma tutta una serie di indizi (no alibi, celle telef., furgone in zona, polveri edili e fibre furgone, ecc.) che dicono che sia stato proprio lui. Poi, se per condannare una persona,si vuole che ci sia il filmato di lui che compie l'omicidio,allora non ci sarà mai giustizia!

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    • emilb

      22 Luglio 2017 - 16:04

      ma ci sei o ci fai ? dov''è la traccia forte ?....solo di microtraccia trattasi e comunque procedimento questo valido solo in Italia....Solo un consiglio: non andare mai a puttane e questo per non lasciare in giro abbondanti tue tracce di DNA di riporto perchè se poi la donna viene accoppata da qualcuno che non lascia tracce tu vai a finire dritto sparato in galera.......emil-b

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