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Nessuna speranza per Karl

In ansia per i due compagni

Nessuna speranza per Karl
Bolzano - Non ci sono davvero più speranze per l’alpinista altoatesino Karl Unterkircher, disperso dallo scorso martedì sul Nanga Parbat (8.125 m) dopo essere caduto in un crepaccio durante la scalata della parete Rakhiot. I fan e gli appassionati seguono le notizie e i racconti degli ultimi giorni sul sito www.http://www.karlunterkircher.com

Il manager di Unterkircher, Herbert Mussner  non ha dubbi:  "La tragedia è ormai triste realtà. Non ci sono più speranze: Nones e Kehrer stanno proseguendo verso la cima per poi tornare a valle su un'altra via. Fino al loro arrivo al campo base passeranno due, tre giorni". L'incidente è accaduto il 15 luglio: la costola di neve dove Unterkircher stava battendo traccia sarebbe improvvisamente crollata sotto i suoi piedi, facendolo precipitare in un crepaccio attorno a quota 6mila e 400 metri. A raccontarlo sono stati i suoi compagni di cordata Nones e Kehrer, dopo una notte trascorsa nel disperato tentativo di salvare il loro capospedizione. Non hanno potuto far nulla se non recuperare, tra mille difficoltà, il telefono satellitare che Unterkircher aveva indosso. Soccorsi in quella quota sono impossibili. A causa dell'aria rarefatta gli elicotteri non possono volare a quella altezza. Inoltre la parete è troppo esposta per consentire l'avvicinamento del mezzo. Il Nanga Parbat è considerato una montagna particolarmente difficile. Qui nel 1970 morì anche Guenther Messner durante una drammatica attraversata con il fratello Reinhold. Ed è proprio Reinhol Messner uno dei primi a esprimere il proprio rammarico per la perdita di Unterkircher: “Karl Unterkircher era la nuova star dell'alpinismo. L'anno scorso gli avevo scritto per complimentarmi per la scalata della parete Nord del Gasherbrum 2, fino allora inviolata. Una impresa molto pericolosa ma di grande fascino. È davvero una tragedia incredibile.”

Il giovane alpinista altoatesino, originario di Selva di Val Gardena, sulle Dolomiti, aveva 38 anni appena. Era sposato e con tre bambini piccoli, ed era riuscito a realizzare il suo sogno di diventare una guida alpina professionista da oltre 11 anni, nel 1997. Karl aveva avuto una strana premonizione qualche giorno prima della disgrazia. Il 13 luglio, infatti, aveva annotato su un diario queste riflessioni: “Sono sdraiato nella mia tenda e provo a continuare a leggere. Ma non riesco a concentrarmi, la mia mente è fissata su quella parete. La parete Rakhiot, su quello stramaledetto seracco in mezzo alla parete. In quella fascia di ghiaccio, che ci ostruisce la via di salita”.
Ma la voglia di partire, la fame di conquista ed avventura, non lo avevano fatto desistere. Unterkircher, Walter Nones e Simon Kehrer volevano aprire una via ancora inviolata sulla parete Rakhiot. Unterkircher, che nel 2004 scalò Everest e K2 in una sola stagione, negli ultimi anni si è dedicato alle cime e alle pareti inviolate. Ha così scalato in prima assoluta il Mount Genyen (un seimila in Cina), lo Jasemba (un settemila in Nepal in compagnia di Hans Kammerlander) e la parete Nord del Gasherbrum 2.

Ora, se è vero che per Unterkircher non ci sono più speranze, bisogna pensare a salvare gli altri suoi compagni, Simon e Walter. Dall'Italia, non appena è arrivata la notizia dell'incidente, Agostino Da Polenza, amico e capospedizione di Unterkircher e Nones su K2 ed Everest, e l’ alpinista italiano Silvio Mondinelli, hanno iniziato a coordinare una spedizione per aiutare Nones e Kehrer.  L’altoatesino Simon Kehrer e il trentino Walter Nones, alpinisti esperti, sono ora in una situazione delicata: non possono scendere da dove sono arrivati e devono per forza, riuscire a raggiungere quota 7200 metri per poi deviare e trovare una possibile via di fuga. Hanno a loro disposizione solo un satellitare con poche batterie. “Purtroppo - ha dichiarato Da Polenza - per Unterkircher non possiamo fare più nulla. E' in un punto della montagna dove è impossibile arrivare”.
Walter Nones e Simon Kehrer sono stati avvistati dal campo base del Nanga Parbat: "Stanno salendo, continuano a procedere per la via", ha confermato Agostino Da Polenza. "Si trovano a 6.700-6.800 metri di quota", quindi mancano ancora circa 500 metri di salita prima di raggiungere una possibile via di fuga, "ma siamo ottimisti". I due compagni di cordata di Karl Unterkircher non danno notizie delle loro condizioni da giovedì scorso."Questo non significa nulla", ha spiegato Silvio Mondinelli, in partenza per la spedizione di soccorso organizzata da Agostino Da Polenza,"possono avere le batterie del telefono scariche, o tenerlo spento per risparmiarle. Noi faremo il possibile per aiutarli: ma io spero che visto che si tratta di due alpinisti fortissimi, non si facciano prendere dallo sconforto per la tragedia che hanno vissuto e che siano in grado di trovare la via giusta per scendere da quella montagna".


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