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La manifestazione

No Tav, scontri nella notte. Incendiato un capannone, due arresti per materiale esplosivo

Trasportavano in auto armi e materiale per i manifestanti. Esposito: "No Tav come paesi baschi"

No Tav, scontri nella notte. Incendiato un capannone, due arresti per materiale esplosivo

Si tratta dell'undicesimo atto di aggressione in poco più di due mesi. I No Tav hanno incendiato, nella notte di ieri 30 agosto, un capannone della Geomont di Bussoleno. L'azienda lavora nella realizzazione della ferrovia ad alta velocità, e nell'attentato sono stati distrutti una trivella e due compressori. Danneggiato anche il capannone che li conteneva. Due uomini, fermati nel corso della serata, sono stati arrestati per detenzione di materiale esplosivo: in macchina avevano un vero e proprio arsenale, destinato, secondo le forze dell'ordine, ai manifestanti. Sei pneumatici, 5 molotov, 5 bottiglie di benzina, 6 mortai rudimentali, cento bombe carta, 63 bengala di due diversi tipi e di grosse dimensioni, 31 chiodi a quattro punte, 2 scatole di diavolina (dello stesso tipo di quella usata per l'attentato alla Geomont), 5 fionde, 4 cesoie, una matassa di corde, 22 paia di guanti, 12 bottiglie di Malox e limone (per contrastare l'effetto dei lacrimogeni) e 62 tute nere. 

I due episodi fanno parte di una scia di attentati in concomitanza con la manifestazione No Tav tutt'ora in corso a Chiomonte (Torino). La folla di manifestanti, circa 80, è arrivata intorno alle 23 di fronte al cordone di polizia e carabinieri fuori dal cantiere. Poi si sono spinti verso i boschi circostanti, ma fin'ora non si sono creati altri episodi di violenza.

"I fatti di questa notte in Val di Susa confermano l'avvenuta 'baschizzazione' della parte violenta del movimento No Tav", afferma il senatore Pd Stefano Esposito, che chiede al Governo un provvedimento per risarcire dei danni gli imprenditori coinvolti nelle azioni delle proteste violente. "L'arresto in flagranza di reato di Davide Forgione, già inquisito per eversione a fini terroristici, e di Paolo Rossi, autonomo bergamasco importato in Val di Susa con l'accusa di detenzione di armi da guerra, - sottolinea Esposito - confermano purtroppo i timori che avevo espresso nei mesi scorsi". "Undici attentati incendiari in due mesi, legati evidentemente all'attività del campeggio No Tav, dimostrano - prosegue - che il salto di qualità di una parte molto minoritaria ma molto pericolosa del movimento è avvenuto".

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