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Battaglia legale fra eredi e sindaco

L’ultimo tormento di Battisti:
"Spostate la salma dal suo paese"

Moglie e figlio del cantante vogliono trasferire le spoglie da Molteno a Roma o Rimini: "Così è più vicino". Ma sembra uno smacco al Comune per i contestati tributi all’artista

L’ultimo tormento di Battisti:
"Spostate la salma dal suo paese"

Quando un artista riesce a creare una comunicazione fortissima con milioni di individui, toccandone le corde più intime come se le sue opere fossero state composte per ciascuna di queste persone, singolarmente, invece che per un destinatario indistinto e ideale; quando il suo repertorio si fa colonna sonora che attraversa le generazioni ed entra a far parte del patrimonio culturale e sentimentale di un’intera nazione; quando la sua tomba si trasforma in meta di pellegrinaggi da parte di estimatori tuttora deferenti e grati; quando accade tutto ciò, questo artista diventa un bene collettivo, una risorsa da non sottrarre arbitrariamente ai tanti che desiderano continuare ad attingervi. È un principio ovvio, eppure può succedere che venga respinto da chi la sorte ha incaricato di gestire il lascito intellettuale di un grande creativo. I componenti della famiglia di Lucio Battisti, per esempio, ritengono che nulla si possa fare nei confronti del cantautore reatino, scomparso nel 1998 a 55 anni, neppure rendergli omaggio attraverso un festival, senza chiedere prima il permesso a loro. Permesso che, nella stragrande maggioranza dei casi, non viene accordato, per il discutibile timore che un’iniziativa dagli intenti commemorativi, o anche un semplice  tributo, possano lordare la memoria di un genio anziché onorarla. 

È storia nota il contenzioso che da tempo oppone il Comune di Molteno, presso il cui cimitero sono sepolte le spoglie di Battisti (il quale si era trasferito a vivere nella cittadina brianzola nel 1973), e gli eredi del musicista, in particolare la vedova Grazia Letizia Veronese e il figlio Luca, oggi quarantenne. Contenzioso riguardante la manifestazione (ovviamente dedicata a Lucio) «Un’avventura, le emozioni», che il Comune di Molteno ha organizzato dal 1999 al 2005, fino a quando la famiglia di Battisti non ne ha preteso la sospensione sostenendo che violasse i diritti personali del cantante. In primo grado, nel 2011, il Tribunale civile aveva accolto la tesi della Veronese, secondo cui nessuno può utilizzare il nome e l’immagine di una persona senza il suo permesso, a maggior ragione se questa persona è deceduta (e poco contano eventuali finalità celebrative), ma in secondo grado, pochi giorni fa, la sentenza è stata ribaltata, poiché i giudici della Corte d’appello di Milano non hanno ritenuto provato lo scopo di lucro da parte del Comune. L’esito del processo ha profondamente irritato gli eredi di Battisti, che hanno subito annunciato il ricorso in Cassazione. 

Ma la notizia più clamorosa, diffusasi ieri, è che Grazia Letizia Veronese si accinge a far spostare i resti del marito dal cimitero di Molteno per trasferirli - questa la motivazione ufficiale - a Roma, dove attualmente la donna vive, oppure a Rimini, dove invece risiede il figlio Luca. La decisione della vedova ha inevitabilmente amareggiato i cittadini di Molteno e i tanti ammiratori che ogni anno visitano la tomba del musicista, facendo nascere il sospetto che si tratti di una sorta di ritorsione nei confronti del Comune all’indomani del processo che lo ha visto prevalere. Il sindaco del paese, Mauro Proserpio, ha gettato acqua sul fuoco dichiarando che l’intenzione della famiglia di «avvicinare le spoglie del congiunto era stata manifestata ripetutamente e da tempo, per cui mi sento di escludere un nesso con la recente sentenza», ma siamo dinnanzi a una tempistica così particolare da rendere legittimo qualche dubbio. 

Sarebbe bello se la signora Battisti e suo figlio, e in generale tutti coloro che il destino ha posto in una situazione analoga alla loro, capissero che negare sistematicamente all’affetto e alla devozione del suo pubblico un artista che non c’è più è esattamente il contrario che preservarne e tenerne vivo il ricordo. Fa pensare, piuttosto, a un inquietante desiderio di imbalsamazione, a un modo per decretare che quel grande ingegno è definitivamente morto. Non è un caso, forse, se in questa storia c’è di mezzo una salma.

di Giuseppe Pollicelli

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Commenti all'articolo

  • perfido

    03 Settembre 2013 - 21:09

    Anche se sono a circa 40 Km di distanza dalla sua tomba, paradossalmente lo vorrei in Roma. La giusta posizione della Capitale, al centro dell'Italia, potrebbe far si che gli altri fans della rimanente penisola, gli rendessero omaggio. Almeno su tali questioni non dovrebbe metterci "becco" nessuno se non la volontà della famiglia. Ricordo quando alla fine del suo capolavoro "Le allettanti promesse" diceva:"per poi farli diventar così, preferisco allevar vitelli e conigli. A mio modo di interpretare il suo pensiero, credo che si riferisse ai Kompagni. Ciao Lucio.

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  • Aprile2016

    03 Settembre 2013 - 16:04

    ***E' la stessa storia di Rino Gaetano. Fanno bene i familiari a pretendere ciò che di Cesare è! Tanto più che Battisti come Gaetano erano messi al bando negli anni '70 dai kommunistacci ipocriti. E tal melma "annuso".*

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  • OIGRESINOR

    03 Settembre 2013 - 13:01

    Non ci sono motivi di "glorificazione" o "tributo" all'artista ma solo venale cassa per un comune alla fine insignificante. La famiglia deve rispettare i voleri del povero defunto e soprattutto gli organi pubblici devono rispettare il diritto non solo all'immagine ma all'integrita' della persona soprattutto se scomparsa...

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