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Il caso di stupro

Stupro di Firenze, il carabiniere crolla: lacrime durante l'interrogatorio

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"Quando ci siamo lasciati lei mi ha...". Il carabiniere e quel dettaglio che non era mai emerso...

Pietro Costa, il carabiniere accusato insieme a un collega dello stupro di due studentesse americane avvenuto a Firenze, si è presentato in Procura per raccontare la sua versione dei fatti. Incalzato dalle domande del pm, non ha retto: è scoppiato a piangere. "Non ho mai neppure intuito di fare una violenza", ha detto, il volto solcato da lacrime amare.

Si sa poco altro della sua deposizione. Secondo il militare la ragazza non avrebbe opposto alcun rifiuto al carabiniere. Lei aveva bevuto, ma era in grado di capire ciò che stava succedendo. Insomma, il rapporto è stato consenziente. Versione opposta quella fornita dalle ragazze, che poche ore dopo hanno presentato denuncia in questura per violenza sessuale.

L'altro carabiniere indagato è l'appuntato Marco Camuffo, in servizio con Costa nella notte tra il 6 e il 7 settembre. I due hanno accompagnato a casa le due studentesse, circostanza confermata dallo stesso Costa, e sostato con l'auto di servizio per venti minuti fuori dal palazzo, come mostrano i filmati delle telecamere di videosorveglianza, per poi commettere la violenza nell'androne e nell'ascensore. Adesso, ricostruita la vicenda nei dettagli e ascoltati più volte i protagonisti, la Procura attende i risultati dei test biologici, che appaiono ormai superflui. Il rapporto sessuale è stato infatti ammesso dai due agenti.

C'è ancora un particolare da chiarire. La polizia scientifica avrebbe acquisito alcuni campioni biologici dall'appartamento delle ragazze. Campioni che, una volta comparati con il Dna dei carabinieri, permetterà di capire se il rapporto tra uno dei militari e la vittima si sia concluso in casa. Ora non resta che attendere gli sviluppi processuali.

I carabinieri per il momento sono accusati di violata consegna e peculato, ma su di loro pende anche la scure del tribunale militare. In quella sede verranno in rilievo una serie di reati previsti dal codice penale militare. Tra cui le dichiarazioni mendaci fornite sul foglio di servizio, violazione del territorio da controllare e abbandono dell'auto di servizio. Anche se assolti dall'accusa di violenza, non potranno scampare alla giustizia militare. 

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Commenti all'articolo

  • mork

    13 Settembre 2017 - 18:06

    Ramona,sembra che siano in molti a crederci...

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