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Le ore liete

Camaiore, le casalinghe italiane facevano sesso con gli immigrati nel centro d'accoglienza

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Camaiore, le casalinghe italiane facevano sesso con gli immigrati nel centro d'accoglienza

Il via vai delle signore non era passato inosservato.
Ogni sera alla stessa ora cominciava il rituale: uno sfrigolio di gomme sull' asfalto e i tacchetti frettolosi di chi lasciava l' auto ed entrava alla spicciolata nel centro immigrati la Misericordia. I vicini di casa insospettiti e infastiditi si appostavano guardinghi dietro le finestre.
Chi fotografava, chi filmava...
Ma le signorine erano ombre scure e imbacuccate, impossibile indovinare volti o immaginare identità. E la curiosità montava e la morbosità si insinuava. Poi un giorno il solito tizio chiacchierone e bontempone rompe gli indugi: quali traffici loschi e strani crimini, «nel centro per migranti di Camaiore i ragazzotti se la spassano con le connazionali».
Il pettegolezzo fa il botto.
Nei bar del Lido non si parla più d' altro, gli adolescenti si danno di gomito, gli anziani ammiccano sotto i baffi bianchi, adagiati ai tavoli del Gordo giù in fondo alla strada. E forse finirebbe lì, a un becero pettegolezzo di paese mischiato alle cronache nere della provincia lucchese questa faccenda di migranti maschi e signorine vogliose se non fosse per il trambusto di certe notti strane e per il senso civico dei soliti vicini incazzosi che vanno in processione dal sindaco e implorano: «Chiudete il centro del peccato». Il sindaco Alessandro Del Dotto, un signore renziano e perbene attento al buon nome del paese e alla pace dei suoi concittadini non si fa pregare più di tanto. Chiama le forze dell' ordine, coinvolge i vigili, ed iniziano gli appostamenti, una due tre notti. Finché un bel giorno le forze dell' ordine fanno irruzione alla Misericordia. Si aspettano forse spacciatori e delinquenti. E invece trovano una manciata di migranti, un po' sorpresi, un po' sfatti, sicuramente appagati, adagiati sopra le brande scomode. Niente di che, se non fosse che sotto i letti dei profughi si nascondono alcune donne truccate e impomatate.
«Tutte straniere, signor tenente?». «Non tutte, comandante» e la voce si fa un sussurro imbarazzato... «c' è anche qualche italiana, più di una per la verità, e la conosciamo bene, è del posto». Nell' elenco si infilano anonime signorine immigrate, ma anche la moglie italianissima di Tizio e pure di Caio. E mentre si compone il quadro boccaccesco di questo angolo di periferia, le signore di Camaiore (poche in verità) escono dai letti imbarazzate, sistemano i collant, pettinano i capelli.
E ora che succede? Non c' è il diritto all' anonimato?
Oddio, nelle case del paese scoppia un bel polverone. Mariti furibondi, porte sbattute, qualcuno giura di aver visto famiglie insospettabili e perbene spaccarsi a metà come mele mature lungo i binari della stazione. Un finimondo da Bocca di Rosa, solo che in Bocca di Rosa la fonte del peccato era una soltanto e qui un centro intero di migranti. Ma adesso non facciamo i bigotti. Bisogna comprenderle certe storie e certi peccati. I giorni sanno essere noiosi per le mogli di tutto il mondo, e nei paesotti di provincia anche di più. I pomeriggi che scorrono lenti. I compiti dei figli che sono sempre gli stessi. E i mariti che non guardano, non vedono, non sentono, e si eccitano per il calcetto del lunedì che neanche il porno di Siffredi. E invece hai visto quei giovanotti fieri e cupi del centro migranti? Le bocche carnose, gli occhi scuri, le vite spezzate dentro? Fanno polemica in Italia per gli arrivi in massa dei migranti, condannano «il degrado, i bivacchi, i gruppetti che stazionano pigri agli angoli delle piazze». E non hanno fatto i conti con l' altra faccia dell' accoglienza. O meglio non hanno chiesto alle donne, a tutte quante, cosa pensassero loro degli arrivi. E di quei giovanotti africani venuti a scompaginare vite e ritmi consolidati. Belli come il sole, sereni come bimbi, vigorosi e forti nelle loro magliettine attillate e bianche e con quell' aria scanzonata e curiosa di chi ha poco da fare e lunghe ore da colmare. Uno ti guarda. Un altro sorride. Dunque che fare? Si sono truccate per benino, le donne di Camaiore, e appena i mariti si sono distratti hanno iniziato l' andirivieni.
Qualcuna da sola. Altre con le amiche, in una fuitina collettiva e folle. Che sarà mai un' ora lieta e leggera adagiate a corpi scolpiti e senza intoppi, ché tanto domani le vedi vestite per la messa, con la nonna al braccio e il bimbetto in passeggino? E finalmente l' hanno capito lungo le strade del Lido perché i migranti usassero i soldi della mensa per acquistare cellulari. Qualcosa dovevano pure inventarsi per mandare sms alle amate Suvvia non fate i bigotti. È l' accoglienza signori. Al profumo di rose.

di Simona Bertuzzi

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Commenti all'articolo

  • Reipxxx

    26 Ottobre 2017 - 10:10

    Piuttosto il problema è relativo alla proliferazione delle malattie sessuali. Per gli immigrati candestini africani l'HIV sarebbe solo da considerare come la ciliegina sulla torta! Queste donne italiane, poveracce e disperate, adesso saranno pure sieropositive! Lo stesso vale per gli uomini italiani che vanno con prostitute africane. La sporca Africa oltre a fame e violenza esporta solo malattie.

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  • maltesino

    24 Ottobre 2017 - 22:10

    Che balle per creare pruriti fuori luogo, sono zoccole pagate dai sinistrati. Con i portatori sani e non di aids, tbc, meningite, scabbia, epatite, sifilide, come da rapporti oms e ssn, non credo che una donna normale, aldilà dei soggetti, sia molto stimolata...

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  • angelo41

    24 Ottobre 2017 - 17:05

    L'accoglienza deve essere totale, se no che accoglienza è.

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