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Donne vittime

Con la legge sul femminicidio
pene più gravi ai violenti
de sono mariti o conviventi

Approvata in Senato con una seduta lampo, la nuova norma prevede anche l'irrevocabilità delle querele e maggiori fondi per le case rifugio

Con la legge sul femminicidio
pene più gravi ai violenti
de sono mariti o conviventi

Inasprimento delle pene e delle misure cautelari per chi commette violenza sulle donne. Relazione affettiva tra vittima e carnefice inquadrata quale aggravante del reato. Irrevocabilità (se non davanti al giudice) delle querele, e nuovi fondi annuali per centri antiviolenza e case rifugio. Sono questi i pilastri del dl sul femminicidio, convertito ieri in legge dal Senato con una seduta lampo (il decreto sarebbe scaduto martedì) con 143 voti favorevoli. "Da oggi le vittime di violenza non sono più sole - ha detto il ministro dell'Interno Angelino Alfano, aggiungendo la sua soddisfazione a quella del premier Enrico Letta - perché tutelate attraverso il rafforzamento degli strumenti sanzionatori, l'inasprimento delle pene e la tutela processuale delle vittime".

L'aggravante della relazione affettiva - Se esiste una relazione affettiva tra la vittima delle violenze e il suo aguzzino, la condizione sarà considerata come aggravante sia in sede di processo penale che nella valutazione delle misure di prevenzione. Per relazione affettiva si intende qualsiasi rapporto di coppia, quindi non necessariamente la convivenza o il matrimonio. Una nuova aggravante prevista dalla legge è la violenza sessuale su donne incinte. L'arresto in flagranza diventa obbligatorio per i reati di maltrattamento e stalking. Il pm potrà disporre a carico dell'aggressore intercettazioni telefoniche, oltre che l'allontanamento dalla casa familiare e dai luoghi frequentati dalla vittima. Se la persona accusata di stalking elude la prescrizione, sarà obbligato a portare un braccialetto elettronico.

L'irrevocabilità della querela - La denuncia della donna contro il suo aguzzino, a differenza che in passato, diventa irrevocabile in caso di minacce gravi (ad esempio con arma da fuoco), e revocabile per quelle meno gravi solo davanti all'autorità giudiziaria. E' il punto più dibattuto nell'iter parlamentare, tant'è che la soluzione finale è di compromesso. L'intenzione iniziare era evitare in toto la revocabilità, per evitare che la donna potesse chiederla in seguito a minacce o pressioni. Molti, però, hanno obiettato che una norma così rigida poteva rendere la pista della denuncia più difficile  (proprio perché irrevocabile) per una vittima di violenze.

Investimenti nella prevenzione - Il governo stanzia 7 milioni di euro per il 2014 e 10 all'anno per quelli a seguire in investimenti per costruire o potenziare centri antiviolenza o case rifugio. Allo stesso modo si prevedono stanziamenti in opere di sensibilizzazione e di promozione della professionalità degli operatori sociali che lavorano con vittime di violenza e stalking.

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Commenti all'articolo

  • TeoVR

    12 Ottobre 2013 - 15:03

    Tutto molto interessante.... Io pongo un quesito: Nel caso (non raro) di una denuncia strumentale da parte di una donna nei confronti del marito o del padre del figlio, come la mettiamo? Intanto l'uomo viene messo alla berlina e forse in "gattabuia" e poi per la falsa denuncia che aspetti pure le lungaggini della magistratura italiana. Vorrei poi porre l'attenzione sul fatto che una legge siffatta sia un pochino anticostituzionale, una legge non deve essere discriminante (e qui è tutta a favore delle donne). Intendiamoci non sono a favore di quelli che pestano le donne, ma almeno potevano farla meglio sta legge e, se proprio vogliamo, sul codice penale ci sono già degli articoli che contemplano le percosse e l'uccisione di un essere senziente. Basterebbe solo mettere in pratica ciò che è già scritto.

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