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Un pezzo di storia

Nei registri del '600 l'origine della peste descritta dal Manzoni: la scoperta nell'archivio di Stato

6 Aprile 2018

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Nei registri del '600 l'origine della peste descritta dal Manzoni: la scoperta nell'archivio di Stato

La Lombardia del 1600, quella raccontata da Alessandro Manzoni nel romanzo «I Promessi Sposi», con i suoi personaggi che ambientavano le storiche vicende del Ducato di Milano. Gli anni della peste, delle carestie e della dominazione spagnola. Sabato 7 aprile, in prima serata su Rai 3, il programma tv condotto da Alberto Angela Ulisse. Il piacere della scoperta ricostruirà - a partire dai documenti conservati presso l’Archivio di Stato di Milano - le varie fasi che hanno condotto alla strage di intere famiglie, colpite dalla povertà estrema e dal quel morbo letale.

Qui, facendo un viaggio indietro nel tempo, lungo gli oltre 45 chilometri lineari di scaffali, si potrà ripercorrere la Lombardia seicentesca raccontata dal Manzoni, a partire dalla descrizione di personaggi realmente esistiti come la Monaca di Monza, o meglio Marianna de Leyva (chiamata suor Virginia Maria) e l’amante Giovanni Paolo Osio (Egidio nel racconto). Esplorando le carte d’archivio, si potrà anche ricostruire le zone frequentate dai protagonisti, come l’odierna sede del Comune, Palazzo Marino, nonchè luogo di nascita di Marianna. Il monastero di Santa Margherita di Monza, dove la Monaca viveva, usava condurre la sua vita spirituale e dove si registrò lo scandalo che culminò con la nascita di due figli e l’assassinio del nobile, oltre alla condanna inflitta a suor Virginia a essere murata viva, su ordine del cardinal Borromeo.

Durante la puntata inaugurale di stagione di sabato, verranno analizzate anche carte ingiallite e mappe storiche, come il Catasto Teresiano, il nuovo sistema censuario voluto da Carlo VI nel 1718 e avviato da una commissione composta da funzionari di provenienza non milanese, entrato in vigore solo nel 1760 sotto l’imperatrice Maria Teresa d’Austria.

La peste del 1630 è stata ricostruita anche attraverso le ultime scoperte scientifiche. Grazie ad un’equipe costituita da studenti del Politecnico e guidati dal professor Pier Giorgio Righetti. La nuova tecnica si chiama EVA - Etil Vinil Acetato, un polimero che mischiato alle resine, non danneggia i reperti e permette di studiare le tracce biologiche depositate sui secolari documenti.

I fogli analizzati facevano parte dei registri dei morti del Magistrato di Sanità, conservati all’Archivio di Stato, dove venivano annotati i nomi dei defunti e la causa del decesso (la maggior parte riportavano la dicitura «ex peste obiit»). Nelle 11 pagine più sporche, Righetti ha reinvenuto la presenza di 26 proteine riconducibili al batterio Yersinia pestis, la peste bubbonica. Un assaggio degli ultimi studi, che verranno spiegati anche sabato sera sul programma condotto da Alberto Angela.

di Eleonora Ravagli

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