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Giustizia all'italiana

La storia del sindaco in esilio
che non può entrare nel suo paese

La vita da reietto del primo cittadino di Cortina Andrea Franceschi, accusato di abuso d'ufficio. "Rischio altri due anni di confino, senza essere condannato"

La storia del sindaco in esilio
che non può entrare nel suo paese

«Il nostro bambino lo accompagna all’asilo mia moglie. Quando lei non può, lo porto in auto fino a dove la legge me lo permette. Gli do un bacino, e lo carico sull’auto della nonna. Con lei fa l’ultima parte di tragitto. È come se fosse una staffetta! Abbiamo deciso di non cambiare scuola perché rimanesse coi suoi amici». 

Andrea Franceschi, 35 anni, sindaco di Cortina, dallo scorso 24 aprile non può metter piede nel Comune dove è nato e cresciuto, e dove nel 2007 - nelle file di una lista civica - è stato eletto. La Cassazione non ha accolto il ricorso sull’illegittimità del provvedimento a suo carico. E così rischia di dover restare lontano da casa per altri due anni. La magistratura di Belluno lo accusa di turbativa d’asta, violenza privata e abuso d’ufficio, nell’ambito di un’inchiesta secondo cui Franceschi avrebbe pilotato una serie di appalti ed esercitato pressioni sull’allora comandante dei vigili urbani affinché rimuovesse autovelox ed etilometri dalle strade. Due gli sms contestati dai giudici. Nel primo Franceschi avrebbe scritto: «Lo dico per l’ultima volta. Mettere in magazzino etilometro e autovelox e lasciateli là altrimenti prendo provvedimenti». Il contenuto del secondo messaggio sarebbe questo: «Telelaser ad Acquabona (frazione di Cortina, ndr). Cosa non vi è chiaro nelle disposizioni che vi ho scritto?».

Franceschi, per questi due sms lei è pure indagato per minacce a pubblico ufficiale.

"Se scrivere di non tartassare la gente con imboscate e di presidiare meglio il centro città è reato, ne prendo atto. Mi domando, però, che cosa stiamo a farci noi sindaci. A questo punto diamo la fascia tricolore al prefetto o ai segretari comunali e che facciano pure loro! Cosa facciamo noi? Rubiamo l’indennità e scaldiamo la sedia?".

Quei messaggi, però, li avrebbe inviati in campagna elettorale. Meno multe uguale più voti. 

"Sono stato intercettato in quei mesi e tutto può essere visto nell’ottica delle elezioni. Mi spiace di non essere stato intercettato anche negli anni precedenti. Si sarebbe capito subito che il mio rapporto con la Polizia è sempre stato corretto". 

Lei è in esilio pur senza essere stato condannato.

"È questa la cosa incredibile! Dopo cinque mesi ancora non ho potuto difendermi. Però i giudici mi hanno allontanato da Cortina per paura che potessi reiterare i reati contestati. Anche volessi metter mano ad alcuni bandi, però, non potrei farlo, perché sono passati tutti alla Provincia".

Il processo quando sarà?

"La prima udienza è stata fissata il 12 febbraio. Non avendo esperienza, non so quante ne saranno necessarie. Mi dicono che questi tempi sono relativamente brevi per il nostro sistema giudiziario. Ma da persona normale per me questi mesi saranno lunghissimi".

Lei ha amministrato per tanti anni uno dei centri più rinomati d’Italia. Teme di aver pestato qualche piede?

"Sì, e pure a persone molto in alto".

Dunque qualcuno gliel’ha fatta pagare?

"Ho detto molti 'no'. Se neghi il permesso di costruire a società con sede a Montecarlo, in realtà non sai nemmeno a chi ti opponi". 

Lei oggi è confinato nella sua casa di San Vito di Cadore, a pochi km da Cortina.

"In estate sono stato in giro per l’Italia per presentare il mio libro (“Un sindaco in esilio”, ndr). Ora, invece, alla luce della decisione della Cassazione, devo entrare in un’altra ottica. Devo trovarmi un lavoro fuori da Cortina. Prima che il ricorso fosse respinto, pensavo di andare a lavorare nell’albergo di famiglia".

Che cosa vorrebbe fare?

"Ho parecchie idee, ma per ora le tengo per me. Mi piacerebbe comunque svolgere un’attività imprenditoriale".

È vero che la scorsa estate le avevano proposto di fare un po’ di tutto, dal giardiniere al muratore? 

"L’erba l’ho falciata davvero, così come da volontario ho raccolto le mele. Ma si trattava di lavoretti per beneficenza. Ora ho bisogno di lavorare per vivere".

Quanto prendeva da sindaco?

"Milleseicento euro netti al mese. Da aprile, però, il mio stipendio è stato congelato, e tra avvocati e trasloco ho speso un sacco di soldi. C’è bisogno di guadagnare. Sei anni fa, una volta eletto, avevo rinunciato alla mia professione di consulente finanziario per dedicarmi a tempo pieno al mio Comune".

Cosa le manca di più della sua vita?

"La quotidianità. Non posso andare a casa dei miei genitori e non posso andare a trovare gli amici. In compenso detengo il record di primo sindaco nella storia repubblicana allontanato per cinque mesi dal proprio territorio. E ora rischio di dover rimanere in esilio ancora a lungo".

di Alessandro Gonzato

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Commenti all'articolo

  • maledizione

    24 Ottobre 2013 - 22:10

    Ma chiamparino invece potrà restare nel suo lussuoso appartamento di Torino?

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  • Gancherro

    24 Ottobre 2013 - 15:03

    Con una magistratura così interventista e così creativa c'è da aver paura! Una cosa mi turba: dove sono quelle mezze seghe dei sinistronzi in pianta stabile e con il libretto delle mutua? Non hanno niente da dire? Ah già! Non si parla di Berlusconi e questi poveri derelitti non sanno più che dire, che fare. Pagliacci! Vermi da sepolcri imbiancati! Imbecilli a tempo perso!

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  • silvano45

    24 Ottobre 2013 - 13:01

    credo che i magistrati ormai si sono assunti oneri che non lì competono,non applicano la legge ma interpretano le leggi ad uso e consumo proprio, quindi un magistrato che si è svegliato male alla mattina o che è rosso emette la sentenza in base all'umore o alla simpatia , questo è fuori dalla costituzione ed è pericolosissimo per la democrazia ormai è un regime condannato dalla corte europea

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  • FRAGO

    24 Ottobre 2013 - 11:11

    Così non va, ora dall'articolo, troppo sintetico non posso dare giudizi su turbativa d'asta etc, ma certo che è suo potere indicare, quale primo cittadino, dove mettere o togliere i controlli alla circolazione, lui è stato eletto, il capo della polizia n! Quanto all'interdizione di entrare dove regolarmente eletto, la magistratura si assume un gravissimo onere, in Italia il popolo è sovrano non la magistrature! Una volta preso il provvedimento subito, e per subito intendo contemporaneamente, deve iniziare il processo e secondo dll'esito, il popolo elettore prenderà i provvedimenti che ritiene giusti. In questo modo la magistratura si sostituisce al volere popolare. Tipico è il caso di Storace preidente di regione, accusato, costretto alle dimissioni per difendersi, salta un turno di competitizione regionale, per poi dopo anni essere assolto. Quei magistrati che hanno cosi gravemente offeso la volontà popolare, sostituendosi ad essa, devono essere espulsi.

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