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Condannò Silvio

Esposito, l'ultima patacca: scrive pagine di elogi al libro pieno di balle

La toga anti-Cav firma la prefazione al libro di Imposimato sulle "trame oscure dietro al caso Moro". Ma l'inchiesta del collega si basa sul nulla

Esposito, l'ultima patacca: scrive pagine di elogi al libro pieno di balle

Il giudice che ha condannato il Cavaliere, Antonio Esposito, scrive una prefazione piena di elogi al libro complottardo sul caso Moro del collega ex toga Ferdinando Imposimato. Libro che, però, si poggia sulle "rivelazioni" (leggasi fuffa) di un finanziere in pensione indagato per calunnia. E così il presidente della sezione di Cassazione che lo scorso 6 agosto ha letto a reti unificate la sentenza di condanna per Silvio Berlusconi (per poi lasciare il giorno dopo un'intervista autogol sul refrain non poteva non sapere a il Mattino di Napoli, con tanto di conersazione in lingua madre col giornalista partenopeo) svela scarso acume abboccando all'amo lanciato dalla fiamma gialla millantatrice.

Il libro - Imposimato, nel suo libro I 55 giorni che hanno cambiato l'Italia, ricostruisce la fase finale del sequestro di Aldo Moro. Si sostiene la tesi che gli investigatori sapessero in quale covo fosse tenuto in ostaggio il leader Dc, ma una rete internazionale di agenti segreti (Cia, Kgb e Mossad) in combutta con i vertici delle istituzioni italiane e della dirigenza democristiana (Francesco Cossiga, Giulio Andreotti, Carlo Donat Cattin e altri), ne avrebbero impedito la liberazione decretandone l'assassinio. Ecco, Esposito non sente puzza di bruciato in questa teoria cospirazionista. Anzi, sottoscrive tutto: nel libro di Imposimato c'è "la prova definitiva che le scelte del comitato di crisi - sono le sue parole - presieduto da Francesco Cossiga furono il preludio della morte di Moro", oltre che "la prova delle scandalose omissioni da parte degli apparati dello Stato".

Fuffa - Il libro rivelazione si basa su due fonti: l'ex brigadiere classe '56 Giovanni Ladu, e un informatore invisibile, tale Oscar Puddu, che si è sempre rifiutato di incontrare Imposimato, ma con lui si è scambiato 84 mail ricche di scoop. Sia l'autore del libro (ex deputato Ds, candidato al Qurinale per il M5s, toga che molto ha investigato sul terrorismo, cara a certi ambienti per aver sostenuto davanti al tribunale dell'Aja, a titolo d'esempio, che i servizi segreti ameicani sapessero in anticipo dell'11 settembre) che l'estensore della prefazione  Esposito hanno visto nella concordanza delle dichiarazioni delle due gole profonde un punto di forza della teoria complottarda. Le ipotesi di Imposimato, scrive anzi il giudice di Cassazione, "trovano definitiva conferma e certezza attraverso le dirompenti dichiarazioni di due dei numerosi militari impegnati nei servizi di osservazione finalizzati alla successiva irruzione nella prigione di Moro. Le rivelazioni di questi due militari - alza la posta - sono troppo convergenti, coincidenti in tutto e per tutto". Quello che né Imposimato (che ora sostiene di essere stato attraversato dal dubbio) né il giudice napoletano hanno intuito è che la concordanza delle due fonti è dovuta a un motivo molto banale: dietro i due nomi si trova la stessa persona, Ladu. Oscar Puddu, ha acclarato la Procura di Roma, non è che un nom de plume dell'ex brigadiere della Guardia di Finanza. Il quale, ora, si trova indagato dallo stesso Palazzo di Giustizia per calunnia.

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